4 marzo 
L'ALMANACCO PULP dei Mutzhi Mambo 
Lo scrittore più cattivo di tutti! Il migliore! Chiaramente, cari amici dei Mutzhi Mambo, stiamo parlando dello spietato JAMES ELLROY, il più importante autore di noir vivente. Nessuno scrive come Ellroy, nessuno come lui è riuscito a scandagliare la malvagità umana e le bassezze della Storia riuscendo al contempo ad essere così avvincente e appassionante. Nessuno ha uno stile così secco e efficace, nessuno è così crudele, nessuno riesce a architettare trame tanto complesse e intelligenti, nessuno ha avuto il coraggio di mettere a nudo il mondo in modo tanto schietto! James Ellroy è un genio! La sua tetralogia di Los Angeles dovrebbe essere imposta nelle scuole come materia obbligatoria! Chi non legge o non ama Ellroy non è degno di seguire questo Vostro Almanacco! Lee Earle Ellroy (così all'anagrafe) è nato a Los Angeles, il 4 marzo del 1948. Nel 1958 sua madre, Geneva, fu uccisa a El Monte, dove lei e Lee Earle si erano trasferiti tre anni prima dopo il divorzio dal padre. Il delitto irrisolto e il regalo di compleanno di suo padre pochi mesi dopo, il libro "The Badge" di Jack Webb, che parla del LA Police Department , sono stati due punti cruciali della sua vita. Un altro evento che lo ha segnato è il famoso caso della "Dalia Nera", un caso di efferato omicidio di una giovane attricetta rimasto irrisolto, avvenuto a poca distanza da dove il giovane Ellroy abitava, diventato per lui una vera ossessione. Dopo aver abbandonato la scuola senza prendere il diploma, nel 1965, a diciassette anni, perde anche il padre. Ellroy finge un esaurimento nervoso e ne approfitta per lasciare l'esercito, dove si era arruolato volontario. È l'inizio di un periodo di sregolatezza, durante il quale il futuro scrittore si dedica a piccoli furti, alcol e droga, soprattutto anfetamine. Durante la sommossa di Watts, con alcuni amici tenta di entrare nella zona della rivolta, senza però riuscirci. Fa una vita da vagabondo, dormendo nei parchi pubblici di L.A., spiando come un guardone le donne negli appartamenti (arrivando a rubare ogni tanto della biancheria intima) e leggendo romanzi gialli. Viene addirittura arrestato alcune volte, finendo nella prigione della contea. A causa delle sue abitudini sregolate, va per due volte vicino alla morte per polmonite. Riesce ad uscire dal tunnel dell'Alcool nel 1975, grazie a un gruppo di sostegno, si avvicina alla fede cattolica e inizia a lavorare come Caddy nei circoli di golf di Los Angeles. Comincia in questo periodo ad elaborare il suo primo romanzo, "Prega detective", un buon noir ancora "tradizionale" che uscirà nel 1981. I suoi titoli iniziali sono generalmente accolti con favore dalla critica e gli assicurano uno status di autore di culto fra gli appassionati. Nel 1984 esce "Le strade dell'innocenza", il primo romanzo poliziesco della trilogia composta, oltre che da questo, anche da "Perché la notte" (1984) e "La collina dei suicidi" (1985). In tutti e tre i romanzi il protagonista è il tormentato ma durissimo Lloyd Hopkins, agente del Dipartimento di Polizia di Los Angeles. Pur essendo ancora "acerbo", già si vedono le premesse del suo stile e un'evoluzione evidente fino all'ultimo capitolo della trilogia, un vero capolavoro. Da "Le strade dell'innocenza", nel 1988 è stato tratto un buon film, "Indagine ad alto rischio" diretto da James B. Harris, con il grande James Woods nella parte di Lloyd Hopkins. Segue il bellissimo, crudele "L'angelo del silenzio" (1986), il cui protagonista (che è anche io narrante del racconto) è un serial killer che confessa una serie di omicidi perpetrati in giro per gli States con un grande SUV, chiamato Deathmobile, ai danni di autostoppisti e cittadini. Ma è solo con la "tetralogia di Los Angeles" che Ellroy diventa una vera e propria leggenda della crime fiction e, oltre a trovare il successo economico, riesce a lavorare a fondo sul suo stile. Apparsa a cavallo fra gli anni Ottanta e gli anni Novanta, è composta da "Dalia Nera" (1987), "Il grande nulla" (1988), "L.A. Confidential" (1990) e "White Jazz" (1992) e porta Ellroy a uno stile postmoderno sospeso fra invenzione e fatti realmente accaduti, fra storia americana e finzione. Uno dei più grandi capolavori della letteratura tout court, non si può non leggerla e rileggerla in fila, assaporando l'abilità di Ellroy di costruire trame pazzesche, violente, imprevedibili, rinnovando di volta in volta lo stile narrativo, la sua capacità di immergere il lettore in un mondo oscuro, marcio, cattivo, senza lieto fine e senza eroi. La tetralogia di LA sta al noir come 'Il Signore degli Anelli" sta al fantasy o come "Alla ricerca del tempo perduto" sta all'introspezione! Nel 1997 "L.A. Confidential" viene trasposto in un omonimo, splendido film diretto da Curtis Hanson, che riceverà numerosi premi tra cui l'Oscar alla miglior attrice non protagonista (Kim Basinger) e l'Oscar alla migliore sceneggiatura non originale (Hanson e Brian Helgeland). Diverso il discorso per la riduzione cinematografica de "La Dalia Nera" (2006), ad opera dell'immenso Brian De Palma: in questo caso le qualità autororiali del regista hanno un po' intralciato la messinscena del capolavoro di Ellroy. C'è a chi è piaciuto, a noi no.... La quadrilogia porta Ellroy alla stesura dell'incredibile "American Tabloid" (1995) che, con "Sei pezzi da mille" (2001) e "Il sangue è randagio" (2006), forma una nuova trilogia, la cosiddetta "Underworld USA Trilogy", che è l’esempio più alto di questa sua trasformazione di stile e contenuti e che mette in scena gli USA degli anni Sessanta, dal micro degli avvenimenti particolari al macro degli schemi e lotte di potere fra vari gruppi sociali, politici ed economici. Kennedy, Hughes, Castro, Hoover, son trattati alla stregua dei "suoi" personaggi hard boiled, creando un unico amalgama coerente. In tutta sincerità si può affermare che dal primo, eccezionale capitolo, il nostro James ha maturato un certo manierismo di fondo e gli altri due romanzi (pur essendo favolosi), non reggono il confronto e il giochino, alla fine, mostra un po' la corda. Ma sono sfumature: nessuno, ripetiamo nessuno, è in grado di scrivere come il nostro James! Nel 1996, ci offre l'ennesimo capolavoro, "I miei luoghi oscuri", la cronaca della sua ricerca dell'omicida della madre che diventa un viaggio iniziatico per affrancarsi dal lutto. In bilico fra nudo resoconto investigativo e rivelazione autobiografica, questo libro è probabilmente la vetta più alta a cui è arrivato il nostro, il suo contributo definitivo alla storia della letteratura. Ormai pienamente conscio dei suoi mezzi (ma siamo di fronte a un autore che è sempre stato molto sicuro di sé, sbruffone che rasenta quasi il ridicolo in alcune occasioni), nel 2014 James Ellroy avvia un nuovo progetto, sulla carta ancora più ambizioso e importante della "Underworld USA Trilogy". "Perfidia" è infatti il primo volume di una nuova tetralogia di Los Angeles che si svilupperà lungo gli anni Quaranta e nella quale, nuovamente, personaggi realmente esistiti si mischiano a protagonisti inventati. In questo nuovo progetto, approfondendo ancora di più l’interesse per la metanarrazione e il postmoderno, tornano, ovviamente più giovani, molte figure appartenenti a vari suoi romanzi, finendo con il collegare in modo tanto complesso quanto intrigante buona parte del corpus narrativo ellroyiano. Onestamente questo primo capitolo non ci ha fatto impazzire ma confidiamo sul talento del nostro James e sulla sua capacità di sorprenderci ogni volta. Tanti auguri Maestro!

"Ho vendicato mia madre facendo di lei un mito di carta, anche se ciò ha significato mettermi a nudo. E ho sfruttato il dolore di quella morte – lo ammetto – perché si parlasse di me."
James Ellroy

James Ellroy