27 marzo
L'ALMANACCO PULP dei Mutzhi Mambo 
Buon compleanno a QUENTIN TARANTINO, il Re del Pulp! È inutile girarci intorno, senza di Lui iI Vostro Amanacco non si sarebbe chiamato così! Se "Pulp Fiction" si fosse chiamato "Melt Fiction" o "Trash Fiction", questo Vostro Almanacco si sarebbe chiamato "Almanacco Melt" o "Almanacco Trash"... A livello di influenza, Tarantino da una parte e i Cramps dalll'altra sono le fondamenta, le basi, i pilastri del nostro immaginario. Punto. Chiaramente i film di Russ Mayer, di Sam Peckinpah o di Lucio Fulci ci piacevano anche prima che Lui ci ricordasse quanto sono belli, l'iconografia horror o crime non l'ha certo inventata Lui, e sulla musica non siamo certo in totale sintonia. Splatter, arti marziali, hard boiled, spaghetti-western, tutto era gia nel nostro DNA. Ma è innegabile che Tarantino ha saputo creare una sintesi, una legittimazione, una chiave di lettura di tutto un mondo di serie B, marcio, cattivo, alternativo che tutta la cultura di fine secolo ha sposato: ci ha reso orgogliosi di amare certe schifezze! Visto sempre con un certo sospetto dalla critica, il nostro Quentin è un ibridatore di generi e di forme della cultura di massa, fautore di un cinema "cannibale" che si ciba contemporaneamente di classici d'autore e trash-movie. Solo all'apparenza scanzonato e citazionista (al limite del plagio!), il cinema di Tarantino è capace di dosare con efficacia momenti di riflessione e azione, polvere (da sparo) e sangue, pallottole e lame affilate. Sceneggiatore eccelso ancor prima che regista virtuoso, Tarantino ama puntare spesso sullo scarto narrativo e predilige la sceneggiatura cosiddetta "esplosa", ovvero il rifiuto della struttura narrativa classica in favore dell'utilizzo di sequenze non cronologiche e del ricorso all'espediente delle scatole cinesi (come si vede bene in "Pulp Fiction"). Gangster, pistoleri e soldati sono protagonisti di dialoghi prolissi e ossessivi, finalizzati a far emergere ironia e nonsense, strumenti per dichiarare la sua filosofia. Inquadrature ricorrenti ed elementi iconografici tramandati da film a film (ad esempio la katana, utilizzata da Bruce Willis in "Pulp Fiction" e poi arma prediletta di Uma Thurman in "Kill Bill"), e poi violenza come se piovesse, sono il suo marchio di fabbrica. Quentin Jerome Tarantino nasce a Knoxville, in Tennessee, il 27 marzo del 1963, figlio di Tony Tarantino, un musicista e attore statunitense di origini italiane, e di Connie McHugh, un'infermiera statunitense di origini irlandesi e inglesi, rimasta incinta del futuro cineasta all'età di sedici anni. Quentin non ha mai conosciuto suo padre, dato che lasciò la madre prima che lui nascesse. All'età di due anni, si trasferisce con la madre a Torrance, in California, dove, in quello stesso periodo, Connie conosce e sposa il musicista Curt Zastoupil, con il quale il giovane Quentin instaura un forte legame. Fra l'altro, è proprio con il padre adottivo che Tarantino, a sei anni, va a vedere al cinema l'unico film che lo fa spaventare davvero: "Bambi". Il cerbiatto di Disney lo terrorizza e lo fa piangere per ore e ore! Nel 1971 la famiglia trasloca a El Segundo, nell'area di South Bay di Los Angeles, dove Quentin frequenta la Hawthorne Christian School. Due anni dopo la madre divorzia pure dal patrigno. Sono questi gli anni in cui Tarantino si appassiona agli spaghetti-western, diventando grande fan di Sergio Leone. Nel 1977, a soli quattordici anni, Tarantino scrive la sua prima sceneggiatura. Nel frattempo passa alla Narbonne High School di Harbor City, California, che però abbandona presto per iniziare a lavorare come maschera al "Pussycat", un cinema porno di Torrance. Nel 1981 inizia a prendere lezioni di recitazione entrando a far parte della Theatre Company di James Best. Nel 1983 lavora per qualche tempo per il nuovo patrigno, Jan Bohusch, affittando stand alle fiere. L'anno successivo passa all'impiego, prima saltuario, poi fisso, presso il videonoleggio Manhattan Beach Video Archives, nell'area di Manhattan Beach a Los Angeles, dove stringe una grande amicizia con molti colleghi e soprattutto con Roger Avary, con il quale ha collaborato durante la sua successiva carriera cinematografica. Continua a studiare recitazione presso lo Actors' Shelter di Allen Garfield, a Beverly Hills, ma i suoi interessi si spostano gradualmente dalla recitazione alla scrittura di sceneggiature e alla regia. Nel 1986, mentre ancora lavora ai Video Archives, Tarantino tenta per la prima volta la regia iniziando a girare un film che avrebbe dovuto intitolarsi "My Best Friend's Birthday", su una sceneggiatura scritta dallo stesso Tarantino insieme all'amico e collega Craig Hamann. Tutti i membri del cast e della troupe sono anch'essi dipendenti dei Video Archives, e partecipano al progetto finanziandolo con 6.000 dollari, detratti dai loro stipendi (all'epoca circa 7 dollari all'ora). Le riprese vengono fatte su una pellicola 16 millimetri in bianco e nero, usando come location vecchi bar abbandonati e la casa della madre di Tarantino. La realizzazione del film, rallentata da numerosi contrattempi, si protrae per ben tre anni, e naufraga definitivamente quando parte della pellicola girata viene distrutta per un errore del laboratorio di sviluppo. Il film è oggi visibile su YouTube, nella versione incompiuta di 36 minuti. Però molti dei personaggi e delle situazioni di "My Best Friend's Birthday" vengono ripresi nelle sue sceneggiature successive. Tarantino ottiene per la prima volta un grande successo vendendo per 50.000 dollari la sceneggiatura di "Una vita al massimo", scritta nel 1987 insieme a Roger Avary, dalla quale viene realizzato nel 1993 il divertentissimo film con Patricia Arquette e Christian Slater, per la regia di Tony Scott. Nel 1989 scrive la sceneggiatura dell'allucinatissimo "Assassini nati - Natural Born Killers", venduta per 400.000 dollari e portata sul grande schermo nel 1994 da Oliver Stone, con il quale Tarantino ha una violenta lite per gli eccessivi rimaneggiamenti fatti alla sua versione della storia, specialmente sul finale. A causa di tali divergenze, chiede in seguito di essere rimosso dai titoli di coda del film, apparendo solo come autore del soggetto. Nel 1990 scrive il crime-horror "Dal tramonto all'alba", poi diretto nel 1995 da Robert Rodriguez, nel quale Tarantino ha anche un ruolo da attore protagonista, al fianco di George Clooney e Harvey Keitel. In quegli anni inizia inoltre a lavorare come script doctor, revisionando sceneggiature di diversi film, tra i quali "Le mani della notte", un thriller di Jan Eliasberg con Rutger Hauer, per il quale Tarantino figura anche come produttore. A un party a Hollywood incontra il produttore Lawrence Bender, che lo incoraggia nel continuare a scrivere sceneggiature. Il risultato di quell'incontro è quel popò di capolavoro de "Le iene". La sceneggiatura scritta da Tarantino e Avary piace al regista Monte Hellman, che li aiuta a trovare finanziamenti dalla Live Entertainment e ad assicurare al nostro Quentin la regia del film. La pellicola viene girata in sole cinque settimane nell'estate del 1991: il risultato è un esordio col botto, un film a metà strada tra l'heist movie e i quelli di gangster orientali. Ma se il sangue e le pistole non tardano ad entrare in scena, la rapina è la grande assente del film. Non viene praticamente mai mostrata, solo raccontata dai protagonisti, fuggiti all'interno di un deposito abbandonato. Tarantino guarda al Kubrick di "Rapina a Mano Armata e sfiora i limiti del plagio "omaggiando" "A Better Tomorrow" di John Woo. "Le Iene" procede, anche grazie ad un cast stellare in cui eccellono Harvey Keitel, Tim Roth, Steve Buscemi e Michael Madsen (e un cameo del nostro), attraverso flashback, dialoghi irresistibili, humour caustico e una violenza impressionante che colpisce allo stomaco. Il successo del debutto porta Tarantino alle attenzioni dei produttori di Hollywood: gli vengono offerti sicuri blockbuster come "Speed" e "Men in Black". Tarantino, invece, preferisce ritirarsi ad Amsterdam per lavorare alla sceneggiatura di un nuovo film. ll successo di "Pulp Fiction" è ancora più eclatante del debutto: il film si aggiudica la Palma d'oro al Festival di Cannes 1994 e alla cerimonia dei Premi Oscar 1995 vince la statuetta per la miglior sceneggiatura originale, anche questa volta scritta insieme a Roger Avary. "Pulp Fiction" riceve anche la candidatura a miglior film. È una rivoluzione per il cinema indipendente. La trama è un intreccio di storie diverse e apparentemente scollegate, rimescolate dall'autore con numerosi salti temporali. Per contenuti, è simile nella brutalità al precedente. Nel cast, ricchissimo di talenti, c'è anche un imbolsito John Travolta, che rilancia la sua carriera grazie all'interpretazione del gangster Vincent Vega. Fra gli altri attori che partecipano alla pellicola ci sono Uma Thurman, Samuel L. Jackson, Tim Roth, Ving Rhames, Rosanna Arquette, Bruce Willis, Christopher Walken e Harvey Keitel, oltre a un cameo di Steve Buscemi e di Tarantino stesso. A completare l’opera un valzer di personaggi cult che basterebbero a riempire tre film, una valigetta di cui non sapremo mai il contenuto accecante e il biblico discorso "Ezechiele 25-17". Tarantino si impadronisce di schemi e strutture dei film di gangster orientali, ricicla motivi e figure già viste altrove e stravolge così il cinema: l'impossibilità di identificazione da parte dello spettatore con i protagonisti, l'estetica da cartoon della pellicola e una certa anarchia narrativa rendono "Pulp Fiction" il capolavoro di Tarantino. Un film estetizzante, amorale e violento. Ma divertentissimo. Nel 1994 dirige un episodio della celebre serie televisiva "E.R. - Medici in prima linea", intitolato "Maternità", e produce "Killing Zoe", un violentissimo heist movie, scritto e diretto da Roger Avary, girato in soli cinque giorni. Nel 1995 interpreta un film come attore protagonista, "Mister Destiny", e recita in una piccola parte in Desperado di Robert Rodriguez, grande amico e compagno di studi al Sundance Film Institute. Nello stesso anno scelse tre registi tra i suoi ex-compagni di corso al Sundance Film Institute: oltre a Rodriguez, Allison Anders e Alexandre Rockwell, per girare "Four Rooms", un film diviso in quattro episodi, ognuno scritto e diretto da un regista diverso, ma tutti legati tra loro, come omaggio alla Nouvelle Vague francese. "L'uomo di Hollywood", l'episodio finale della pellicola, diretto da Tarantino, è ispirato ad una puntata della serie televisiva "Alfred Hitchcock Presents", in onda nel 1960, intitolato "L'uomo del Sud". Nonostante l'ambizione del progetto, "Four Rooms" non ottenne il successo sperato, anche per la differente qualità degli episodi: irresistibili quelli di Tarantino e Rodríguez, loffi gli altri due. Nel 1997 dirige "Jackie Brown", il suo primo film basato su una trama non originale, adattata dal romanzo "Punch al rum" di Elmore Leonard, uno degli scrittori preferiti del regista. Non presentando eccessi come le pellicole precedenti, spiazza un po' tutti alla sua uscita. Si tratta di un omaggio al genere cinematografico della blaxploitation, con una delle più famose interpreti del genere, Pam Grier, nel ruolo della protagonista. Nonostante una sceneggiatura di ferro e un cast stellare, da Robert De Niro a Michael Keaton, passando per Samuel L. Jackson, Bridget Fonda e Robert Forster, alla sua uscita è un insuccesso, considerato come un passo falso del regista di Knoxville. In seguito viene rivalutato, prendendo atto che il terzo lungometraggio del regista statunitense, seppur lontano dai suoi canoni estetici tipici (o forse proprio per questo), è un film bellissimo, ricco di stile, girato con una regia più classica e ricercata. Oggi, a ragione, è considerato da molti come uno dei suoi migliori film. Dopo il flop di "Jackie Brown", Tarantino si prende una pausa come regista, durata sei anni. Nel frattempo, debutta a Broadway nel 1998, nella commedia "Wait Until Dark", e nel 2000 recita in un piccolo ruolo nel film "Little Nicky - Un diavolo a Manhattan", di Steven Brill. Nel 2002 appare come attore in quattro episodi della serie televisiva "Alias". Il film "Kill Bill", la cui sceneggiatura è il regalo di compleanno di Tarantino per i 30 anni di Uma Thurman, inizia le riprese nel 2002, (avrebbe dovuto iniziare un anno prima, ma la gravidanza della Thurman fa slittare il piano di lavoro), e in corso di lavorazione sfora sia nel budget, che in lunghezza. La Miramax Films chiede a Tarantino di accorciare il film, ma il regista si oppone e decide di dividerlo in due parti, rispetto alla versione originale lunga 3 ore (e chi l'ha vista afferma che risulta addirittura superiore a quella estesa e divisa). L'opera è stilisticamente abbagliante e si ciba delle fonti più disparate: dai film di kung fu di Hong Kong alle serie televisive, dai revenge movies ai chambara movies, agli spaghetti-western, tanto che può essere considerato quasi un espediente per omaggiare tutti i miti e ispiratori del regista americano. Uno dei soggetti classici del cinema - il tema della vendetta - viene stravolto da Tarantino, abile nel confondere e stordire lo spettatore attraverso continui flashback, riuscendo perfino nell'impossibile impresa di nobilitare un genere, quello dei film di arti marziali, considerato da sempre minore. Per "Kill Bill", Rodriguez accetta di comporre alcune musiche per il simbolico compenso di 1 dollaro. Per la stessa cifra, Tarantino restituì il favore girando una scena di Sin City, film diretto da Rodriguez e Frank Miller, tratto dalla serie a fumetti di quest'ultimo. Tarantino, che figurò come special guest director, diresse la sequenza in macchina con Jackie Boy, interpretato da Benicio del Toro, dell'episodio "Un'abbuffata di morte". Nel 2005 Tarantino dirige "Sepolto Vivo", l'episodio finale della quinta stagione della serie televisiva "CSI - Scena del crimine", di cui il regista si è sempre dichiarato fan. A metà delle riprese gli autori si rendono conto di avere troppo materiale da inserire in un solo episodio, quindi per evitare di tagliare delle scene decidono di montare due episodi da 45 minuti l'uno. Tarantino, spronato dall'amico Rodriguez, decide quindi di dare vita a un film horror in due episodi che riprenda i fasti, l'estetica e le trame deliranti dei film explotation che tanto aveva amato durante l'adolescenza. Il risultato è "Grindhouse", diviso in due episodi: "A prova di morte", scritto e diretto da Tarantino; e "Planet Terror", diretto da Rodriguez. L'intenzione dei registi è quella di ricreare l'atmosfera delle grindhouse, i piccoli cinema a basso costo degli Stati Uniti degli anni settanta, dove spesso venivano proiettate due pellicole di genere, il più delle volte di infima qualità. Il segmento di Tarantino è uno slasher che racconta le imprese di Stuntman Mike (interpretato da un magnifico Kurt Russell), un serial killer misogino che elimina le sue vittime prescelte a bordo di un'auto truccata e potentissima. Considerato da tutti (Tarantino stesso) il suo film più debole, se si escludono alcuni dialoghi francamente troppo prolissi, si fa guardare, eccome! Nel 2007, Tarantino viene coinvolto come attore nel delirante "Sukiyaki Western Django", di Takashi Miike, una pellicola che unisce gli elementi del chambara movie e quelli dello spaghetti-western. Concluso "Grindhouse", Tarantino torna a dedicarsi a un progetto di lunga data, il film "Inglourious Basterds" (tradotto in italiano con "Bastardi senza gloria"), ispirato a "Quel maledetto treno blindato" di Enzo G. Castellari, uscito negli Stati Uniti con il titolo "The Inglorious Bastards". Nel cast del film, uscito nel 2009, sono annoverati Brad Pitt, Mélanie Laurent, Eli Roth, Diane Kruger e l'allora sconosciuto Christoph Waltz (che si becca l'Oscar come attore non protagonista). Nel film sono presenti anche un cameo di Enzo G. Castellari ed un cameo dello stesso Tarantino. La pellicola altro non è che un pittoresco gioco al massacro in cui tutti vogliono eliminare tutti::si salvi chi può da questa lotteria della morte, fatta di cadaveri che si accumulano nel corso del film, di continui rimandi al western all’italiana (ma anche a Lubitsch e Chaplin, vedi la scena di Hitler infuriato) e di una sensazionale licenza d’autore che travalica i confini dell’ucronia (la Storia fatta con i se). Nel giocare ai soldatini, Tarantino si diverte a far morire Hitler nel “suo” cinema. Il resto lo fanno un cast azzeccato e un’altissima regia in grado di mediare attraverso scene cult e dialoghi brillanti un tema scottante come quello della persecuzione ebrea. Il progetto seguente di Quentin Tarantino è "Django Unchained", un western ispirato a "Django", il famoso film degli anni sessanta, con protagonista Franco Nero (presente qui in un divertente cameo). Tarantino, per una volta tanto, riempie il suo cinema più di significati che di segni, contestualizzando l'odio razziale - tematica sempre di estrema attualità - agli anni antecedenti la Guerra Civile americana. Storia di formazione (di un bounty killer) e di amicizia virile, ma anche manifesto contro ogni forma di discriminazione. Il film con Jamie Foxx e Christoph Waltz resuscita un genere caduto in disgrazia qual è il western, ritraendo un'America bigotta e ottusa, popolata da esseri viscidi e arroganti come il Calvin Candie di Leonardo DiCaprio. Meno revival spaghetti western di quello che si pensi, "Django Unchained" rende omaggio ai maestri Leone e Ford. Nel giugno 2015 viene annunciato dalla Weinstein Company che la proiezione di "The Hateful Eight" è prevista nei cinema statunitensi in distribuzione limitata ed esclusivamente nel formato 70 millimetri il 25 dicembre 2015, per poi essere estesa in versione digitale a tutto il territorio a partire dall'8 gennaio 2016. Riesce persino a convincere il maestro Ennio Morricone a comporre la colonna sonora (che si beccherà l'Oscar). Tempi dilatati, cadenze solenni, l’utilizzo di campi lunghi e lunghissimi nelle scene in esterni e l'ossessione per i primissimi piani negli interni, i dialoghi serrati e prolissi nei quali la tensione cresce fino a raggiungere un climax insostenibile, preludio all'imminente e inevitabile bagno di sangue. Tarantino, pur mantenendo un imprinting western con venature da giallo, utilizza il selvaggio West come mero pretesto per comporre un indovinello di 3 ore sulla falsariga dei gialli alla Agatha Christie, contaminando la pellicola con le atmosfere horror de "La cosa" di John Carpenter. L'azione è pressoché azzerata in favore della contemplazione, di pause mai banali: questo perché "The Hateful Eight" è innanzitutto un western di dialoghi ossessivi (pure troppo), un'opera dall'evidente impianto teatrale scritta magistralmente dal regista, in cui il gusto per la citazione e per lo splatter ricorre come una costante del suo cinema. Tarantino si conferma ancora una volta il regista più influente della sua generazione. Volenti o nolenti, esiste un "prima" e un "dopo" Quentin Tarantino: non sono molti a poter vantare un simile risultato. Tanti auguri Maestro! 

"Prova solo a fare una mossa falsa e ti ritrovi il cervello sulle mie tende."
Jackie/Pam Grier - Jackie Brown

Quentin Tarantino