3 marzo
L'ALMANACCO PULP dei Mutzhi Mambo 
A volte, a rovistare nella "monnezza" si trovano diamanti, gemme preziose e indistruttibili. Come il nostro trucidissimo TOMAS MILIAN, ad esempio, il simbolo del cinema italiano di genere anni '70! Prima di diventare famoso come commissario Giraldi, il nostro era già leggenda per essere stato il protagonista di alcune delle pellicole piu estreme della nostra filmografia. Tosto come un sigaro Avana, anzi come una Nazionale senza filtro, Milian ha offerto la sua faccia da simpatica carogna per il meglio (o il peggio, dipende dai gusti) dello spaghetti-western e del poliziottesco. Ma non basta, cari amici dei Mutzhi Mambo, con la serie delle parodie western demenziali prima e con quella di "monnezza" poi, ha praticamente scimmiottato di sé stesso, nonché i generi che lo avevano visto in prima linea, mettendo di fatto la pietra tombale su questa gloriosa stagione del cinema dello Stivale, la più succosa e violenta, l'ultima veramente degna di nota. Tomás Quintín Rodríguez Milián naque a L'Avana, il 3 marzo del 1933. Figlio di un generale del regime di Gerardo Machado, che venne poi arrestato in seguito al colpo di Stato di Fulgencio Batista, nel dicembre del 1945, appena dodicenne assistette al suicidio del padre. Nel '57, lasciò Cuba per gli Stati Uniti, dove ottenne la cittadinanza. Qui dapprima si iscrisse all'Università dell'Accademia Teatrale di Miami e poi si trasferì a New York. Da qui i primi lavori teatrali a Broadway e, nel 1957, la sua partecipazione a una serie televisiva statunitense, "Una donna poliziotto". Alla fine degli anni cinquanta trovo l'America in Italia: arrivato nel nostro paese con soli cinque dollari in tasca, partecipò nel 1959 al Festival di Spoleto: recitò una pantomima di Jean Cocteau e venne individuato e scelto dal regista Mauro Bolognini per il personaggio di un film che aveva intenzione di girare, "La notte brava". Milian firmò un contratto che lo legò alla Vides di Cristaldi e tra il 1960 e il 1966 recitò in ruoli impegnati lavorando con registi del calibro di Alberto Lattuada, Valerio Zurlini, Luchino Visconti e Pier Paolo Pasolini, oltre allo stesso Bolognini. A questo periodo della sua carriera appartengono i ruoli interpretati in molti film assieme con Claudia Cardinale, in opere quali "I delfini" e "Il bell'Antonio" (1960), "Gli indifferenti" (1964), e "Ruba al prossimo tuo" (1968), di Francesco Maselli. Contrariato dal doppiaggio, insoddisfatto dei ruoli e dei guadagni, non rinnovò il contratto e tentò la strada del cinema popolare. Nel 1967, dopo il buon successo di "The Bounty Killer", una coproduzione ispano-italiana per la regia di Eugenio Martín, fu protagonista del tremendo "Se sei vivo spara", uno dei più sadici e violenti western italiani, diretto da Giulio Questi, di "Faccia a faccia", al fianco di Gian Maria Volontè, e di "La resa dei conti", col gigantesco Lee Van Cleef (in cui per la prima volta interpreta Manuel "Cuchillo" Sanchez) diretti entrambi dal grande Sergio Sollima. Quindi continuò con questo genere, diventandone uno degli attori simbolo. "Sentenza di morte" (1968), di Mario Lanfranchi; "La lunga notte di Tombstone" (1968), di Jaime Jesus Balcazar; l'indimenticabile "Corri uomo corri" (1968), in cui ritorna il personaggio di "Cuchillo" sempre per la regia di Sergio Sollima; il politicizzatissimo "Tepepa" (1968), di Giulio Petroni; il singolare "O' Cangaceiro" (1970), dalla inedita ambientazione brasiliana, di Giovanni Fago; "Vamos a matar, compañeros" (1970), con Franco Nero e Jack Palance, e "La banda J. e S. cronaca criminale del Far West" (1972), con Telly Savalas, entrambi per la regia di Sergio Corbucci, in cui però le nubi della farsa si fanno più dense; "La vita, a volte, è molto dura, vero Provvidenza?" (1972), di Giulio Petroni, e "Ci risiamo, vero provvidenza?" (1973), di Alberto De Martino, in cui il nostro Milian è ormai una specie di Charlot del Far West; per coludere col terribile "Il bianco, il giallo, il nero" (1975), diretto ancora una volta da Sergio Corbucci con Giuliano Gemma e Eli Wallach, una vera e propria parodia del genere, col nostro Tomas a fare la parte di un cinese... Ultimo colpo di coda del genere (e che colpo!), fu l'agghiacciante "I Quattro dell'Apocalisse", visionario e violentissimo canto del cigno dello spaghetti-western firmato da Lucio Fulci. Anticipato dall'ottimo "Banditi a Milano", di Carlo Lizzani, del 1968, il grande successo giunse però col poliziottesco anni settanta (anche grazie all'eccellente doppiaggio di Ferruccio Amendola), che la critica ufficiale ha sempre giudicato di qualità inferiore ma che oggi finalmente viene rivalutato. Si parte con "Un uomo dalla pelle dura" (1972) di Francesco Prosperi, con la stratosferica Catherine Spaak, per proseguire con "Il consigliori" (1973), di Alberto De Martino, "Squadra volante" (1974) di Stelvio Massi, con Gastone Moschin, "La polizia accusa: il Servizio Segreto uccide" (1975), di Sergio Martino, con Luc Merenda e Mel Ferrer, "Liberi armati pericolosi" (1976), di Romolo Guerrieri, su soggetto di Fernando Di Leo. Famosa la sua collaborazione con il regista Umberto Lenzi, che lo ha diretto in molti polizieschi divenuti cult come "Milano odia: la polizia non può sparare" con Henry Silva e Ray Lovelock, "Il giustiziere sfida la città" (1975), con Joseph Cotten, dove il nostro Milian interpreta un personaggio col nome di Rambo ben sette anni prima di quello impersonato da Stallone (!), "Roma a mano armata" (1976), con Maurizio Merli, "Il trucido e lo sbirro" (1976), già in odor di commedia, dove si vede la prima apparizione "der Monnezza", "Il cinico, l'infame, il violento" (1977), e "La banda del gobbo" (1977), che segnò la fine del sodalizio Lenzi-Milian. Il secondo film con "monnezza", "La banda del trucido" (1977), fu diretto infatti da Stelvio Massi. Il nostro ha girato anche diversi thriller (di cui acuni ottimi) come il distopico "I cannibali" (1970), di Liliana Cavani, con Pierre Clémenti; "La vittima designata" (1971), di Maurizio Lucidi, sempre con Clémenti; il capolavoro "Non si sevizia un paperino" (1972), di Lucio Fulci; "Una donna da uccidere" (1975), di Yves Boisset; "Rebus per un assassinio" (1979) di William Richert; "Oltre ogni rischio" (1989), di Abel Ferrara, "Gioco al massacro", (1989), di Damiano Damiani; "Revenge - Vendetta" (1990), di Tony Scott; "Havana", (1990), di Sydney Pollack. Capitolo a parte meriterebbero i film con protagonista Nicola Giraldi, "Er Pirata", che, a partire da "Squadra antiscippo", di Bruno Corbucci (1976), con al fianco una indimenticabile Lilli Carati, ha definitivamente destrutturato il poliziottesco, rendendolo una pura accozzaglia di battutacce in romanesco (che a noi comunque piacciono da morire..). Se ne parlerà semmai capiterà di dedicare una puntata dell'Almanacco al regista Bruno Corbucci. Tra il 1976 e il 1981 si era dedicato anche a film della commedia erotica all'italiana (già prefigurata dal pionieristico "Dove vai tutta nuda?, del 1969, di Pasquale Festa Campanile, con la meravigliosa Maria Grazia Buccella): capolavori come "Messalina, Messalina!" (1977), di Bruno Corbucci, "40 gradi all'ombra del lenzuolo", un film ad episodi di Sergio Martino con Edwige Fenech, "Uno contro l'altro, praticamente amici" (1981), sempre di Corbucci, con Anna Maria Rizzoli e Renato Pozzetto. Tornò agli impegni d'autore con "La luna" (1979) di Bernardo Bertolucci e "Identificazione di una donna" (1982) di Antonioni. Il declino del genere poliziesco sembrò coincidere con quello della sua carriera ma, dopo un periodo di scarse apparizioni in pellicole non certo indimenticabili e di intensificati impegni teatrali, all'inizio degli anni novanta tornò negli Stati Uniti per partecipare, sia pure per parti minori, a film diretti da noti registi come Oliver Stone ("JFK"), Steven Spielberg ("Amistad"), James Gray ("The Yards"), Steven Soderbergh ("Traffic"), Andy Garcia ("The Lost City"), e a varie produzioni televisive. Attualmente vive a Miami Beach in Florida. Nel 2011 è ritornato in Italia, dopo un'assenza di vent'anni, per girare il film "Roma nuda" (rimasto tuttora inedito per problemi distributivi), con la regia di Giuseppe Ferrara, dove interpreta il ruolo di un funzionario di polizia in pensione. Durante una sua intervista per il programma Rai del 2010, ha dichiarato che alla sua morte vorrà essere sepolto sotto la terra di Roma, città che ha regalato all'artista una notorietà inossidabile nonostante i tanti anni di silenzio artistico. L'8 ottobre 2014, dopo una lunga gestazione, esce la sua autobiografia, scritta con la collaborazione di Manlio Gomarasca, "Monnezza amore mio". Nel 2014 è protagonista del documentario "The Cuban Hamlet – Storia di Tomas Milian", diretto da Giuseppe Sansonna, nel quale Tomas Milian ritorna dopo 58 anni nella sua Cuba, che aveva lasciato nel 1956. Auguri & Onore a Tomas Milian, il più grande trucido di tutti!

"Te devi fa' un ber clistere de ceramica, così diventi un bel cesso de lusso"
Nico Giraldi/Tomas Milian - Delitto al ristorante cinese

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