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Parenti Avvisati

19 aprile
L’ALMANACCO PULP dei Mutzhi Mambo
Ma quanto era bóna JAYNE MANSFIELD? Eh, cari amici dei Mutzhi Mambo, quando si giudica Jayne Mansfield, è difficile rimanere lucidi…Seni prorompenti, bocca che prometteva il paradiso in terra, sguardo che sprizzava lussuria, curve da capogiro e capelli biondo platino, Jayne era un’autentica bombshell, sublime incarnazione della bellezza anni Cinquanta. Sembrava fatta apposta per una cosa, la nostra Jayne, e quella cosa non era certo il bucato… Dalle pagine di Playboy fino alla celebrità, la nostra è stata una vera icona, il prototipo della pin-up prosperosa e provocante, la più esplosiva sex symbol di Hollywood: insieme a Marilyn Monroe e Rita Hayworth formò una specie di triade, una divina trinità di cui la Mansfield non rappresentava certo lo Spirito Santo! Era pure simpatica, e non faceva mistero della sua “specialità”: parlava del sesso con una sincerità (per l’epoca) disarmante ed era famosa per la sua strombazzata vita sentimentale e per le sue “originali” trovate pubblicitarie, tipo quella di mostrare “per sbaglio” un capezzolo ogni volta che si chinava! Vera Jayne Palmer (così all’anagrafe) era nata a Bryn Mawr, in Pennsylvania, il 19 aprile del 1932, da genitori di origine controversa: sul padre si trova scritto che in realtà si chiamava Erberio Palmieri, ed era emigrato giovanissimo dall’Italia negli Stati Uniti, trasformando il nome in quello di Herbert ed il cognome in Palmer. Altrove viene indicato come originario dell’Inghilterra… vabbé, chissenefrega! Di sicuro faceva l’avvocato, e morì di infarto quando Jayne aveva sei (o tre?) anni. Una infanzia e una adolescenza difficili per la ragazza, anche se la madre, che per sopravvivere si era adattata a fare la maestra e la cameriera, fece di tutto per farla studiare. Era abbastanza brava a scuola, (Jayne aveva il Q.I. di un genio, seriamente!) ma il suo sogno era di fare l’attrice. Si diplomò presso la Highland Park High School nel 1950. All'età di 12 anni, prese lezioni di ballo da sala . Mentre era al liceo, Jayne studiò il violino, il pianoforte e la viola. Inoltre aveva imparato lo spagnolo e il tedesco. Sposò Paul James Mansfield il 10 maggio 1950. La loro figlia naque l'8 novembre 1950 (sembra che fosse però il frutto di uno stupro subito in precedenza). Dopo il matrimonio, Mansfield e suo marito si iscrissero alla Southern Methodist University per studiare recitazione. Nel 1951, si trasferirono a Austin, per studiare arte drammatica presso l' Università del Texas. Per arrotondare ci lavorava come modella nuda per le classi d'arte, vendeva libri porta a porta, e faceva la receptionist di una scuola di ballo. Era una vita di stenti, di grandi sacrifici: lei dovette adattarsi a fare la cigarette-girl in un cinematografo, lui la maschera nello stesso locale. E di giorno tornavano entrambi agli studi: lei in accademia, lui all’università. Durò cinque anni, quella vita di studio e lavoro. Mentre frequentava l'Università, la Mansfield ha vinse diversi concorsi di bellezza, tra cui: Miss Photoflash, Miss Magnesium Lamp, e Miss Fire Prevention Week. L’unico titolo che rifiutò fu Miss Roquefort Cheese, , perché " non suonava bene." Accettò una piccola parte in un film di serie B dal titolo “Prehistoric Women” di Gregg C. Tallas nel 1950. Nel 1952, a Dallas, lei e il marito parteciparono a piccole produzioni come “The Slaves of Demon Rum” and “Ten Nights in a Barroom” in teatrini locali. Dopo che il consorte partì per il servizio militare, la Mansfield fece la sua prima apparizione sul palcoscenico in una produzione di “Morte di un commesso viaggiatore” il 22 ottobre 1953, con lo Knox Street Theatre, guidato da Sydney Lumet. Partecipò (nascondendo il suo stato di famiglia) alle selezioni per Miss California e passò le selezioni, prima di ritirarsi. Fra i titoli da lei accumulati, si citano i “prestigiosi”: Gas Station Queen, Miss Analgesin, Cherry Blossom Queen, Miss Direct Mail, Miss Negligee, Nylon Sweater Queen, Miss One for the Road, Hot Dog Ambassador, Miss 100% Pure Maple Syrup, Miss Texas Tomato, Miss Standard Foods, Miss Potato Soup, Miss Lobster e Miss Chihuahua Show! Il successo, prima che in palcoscenico, arriverà per lei con un servizio fotografico apparso su Playboy: la splendida ventunenne Jayne era completamente nuda. La sua carriera cinematografica iniziò con piccole particine in film come il noir “Female Jungle” (1954) e “Pete Kelly's Blues” con Jack Webb. Due anni dopo, nel 1955, si produce in una spiritosa imitazione della diva Marilyn Monroe, allora ventinovenne e già all’apice della gloria, ricca e famosa. E da quel giorno la Mansfield avrà un chiodo fisso per la sua carriera: ricalcare le orme della grande Marilyn, convinta com’era (e diceva) di poter raggiungere anche lei la vetta. Divorziò da Paul Mansfield (che chiese la custodia esclusiva della figlia, in quanto quella sciagurata della madre aveva posato nuda!) nel 1955, a 23 anni, proprio nei giorni in cui iniziava la carriera di attrice. Troppi gli uomini che le ronzavano intorno e, anche se non sempre faceva cornuto il marito, non faceva nulla per nascondere quelle relazioni, vere o presunte. Anzi, faceva di tutto per metterle in evidenza. Era una donna disposta a tutto, anche ad inventarli, gli scandali, pur di guadagnarsi articoli e foto sui giornali! Restarono comunque buoni amici e Paul concesse all’ex moglie di mantenere (in arte) il cognome acquisito col matrimonio. Di ritorno a Hollywood, Jayne Mansfield ebbe il suo primo ruolo importante nella commedia musicale “Gangster cerca moglie” (1956) di Frank Tashlin. Nel 1956 firmò un contratto con la 20th Century Fox. Il suo primo ruolo drammatico fu nel film “The Wayward Bus” (1957), con il quale cercò di scrollarsi di dosso l'immagine di oca bionda su cui la pubblicità puntava e di affermarsi come attrice seria. Il film, che ottenne un discreto successo al botteghino, era un adattamento del romanzo di John Steinbeck. Quindi Jayne riprese il ruolo di Rita Marlowe nella versione cinematografica di “La Bionda Esplosiva” (1957), a fianco di Tony Randall e Joan Blondell e prese parte al noir, tratto da David Goodis, “Lo scassinatore” (1957), per la regia di Paul Wendkos. Un altro ruolo importante fu nel film “Baciala per me” (1957), dove recita assieme a Cary Grant (con cui ebbe un chiacchieratissimo flirt): tuttavia il film non ebbe successo. Questo sarebbe stato l'ultimo ruolo in una grande produzione hollywoodiana, sebbene la sua popolarità rimanesse sempre grande (le venne offerto il ruolo della protagonista in “Una strega in paradiso” con James Stewart, ma dovette rinunciarvi perché era incinta). L’anno successivo era nel western “La bionda e lo sceriffo”, di Raoul Walsh. Dopo il 1958 le offerte di buoni ruoli si fecero rare per Jayne Mansfield, che ripiegò allora su film a basso costo, in cui, a dire il vero, più che il suo talento come attrice veniva messo in mostra il suo fisico. Nel 1959, nel frattempo, si era risposata con Mickey Hargitay, un culturista di origini ungheresi, ex Mister Universo. Apparve in “Londra a mezzanotte” (1960) di Terence Young con Karlheinz Böhm,, nel peplum made in Italy, “Gli amori di Ercole”(1960), di Carlo Ludovico Bragaglia, quindi il produttore e sceneggiatore Tommy Noonan la convinse a diventare la prima star di Hollywood ad apparire nuda in un film in “Promises! Promises!” (1963): il film fu uno scandalo (a Cleveland venne addirittura bandito), ma ebbe un enorme successo commerciale. Dopo l’abbiamo apprezzata in “L'amore primitivo” (1964), di Luigi Scattini, con Franco e Ciccio (si, proprio loro…), nel giallo “La morte vestita di dollari” (1964), di Ray Nazarro e Gustav Gavrin , nel musicale “The Las Vegas Hillbillys” (1966), di Arthur C. Pierce. “Single Room Furnished” (1967), la triste storia di una ragazza che diventa prostituta, girato da Matt Cimber nel 1967, è l’ultima pellicola in cui apparve la nostra Jayne, prima della sua prematura, drammaticissima scomparsa. Ma erano soprattutto le sue chiassose eccentricità a interessare i giornali ed a tirarle addosso le critiche dei moralisti: il bikini di leopardo indossato in una serata per la quale era espressamente richiesto l’abito da sera; le otto ore che trascorse, sempre in bikini ma di seta rossa, in cima ad un traliccio della televisione (sfilandosi il reggiseno per la gioia dei fotografi che l’avevano raggiunta fin lassù), per protesta nei confronti di chi aveva censurato uno dei suoi film per troppe nudità; la tigre dipinta di azzurro con la quale amava passeggiare in Sunset boulevard; lo sgargiante e scollatissimo abito rosso mozzafiato che sfoggiò alla prima del film d’esordio della “bruna incendiaria” Jane Russell, “Il mio corpo ti scalderà”, monopolizzando i flash dei fotografi e provocando la stizzita reazione della protagonista del film. E poi i suoi innumerevoli amanti (tra cui, prima della Monroe, JFK), la villa in cui viveva nel quartiere residenziale di Bel Air, con le stanze tutte dipinte di rosa e la vasca di bagno, anch’essa rosa, a forma di cuore. Sempre più trasparenti i suoi abiti, da sera e da passeggio, fatti spesso soltanto di ricami a maglie larghe che lasciavano vedere tuttoi. A Londra scandalizzò persino le commesse di un grande atelier quando ne acquistò uno, fatto di soli ricami, e lo indossò subito, decisa ad uscire in strada senza nient’altro addosso. Suppliva alla mancanza di proposte di lavoro, al pressoché totale oblio di produttori e registi, con le serate nei night, esibendosi come ballerina, cantante, persino come dicitrice di barzellette, in show sempre più piccanti e abiti sempre più succinti e trasparenti. Una serie fittissima di impegni, che la obbligavano a rapidi e frequenti spostamenti. La sera del 28 giugno aveva dato uno spettacolo in un ristorante-night di Biloxi, nel Mississippi, terminato poco prima della mezzanotte. E l’indomani, a mezzogiorno, doveva essere a New Orleans, in Louisiana, per una ripresa televisiva programmata con una emittente locale per annunciare altri suoi spettacoli in zona. Doveva accontentarsi delle piccole Tv locali, la donna che aveva sognato di diventare una diva come Marilyn: da tempo le grandi reti televisive non si occupavano più di lei. Noleggiò un’auto di rimessa, l’avvocato Brody, per partire subito dopo lo spettacolo, nel cuore della notte. Al volante, c’era un autista di vent’anni, Ronnie Harrison. Sul sedile anteriore, al centro, l’avvocato; sulla destra, Jayne, che aveva in braccio i due inseparabili cagnolini chihuahua, Popeicle e Monaicle; e il sedile posteriore completamente riservato al sonno di Miklos, Zoltan e Maria, i tre ragazzi di 8, 7 e 4 anni, nati dal secondo matrimonio con Hargitay, che seguivano quasi sempre la mamma nelle sue tournée. La partenza era avvenuta mezz’ora dopo la mezzanotte: durata prevista per il viaggio, due ore o poco più. All’una e un quarto, il tragico scontro. Allo sbocco di una curva, l’autista si trovò di fronte un autocarro del servizio per la disinfestazione anti-malarica, che aveva un po’ rallentato per spruzzare i suoi liquidi tossici su uno sciame di zanzare. Uno scontro violentissimo, l’auto ridotta un ammasso di lamiere. Morti all’istante l’autista, l’avvocato, Jayne e i suoi due cagnolini, e cioè tutti quelli che stavano sul sedile anteriore; miracolosamente illesi o quasi, i tre ragazzi che dormivano dietro: solo un braccio rotto per Miklos e qualche contusione per gli altri. La testa di Jayne, con i suoi favolosi lunghissimi capelli biondi, letteralmente falciata, finì ad un paio di metri dalla carcassa dell’auto. “Sembrava una parrucca, una bellissima parrucca bionda, di quelle che le attrici portano con sé in sagome di legno imbottite di velluto per non farle sformare”, raccontò il comandante della polizia stradale di New Orleans. Era purtroppo la testa di Jayne. Tragica, terribile fine per una delle più belle donne di sempre…Non ci sarà mai più nessuna come la Mansfield!

“Gli uomini sono quelle creature che hanno due gambe e otto mani.”
Jayne Mansfield

Jayne Mansfield