26 gennaio 
L'ALMANACCO PULP dei Mutzhi Mambo 
Ogni tanto è giusto pure accontentare le care amiche dei Mutzhi Mambo e oggi lo faremo sicuramente con quel figaccione di PAUL NEWMAN, il divo oggettivamente più bello di tutti! Naturalmente il criterio per cui è presente in questo Vostro Almanacco non è certo estetico (criterio che al massimo può valere qui per qualche pin-up particolarmente carrozzata, e non basta comunque...): Paul Newman è qui presente perché è stato un attore straordinario, interprete di alcuni film che hanno scolpito il nostro immaginario! E poi come faceva bene la carogna lui.... Paul Leonard Newman naque a Shaker Heights, in Ohio, il 26 gennaio del 1925. figlio del proprietario di un grande negozio di articoli sportivi e di un'emigrante slovacca. Newman si arruolò, appena dopo la High School, nella U.S. Navy Air Corps, l'aviazione della Marina, sperando di diventare pilota, ma il daltonismo da cui era affetto glielo impedì; durante la seconda guerra mondiale prestò servizio nel Pacifico meridionale come marconista e mitragliere nelle squadriglie di siluranti/bombardieri Avenger (1943-1946) e il 6 agosto 1945, proprio mentre era in volo ad alta quota a circa 300 km a sud-ovest di Hiroshima, ebbe il privilegio (?) di vedere all'orizzonte, il bagliore del fungo atomico, esperienza di cui non amava affatto parlare.... Nella ripresa economica del Dopoguerra, si occupò della gestione della ditta paterna e nel 1949 sposò Jacqueline E. Witte che gli dette tre figli. Sentendosi portato per la recitazione, il nostro Paul decise di cercare di sfondare nel cinema. Dopo aver frequentato per meno di un anno la scuola d'arte drammatica della Yale University, si iscrisse all'Actors Studio di New York e debuttò nel 1953 in teatro a Broadway in "Picnic", opera poco dopo resa famosa da un omonimo film. Il 1954 segnò il suo esordio cinematografico ne "Il calice d'argento", ma la sua interpretazione non raccolse grandi lodi. Il The New Yorker, ad esempio, scrisse di lui: "recita la sua parte con il fervore emotivo di un autista di autobus che annuncia le fermate locali". Newman comprò una pagina di un quotidiano nazionale per chiedere scusa per la sua interpretazione. Purtoppo la somiglianza con Marlon Brando, all'epoca il divo più amato, che all'inizio l'aveva favorito, stava ora dandogli filo da torcere per i continui paragoni, quasi fosse un Brando di serie B. Due anni più tardi fu meglio accolta la sua interpretazione del pugile Rocky Graziano nel crepuscolare "Lassù qualcuno mi ama", che lo impose all'attenzione di critica e pubblico per la sua identificazione perfetta col pugile italo-americano. Il 29 gennaio 1958, a Las Vegas, convolò in seconde nozze con l'attrice Joanne Woodward, con la quale rimase sposato fino alla morte e con cui fece tre figlie. Lo stesso anno la moglie riceveva il suo premio Oscar come migliore attrice per il suo ruolo in "La donna dai tre volti" e recitava con il marito in "Missili in giardino" e "La lunga estate calda"; avrebbero interpretato ancora insieme diversi film, mentre Newman diresse poi la moglie da regista in cinque pellicole. Dalla fine degli anni cinquanta è stato il protagonista di alcuni fra i più grandi successi della storia di Hollywood ma vogliamo qui ricordare quelli più "in tema" col Vostro Almanacco: il western "Furia selvaggia", di Arthur Penn (1958), sulla vicenda di Pat Garrett e Billy the Kid; lo spinoso dramma "La gatta sul tetto che scotta", di Richard Brooks (1958); "Lo spaccone", di Robert Rossen (1961), sullo squallido mondo delle scommesse legate al biliardo, uno dei suoi ruoli più belli; lo splendido "Hud il selvaggio", di Martin Ritt (1963), in cui interpreta lo spietato figlio di un allevatore di bestiame pronto a tutto per i quattrini; lo spionistico e hitchicockiano "Intrigo a Stoccolma", di Mark Robson (1963); "Detective's Story", di Jack Smight (1966), tratto dal classico dell'hard - boiled "Bersaglio mobile" di Ross Macdonald; il thriller "Il sipario strappato", di Alfred Hitchcock (1966), il quale però non voleva né Newman né Julie Andrews, e il risultato non è certo fra i più memorabili del regista inglese; il prison- movie "Nick mano fredda", di Stuart Rosenberg (1967); il capolavoro western "Butch Cassidy" di George Roy Hill (1969), al fianco di Robert Redford; "Per una manciata di soldi", sempre di Rosenberg (1972), una commedia western con Lee Marvin; lo stravagante "L'uomo dai 7 capestri" (1972) basato sulla vita del barista e "giudice" Roy Bean, e lo spionistico "L'agente speciale Mackintosh"(1973), entrambi di John Huston; il divertentissimo classico della truffa "La stangata", di George Roy Hill (1973), di nuovo al fianco di Redford; il sequel di "Detective's Story", "Detective Harper: acqua alla gola", di Stuart Rosenberg (1975); il demenziale "L'ultima follia di Mel Brooks", di Mel Brooks (1976); il visionario western "Buffalo Bill e gli indiani", (1976) e il fantascentifico/distopico "Quintet" (1979), entrambi di Robert Altman; il crudo "Bronx, 41º distretto di polizia", di Daniel Petrie (1981); "Il verdetto" di Sidney Lumet (1982), sceneggiato da David Mamet sulla base dell'omonimo romanzo di Barry Reed, un dramma giudiziario all'insegna del disincanto, centrato sulla figura crepuscolare dell'avvocato anziché sui consueti meccanismi processuali; il seguito de "Lo Spaccone", "Il colore dei soldi", di Martin Scorsese (1986); il caustico e irresistibile "Mister Hula Hoop", di Joel ed Ethan Coen (1994), dove interpreta il malvagio tycoon Sidney J. Mussburger in uno dei più azzeccati ruoli del suo fine carriera; il buon noir "Twilight" (da non confondersi col tremendo film di vampiri per fichette), di Robert Benton (1998), al fianco di Susan Sarandon e Gene Hackman; e infine la sua ultima interpretazione al cinema come boss della mala irlandese John Rooney nel discreto crime "Era mio padre", di Sam Mendes (2002), tratto dal fumetto di Max Allan Collins. Da quando suo figlio Scott morì di overdose nel 1978, Newman si dedicò incessantemente alla beneficenza e a patrocinare associazioni filantropiche con una dedizione veramente unica nel panorama hollywoodiano. Nel 2008 gli venne diagnosticato un cancro ai polmoni ma dopo aver scelto di smettere le cure, Paul si è ritirato a vita privata per passare gli ultimi giorni di vita con la famiglia. Il 26 settembre 2008 l'attore è morto nella sua casa di Westport, in Connecticut, all'età di 83 anni. Paul non era solo bravo e bello, era anche una gran persona. La sua scomparsa è un grande vuoto nel cinema ma almeno le nostre donne avranno altro a cui pensare (bicchiere mezzo pieno, sempre mezzo pieno!)...
Nota a margine: Paul Newman si appassionò alle corse automobilistiche dopo aver girato Indianapolis pista infernale" nel 1969, dove impersonava il pilota Frank Capua che dopo varie vicissitudini amorose e personali trionferà alla 500 Miglia di Indianapolis. Parteciparono alle riprese anche i piloti professionisti Bobby Unser, Dan Gurney e Bobby Grim interpretando se stessi. Dopo un periodo dedicato all'apprendimento delle tecniche di guida, iniziò la carriera di gentleman-driver, ovvero di pilota non professionista, agli inizi degli anni settanta prendendo lunghi periodi di pausa dalle riprese cinematografiche per partecipare alle gare nei circuiti statunitensi, dove si recava in camper con famiglia e amici. Disputò le prime gare nel 1972, al volante di una Lotus Elan ed in seguito di una Triumph TR6 con cui vinse il Titolo nella categoria D-Production nel 1974, quando gli venne assegnata anche la la President's Cup. Negli anni successivi si aggiudicò il titolo nella categoria C-Production nel 1979 e in GT1 nel 1985 e 1986. I risultati di maggiore prestigio arrivarono però nelle gare di durata dove guidò anche Ferrari, Porsche e Ford nel Mondiale marche e nei campionati IMSA. Nel 1979 partecipò alla 24 Ore di Le Mans, la più importante e famosa gara della categoria, con una Porsche 935, alternandosi al volante con Dick Barbour, proprietario di macchina e squadra, e Rolf Stommelen, pilota professionista specialista dell'endurance, contribuendo comunque al secondo posto finale e alla vittoria di classe. Partecipò a numerose edizioni della 24 Ore di Daytona, dove debuttò con nel 1977 con una Ferrari 365 ottenendo il quinto posto, vincendo poi nella classe GTS-1, terzo assoluto, nel 1995 al volante di una Ford Mustang. Prese il via della classica americana per l'ultima volta nel 2005, a ottanta anni, disputando la sua ultima gara. A tutta birra, Paul Newman era un uomo a tutta birra...

"Sono il più forte che tu abbia mai visto. Anche se mi batti, resterò sempre il migliore."
Eddie Felson/Paul Newman - Lo Spaccone

Paul Newman