14 aprile
L'ALMANACCO PULP dei Mutzhi Mambo 
"See you later", "Ci vediamo": così recita la frase scolpita sulla lapide del grandissimo ROD STEIGER, uno dei nostri attori preferiti in assoluto! E, parlando di Rod Steiger, non si sa se è un augurio o una minaccia...Con la sua faccia da bulldog è riuscito ad essere credibile nei più svariati ruoli, specie come villain della storia: Ponzio Pilato, Napoleone, Mussolini, Al Capone. Nessun personaggio era troppo per lui! Ha lavorato in ogni genere, cari amici dei Mutzhi Mambo, dal noir all'action, dallo spaghetti-western all'horror, dal film di denuncia alla commedia, e sempre ha fatto la sua porca figura. Rod Steiger era un eroe! Rodney Stephen Steiger naque il 14 aprile 1925 a Westhampton nello stato di New York, figlio unico di una coppia di attori, che divorziarono subito dopo la sua nascita. Il padre andò via di casa e in futuro si fece vedere poco dal piccolo Rod, mentre la madre, risposatasi e trasferitasi col nuovo compagno a Newark nel New Jersey, era un'alcolista. Anche il patrigno ci dava sotto con la bottiglia e, in breve, la situazione divenne insostenibile tanto che Rod, ormai quindicenne, decise di andarsene di casa. Una decisione difficile e dolorosa e che, in seguito, comportò non pochi squilibri nel futuro attore. Rod, mentendo sull'età, riuscì a farsi arruolare nella Marina, cosa che gli diede di fatto quella dimensione di vita regolare e comunitaria che gli mancava così profondamente. Le tappe di quelle sue navigazioni all'ombra della bandiera americana, furono le più diverse, anche se nei ricordi dell'attore presero sempre il sopravvento i periodi passati nei mari del Sud. Intanto, però, si consumavano anche i peggiori episodi della Seconda Guerra Mondiale e uno spaesato Rod ci si ritrovò proprio in mezzo. Finita la guerra, Steiger decise di farla finita col la carriera militare e si mise a fare, per sopravvivere, i lavori più umili mentre, a tempo perso, cominciò a recitare. Ci prese subito gusto, il teatro era qualcosa che lo distoglieva dalle miserie della vita quotidiana, che lo proiettava in un altro mondo, e così si iscrisse alla scuola di drammaturgia di New York dove cercò di studiare, sull'onda dell'entusiasmo per tutto ciò che fa "teatro", anche i grandi e immortali capolavori dell'Opera lirica. Da Shakespeare a Verdi, tutto faceva brodo per la sua bulimia di cultura! Il destino di Steiger sembrava essere relegato a quello di ottimo dilettante o, nei suoi sogni più arditi, a quello di caratterista di second'ordine. Invece, con la decisione di andare a studiare all'Actors Studio, le cose cambiarono. I suoi compagni di classe avevano nomi come Marlon Brando, Eva Marie Saint, Karl Malden e Kim Stanley e, in mezzo a quello straordinario humus artistico, Rod crebbe rapidamente in bravura e sapienza attoriale, fino a diventare uno dei più coerenti e promettenti seguaci del "Metodo Stanislavskij", quello che prescrive una totale immedesimazione dell'attore nel ruolo. Da quel momento in poi, è storia nota. Il cinema rappresentò la sua grande occasione, come per ogni attore del Novecento divenuto veramente popolare, un'arte a cui dedicò innumerevoli energie. Un amore ricambiato: in anni di carriera, questo eccezionale e carismatico artista è riuscito a girare decine di film, molti dei quali entrati di diritto nella storia della settima arte. Nel 1951 debuttò sul grande schermo con "Teresa" di Fred Zinneman, ma conobbe il grande successo nel 1954 grazie a "Fronte del porto" di Elia Kazan, in cui interpretò il fratello di Marlon Brando (altro celebre fautore del "Metodo"), ruolo che gli valse la prima nomination all'Oscar come attore non protagonista. L'anno dopo è nel cast del bellico "Corte marziale", diretto da Otto Preminger, e del capolavoro di Robert Aldrich, "Il grande coltello", con Jack Palance e Shelley Winters. Nel 1956 si segnalano il meraviglioso "Il colosso d'argilla", un film di Marc Robson ambientato nello sporco mondo del pugilato, a fianco di Humphrey Bogart , e l'avventuroso "Ritorno dall'eternità" di John Farrow, con Robert Ryan e Anita Ekberg. Nel 1957 è nel noir "Furia infernale", di John Farrow, con la splendida Diana Dors, e nel western "La tortura della freccia", diretto da Samuel Fuller, mentre l'anno successivo è la volta del thriller "Lama alla gola", di Andrew L. Stone. In "Al Capone" (1959), di Richard Wilson, interpeta magnificamente il famoso gangster italo-americano. Steiger interpretò i suoi ruoli più intensi e memorabili lungo gli anni Sessanta: "I sette ladri" (1960), un bel noir diretto da Henry Hathaway, il kolossal bellico "Il giorno più lungo" (1962), con Robert Mitchum e John Wayne; il giallo "La notte delle jene" (1962), di Philip Leacock; il prison movie "Tre passi dalla sedia elettrica" (1962), di Millard Kaufman, con Ben Gazzara e Vincent Price; il drammaticissimo "L'uomo del banco dei pegni" (1964), di Sidney Lumet; il notissimo "Il dottor Zivago" (1965), di David Lean; fino a "La calda notte dell'ispettore Tibbs" (1967), dove la sua interpretazione dell'ottuso sceriffo razzista che se la prende con Sidney Poitier, gli regalò l'unico Oscar della sua carriera. Serial killer in "Non si maltrattano così le signore" (1968), di Jack Smight, individuo tormentato (e tatuato) nel visionario e fantascentifico "L'uomo illustrato" (1969), sempre di Smight, basato su tre racconti brevi contenuti nella collezione "Il gioco dei pianeti" di Ray Bradbury, non aveva nessun problema a calarsi in nessun ruolo, anche fosse il più bizzarro e imprevedibile. Steiger lavorò spesso nel nostro paese, interpretando un fetido palazzinaro senza scrupoli in "Le mani sulla città" (1963) di Francesco Rosi, "Gli indifferenti (1964), diretto da Francesco Maselli, tratto dal romanzo di Moravia, con Tomas Milian, Claudia Cardinale e Shelley Winters, il bellico "La ragazza e il generale" (1967), di Pasquale Festa Campanile, con Virna Lisi. E poi più avanti è l'indimenticabile rivoluzionario messicano Juan Miranda in "Giù la testa" (1971) di Sergio Leone, a fianco di James Coburn; il crime "Lucky Luciano" (1973), di Francesco Rosi, con Gian Maria Volontè; "Gli eroi" (1973), di Duccio Tessari, "Mussolini ultimo atto" (1974) di Carlo Lizzani. Sempre negli anni '70 si segnalano: la sua resa di Napoleone in "Waterloo" (1970), di Sergei Bondarcuk; il drammatico "Gli innocenti dalle mani sporche" (1975), di Claude Chabrol; il tremendo "Gesù di Nazareth" (1977), di Franco Zeffirelli (ma solo per la sua interpretazione di Ponzio Pilato); il biopic "F.I.S.T." (1978) di Norman Jewison, con Sylvester Stallone; il discreto "Amityville Horror" (1979), di Stuart Rosenberg, il crime "Killer" (1979), di Allan A. Buckhantz, con Jack Palance, "Tiro incrociato" (1979), di Stuart Rosenberg. Sposato innumerevoli volte, famoso per l'enorme appetito, Steiger aveva spesso problemi di sovrappeso ma il suo male maggiore, che lo ha segnato per tutta la sua carriera, fu la depressione, aggravata dall'alcolismo e dal consumo di droga. Bene o male riusciva a starci dentro, fin quando fu vittima di un ictus che lo costrinse a letto per ben due anni. C'è la fece comunque a riaversi e a continuare a recitare fino a poco prima della morte. Fra i suoi ultimi ruoli negli anni '80 si ricordano: il western al femminile "Branco selvaggio" (1981), di Lamont Johnson; il censuratissimo (in Italia) "Il leone del deserto" (1981), di Moustapha Akkad, film che narra le famigerate imprese degli italiani in Libia in ottica libica, dove il nostro interpreta nuovamente il Duce; l'horror "La casa degli orrori - American gothic" (1988), di John Hough. Nei '90 invece si segnalano: il crime "Uomini d'onore" (1990), di William Reilly, curioso adattamento del Macbeth di Shakespeare in salsa mafiosa, "Verdetto: colpevole" (1991), di Sam Irvin, "I protagonisti" (1992), di Robert Altman; il corrosivo "Mars Attacks!" (1996), di Tim Burton; il divertente action - horror "Giorni contati - End of Days" (1999), di Peter Hyams, con Arnold Schwarzenegger e Gabriel Byrne. Rod Steiger muore a Los Angeles il 9 luglio del 2002, in seguito a complicazioni polmonari e renali sopraggiunti dopo un intervento per l'asportazione di un tumore alla cistifellea. È sepolto in un colombario del Forest Lawn Memorial Park di Los Angeles, California. "See you later" grande Rod: per noi è un augurio...

"Purtroppo avevi ragione tu, averlo nel culo fa male."
Juan Miranda/Rod Steiger - Giù la Testa

Rod Steiger