5 marzo
L'ALMANACCO PULP dei Mutzhi Mambo 
Una chicca per veri appassionati oggi, col poderoso FRED WILLIAMSON, "The Hammer", uno degli attori più Pulp di tutti! Se non era per il benemerito Rodríguez che lo ha ripescato per una particina nello stranoto "Dal Tramonto all'Alba", ben pochi oggi si ricorderebbero di lui. Eppure, cari amici dei Mutzhi Mambo, è stato uno dei pilastri della blaxsplotation e ha partecipato ad alcuni degli orrori (nel senso di brutti) più trash in assoluto, cosa che di per sé gli ha guadagnato un posto di riguardo nell'Empireo degli eroi del Pulp! Ex giocatore professionista di football americano, cintura nera di karate e taekwondo, ha oltretutto il vero "physique du rôle" per fare le parti da duraccio, specie da quando sfoggia i suoi bei baffoni da pappone! Fred Williamson è nato a Gary, in Indiana, il 5 marzo del 1938. Dopo aver giocato a football al college alla fine del 1950, viene ingaggiato dai Pittsburgh Steelers. Quando passa alla difesa, il suo aggressivo modo di giocare gli guadagna il soprannome di "The Hammer", il "Martello". Cambia varie squadre e durante il suo periodo da professionista, Williamson alimenta il suo soprannome "The Hammer", perché era solito usare il suo avambraccio a mo' di martello per sferrare colpi di karate sul capo dei giocatori avversari. Ma un giorno il suo nomignolo si è rivelato una beffa: durante una partita gli rompono davvero il famoso braccio, mettendo in crisi la sua carriera sportiva. Fred termina il suo impegno da professionista dopo otto stagioni nel 1967 e si ritira definitivamente l'anno dopo. Passato alla carriera di attore, diventa noto per il suo sodalizio con un'altra leggenda del football diventato anch'esso una star del cinema race, il famoso running back Jim Brown, con cui recita in film come "Three the Hard Way" (1974), di Gordon Parks, Jr., "La parola di un fuorilegge... è legge!" (1975), di Antonio Margheriti, con Lee Van Cleef e Catherine Spaak, "One Down, Two to Go" (1982), diretto dallo stesso Williamson e canto del cigno del genere blaxplotation, "Original Gangstas" (1996), rimpatriata delle star nere anni '70 e "On the Edge" (2002). Con Brown ha anche recitato per la televisione in vari ruoli. Nell'ottobre del 1973, Williamson ha posato nudo per la rivista Playgirl. Fra i suoi primi impegni televisivi c'è un ruolo in una puntata di Star Trek del 1969. I primi film in cui Williamson ha partecipato sono "M.A.S.H." (1970), la satira antimilitarista di Robert Altman, in cui il nostro Fred dirige le scene di football, e "Dimmi che mi ami, Junie Moon" (1970) di Otto Preminger. Poi inizia il delirio blaxpotation: "Hammer" (1972), di Bruce Clark, "Libero di crepare" (1972), di Martin Goldman e il suo seguito "The Soul of Nigger Charley" (1972), di Larry Spangler. Nel 1973 interpreta il ruolo di un mafioso afro-americano nel leggendario "Black Caesar - Il Padrino Nero", il remake "nigger" del classico hard-boiled "Piccolo Cesare", per la regia di Larry Cohen e la colonna sonora superfunk di James Brown, e nel suo sequel, "Tommy Gibbs criminale per giustizia", sempre di Cohen. Nello stesso anno è il protagonista del cult "That Man Bolt", di David Lowell Rich e Henry Levin, un miscuglio di Bond e i film di arti marziali in salsa black. L'anno seguente interpreta "Black Eye", del maestro Jack Arnold, l'ottimo "Crazy Joe", biopic sul gangster Joe Gallo, diretto da Carlo Lizzani, con Peter Boyle e Eli Wallach, e il teso "Uomini duri", di Duccio Tessari, con Lino Ventura e Isaac Hayes. Nel 1975 è il protagonista di "Bucktown", di Arthur Marks, con la meravigliosa Pam Grier, del western "Boss Nigger", di Jack Arnold, scritto dal nostro Fred in persona. Con "Il cobra nero" (1976), in cui interpreta un vessato ma vendicativo reduce del Vietnam (curioso precursore coloured di "Rambo"), Williamson debutta pure alla regia. Nello stesso anno scrive e interpreta il western "Joshua", diretto da Larry G. Spangler. A metà degli anni 1970, Williamson si trasferisce a Roma, e fonda la sua società "Po 'Boy Productions", che ha iniziato a produrre film d'azione tra cui "Adios Amigo" (1976), un western con Richard Pryor, il noir "No Way Back" e gli action "Death Journey" (1976) e "Mr. Mean" (1977), nei quali recita e cura la regia. Nel '78 interpreta "Blind Rage", un film di arti marziali e soprattutto "Quel maledetto treno blindato", film ambientato durante la Seconda Guerra Mondiale e diretto da Enzo G. Castellari, il cui titolo inglese ("Inglorious Bastards") è stato ripreso da Tarantino per il suo omonimo capolavoro. Negli anni '80, complice la crisi della blaxpotation, il nostro Fred diventa attore di secondo piano e i suoi film finiscono per la maggior parte nel mercato direct-to-video. "Fist of Fear, Touch of Death" (1980) è un film di arti marziali di Matthew Mallinson, una produzione in cui doveva essere coinvolto pure Bruce Lee, prima che morisse. L'anno successivo è nel cast di "Cappotto di legno", un gangster movie dalla travagliatissima produzione di Gianni Manera mentre nel 1982 interpreta i trashissimi post-atomici "I Nuovi Barbari", e "1990: I guerrieri del Bronx", di Castellari, sulla falsariga di "Mad Max". Rimane nel filone distopico - avventuroso con il bizzarro "I guerrieri dell'anno 2072" (1983), di Lucio Fulci, una via di mezzo fra il peplum e la fantascenza, e "I predatori dell'anno Omega" (1984), di David Worth. Interpreta anche dei thriller come "Vigilante" (1983), di William Lustig, "Impatto mortale" (1984), di Fabrizio De Angelis, "White Fire" (1985), di Jean-Marie Pallardy e i quattro film della serie "Black Cobra" (1987-1989-1990-1992), la versione nera di "Cobra" di Stallone, il peggio del peggio della blaxpotation girata in Italia dai "reduci" del poliziottesco Stelvio Massi, Umberto Lenzi, e Edoardo Margheriti. Nel 1996 interpreta il suo celebre cameo nel già citato "Dal Tramonto all'Alba" di Robert Rodriguez dopodiché è tornato stabilmente a dignitose (?) produzioni action o horror di serie B. Questa sì che si chiama coerenza... Onore al nostro Fred Williamson!

"Ero in Vietnam, nel '72. Ero rimasto intrappolato in un accampamento nemico, tutti quelli della mia squadra erano morti. I vietcong pensavano di aver ucciso tutti e invece io ero vivo. Ma loro non lo sapevano, in fondo potevo essere morto. Una granata era esplosa a meno di un metro da me, ecco perché sono così bellino! Ammassarono tutti i corpi sopra di me, non mi restava altro che stare al gioco. Rimasi immobile. Sentivo il nemici scherzare, ridere di noi. Ora, dopo ora, finalmente uscì da quella montagna di carne. Era notte e li colsi di sorpresa, dormivano tutti. Ne uccisi uno! E un altro! E un altro ancora! Quattro! Cinque! Sei! Quando tornai finalmente in me mi resi conto che avevo sterminato tutti i vietcong da solo. C'erano... brandelli... di carne e sangue attaccati al mio fucile, ancora oggi... non riesco a dimenticare."
Frost/Fred Williamson - Dal Tramonto all'Alba

Fred Williamson