23 febbraio
L'ALMANACCO PULP dei Mutzhi Mambo 
Date gas, cari amici dei Mutzhi Mambo, che rombino i motori! Oggi si festeggia il Santo Patrono dei bikers, il mitico PETER FONDA! Di solito i figli d'arte fanno tristezza, sono dei raccomandati mezzi falliti, che vivacchiano all'ombra dei loro illustri genitori; Peter Fonda no! Pur essendo figlio di un gigante come Henry Fonda e fratello di una ultratopa come Jane Fonda, il nostro Peter ha avuto una carriera di tutto rispetto, sicuramente (in ottica Pulp) la più interessante della famiglia. È un'icona della controcultura americana anni '60, ha partecipato ad alcune pellicole stracult e, grazie a due film leggendari, ha impersonato il modello di riferimento per tutti i motociclisti dal '68 in poi! Inoltre, come i vini buoni, più invecchia, più diventa ganzo e interessante. Peter Henry Fonda è nato a New York, il 23 febbraio del 1940. La madre si suicida in un ospedale psichiatrico, quando Peter ha dieci anni. Al suo undicesimo compleanno, si spara accidentalmente nello stomaco e quasi ci rimane. Per curarlo lo spediscono a Nainital, in India, dove rimane per qualche mese per rimettersi completamento. Questa disavventura segna Fonda a vita, tanto che, anni dopo, si trova a rievocare il fatto mentre è completamente "fatto" di LSD in compagna dei Beatles John Lennon, Ringo Starr e George Harrison: in piena paranoia lisergica si mette a ripetere continuamente la frase: "Io so cosa vuol dire essere morti". Ha rotto talmente i coglioni con questa litania che ha pure ispirato la canzone "She Said, She Said" dei Fab Four! Fonda studia recitazione a Omaha, nel Nebraska, città natale di suo padre. Mentre frequenta l'università, Fonda si icrive all'Omaha Community Playhouse, il teatro dove molti attori (tra cui il padre e Marlon Brando) avevano iniziato la loro carriera. Trova lavoro a Broadway, dove si guadagna una menzione per "Blood, Sweat and Stanley Poole". Si trasferisce poi a Hollywood per entrare nell'industria cinematografica. Ha iniziato la sua carriera principalmente in ruoli romantici, con qualche occasionale apparizione in televisione. Ha debuttato in "Tammy and the Doctor" (1963), che Fonda robattezza "Tammy and the Schmuckface". L'intensità di Peter impressiona il regista Robert Rossen per il quale, lo stesso anno, recita nel film "Lilith", al fianco di Warren Beatty, Jean Seberg e Gene Hackman. Rossen aveva previsto un attore ebreo nel ruolo di Stephen Evshevsky ma Fonda ottiene ugualmente la parte togliendo gli occhiali dalla faccia del regista e mettendoseli sulla sua in modo da sembrare più "ebreo". Interpreta ruoli importanti anche ne "I vincitori" (1963) e in "Giovani amanti" (1964). Nella metà degli anni sessanta Peter Fonda non è un "tipico" attore di Hollywood, e si fa una solida reputazione da rinunciatario e antonformista. Si fa crescere i capelli lunghi, alienandosi l'establishment dell'industria cinematografica. Il lavoro diviene scarso e, in quel periodo, Fonda comincia ad essere associato sempre più con la controcultura degli anni sessanta. Il 12 novembre 1966 viene arrestato durante uno scontro tra manifestanti e polizia sulla Sunset Strip nato da una protesta contro la chiusura del Pandora's Box, un famoso club hippy. È rilasciato senza accuse dopo che dichiara di trovarsi lì solo per filmare il tutto. Sui disordini di quel giorno i Buffalo Springfield scrivono la loro celebre canzone "For What It's Worth". Il primo ruolo ancorato alla controcultura interpretato da Fonda è quello del biker nazistoide Heavenly Blues, il protagonista del film "I selvaggi", di Roger Corman (1966), vero mito della explotation legata ai centauri moderni. Sempre per Corman interpreta "Il serpente di fuoco" (1967), primo film sull' LSD (visto che era esperto...). Il cast include anche Dennis Hopper nel ruolo dello spacciatore. Corman editò in maniera marcata diverse scene, rendendo lo stile psichedelico con effetti caleidoscopici, in particolare le esterne notturne sulla Sunset Strip, per simulare il punto di vista della mente del protagonista, alterata dall'LSD e dalle allucinazioni indotte. Sono incluse anche alcune sequenze apparentemente senza un filo logico, come quella in cui Paul si trova di fronte a delle immagini rotanti di Che Guevara, Sophia Loren e Khalil Gibran in una stanza in cui un nano in sella a una giostra sullo sfondo sbotta "Baia dei Porci!". La colonna sonora utilizza pezzi improvvisati di jazz e Blues rock realizzati dal gruppo The Electric Flag che si lanciano inoltre in alcune partiture musicali esotiche. Insomma un capolavoro imperdibile! Nel 1967 scrive ed interpreta il suo film più famoso, "Easy Rider" il tutto insieme a Dennis Hopper. La pellicola, vero manifesto della controcultura e della filosofia anarcoide dei motociclisti, uscirà solo nel 1969, dopo una lunga e problematica fase di montaggio. Il nostro Fonda si cimenta pure col canto e nel 1968, registra un 45 per l'etichetta Chisa:. "Novembre Night" (scritto da Gram Parsons)/"Catch The Wind" (di Donovan), prodotto da Hugh Masekela. Lo stesso anno recita anche, a fianco della sorella, nel (pessimo) episodio di Roger Vadim del film "Tre passi nel delirio", tentativo poco riuscito (si salva solo la trance di Fellini) e un po' sborone di proporre dell' "horror" d'autore. Nel 1971 partecipa al delirante "Fuga da Hollywood", seconda, strampalata regia di Dennis Hopper, e si cimenta nella regia con l'atipico western "Il ritorno di Harry Collings". "Zozza Mary, pazzo Gary" (1974) e uno stralunato action di John Hough, mentre va visto l'horror on the road "In corsa con il diavolo" (1975), di Jack Starrett, in cui il nostro Peter recita a fianco di Warren Oates. Divertenti sono il thriller "Killer Comando" (1976), di Val Guest, con Tell Savalas e "Futureworld - 2000 anni nel futuro" (1976) di Richard T. Heffron, seguito de "Il mondo dei robot", che si segnala tristemente per essere il primo film che utilizza la tecnologia 3D digitale. Ritorna in groppa ad una moto in "Truck Drivers" (1977), di Peter Carter, mentre ci riprova dietro la macchina da presa con il western sentimentale (in cui compare anche il padre) "Wanda Nevada", nel 1979. Dopo un decennio (gli anni '80) in cui si vede pochino, ritorna a lavorare alla grande in quello successivo. Si segnalano: il vampiresco in chiave lesbo "Nadja" (1994), diretto da Michael Almereyda; "Fuga da Los Angeles" (1996), il seguito di "1997: Fuga da New York", di John Carpenter; il noir "Non guardare indietro" (1996), di Geoff Murphy; il crime "pacifista" che gli guadagna una nomination all'Oscar, "L'oro di Ulisse" (1997), di Victor Nuñez; il bel thriller con Terence Stamp "L'inglese" (1999) e il truffaldino "Ocean's Twelve" (2004), entrambi di Steven Soderbergh; il delirante (e noiosetto) "Ingannevole è il cuore più di ogni cosa" (2004), di Asia Argento. Fa gola la notizia che sarà il protagonista della prossima fiction girata dai fratelli Cohen, "Ballad of Buster Scruggs": non vediamo l'ora! Ormai è chiaro che il nostro non ha più niente da invidiare al padre, né tantomeno alla sorella: sei un grande Peter Fonda. Tanti auguri!!
Nota a Margine: Peter Fonda è pure il padre della bellissima Bridget, anch'essa attrice interessante. Approfittiamo per citare qualche suo film: "Frankenstein oltre le frontiere del tempo", di Roger Corman (1990); "Il padrino - Parte III", di Francis Ford Coppola (1990); "Labirinto di ferro", di Hiroaki Yoshida (1991); "Inserzione pericolosa", di Barbet Schroeder (1992); "L'armata delle tenebre", di Sam Raimi (1993); "Nome in codice: Nina", di John Badham (1993); "Jackie Brown", di Quentin Tarantino (1997). Niente male il curriculum della pupa! Peccato che nel 2003 si è sposata col compositore di colonne sonore Danny Elfman e nel 2005 ha messo al mondo un figlio, scomparendo praticamente dalle scene.

"Il loro credo è la violenza... Il loro Dio è l'odio... ed essi si chiamano Gli Angeli Ribelli"
Taglina - I Selvaggi

Peter Fonda