18 gennaio 
L'ALMANACCO PULP dei Mutzhi Mambo 
Pochi, pochissimi, sono i personaggi veramente poliedrici come il gigantesco TAKESHI KITANO, uno dei rari esempi di artisti a tutto tondo, in grado di eccellere in tanti campi: pittura, musica, recitazione, regia... chiaramente, cari amici dei Mutzhi Mambo, a noi interessa prevalentemente il Takeshi filmaker, autore dei piu belli yakuza movie in assoluto. Con le sue pellicole è riuscito in un'impresa praticamente impossibile: conciliare la piu truce violenza pulp con la poesia zen più delicata. Takeshi Kitano, conosciuto anche come Beat Takeshi è nato a Tokyo, il 18 gennaio del 1947. Venuto al mondo fra le macerie dell'immediato dopoguerra, figlio di Kikujiro (nome che Kitano sceglierà per uno dei propri personaggi), un pittore e decoratore alcolizzato e dal carattere violento, costretto ad accettare qualsiasi lavoro secondario pur di portare a casa i soldi necessari alla famiglia (anche se gran parte dei propri guadagni se ne andavano in alcol e donnacce). Fu così che quando ancora Takeshi era piccolo, il padre se ne andò di casa e Kitano fu costretto a trasferirsi con la madre e i fratelli a Senju, uno dei quartieri più poveri di Tokyo. Le difficoltà incontrate in questo periodo e la forte diffusione di cosche mafiose nel quartiere segneranno per sempre Kitano che porterà questi temi nel suo cinema. Da adulto Kitano decide di lasciare l'università, e dopo avere svolto lavoretti per sbarcare il lunario, nel 1972 lascia la famiglia trasferendosi ad Asakusa, un quartiere alla moda di Tokyo, sperando di diventare un comico. Viene assunto al Français, un locale di spogliarelli dove fra un numero e l'altro si esibiscono dei comici di cabaret. Kitano vi trova lavoro come inserviente, ma per caso una sera la spalla di uno dei comici non può salire sul palco e così viene chiamato il giovane servitore a sostituirlo. Da allora il regista rimane per molti anni in quel locale, dove impara la danza, la recitazione e tutto il teatro satirico classico giapponese sotto l'ala protettrice del famoso comico Senzaburo Fukami. Una volta abbandonato il Français, Kitano ed un suo amico, Kaneko Kiyoshi, formano il gruppo chiamato Two Beats specializzandosi in manzai, numeri comici a due tipicamente giapponesi. Il duo ottiene sempre più consensi arrivando a monopolizzare la programmazione televisiva Giapponese con un picco di popolarità nella metà degli anni ottanta, anche se Kitano rimane tutt'oggi come uno dei volti più conosciuti della TV del Sol Levante. Sua è anche l'ideazione di "Takeshi's Castle", una sorta di giochi senza frontiere in salsa giappa, programma nel quale decine di concorrenti devono superare varie prove fra il demenziale e il sadomasochista e diversi avversari per cercare di vincere la puntata; il programma è approdato anche in Italia col nome "Mai dire Banzai! ", grazie alla Gialappa's Band e continua tutt'oggi ad avere numerose imitazioni in tutto il mondo. Anche dopo queste esperienze Kitano ha voluto mantenere il nome d'arte che aveva nel duo dei Two Beats, scegliendo di firmarsi Beat Takeshi per i suoi ruoli come attore, mentre come regista ha sempre mantenuto inalterato il suo vero nome. Dopo una gavetta nel mondo del cinema parallela a quella televisiva, fra cui degna di nota è la partecipazione a "Furyo" (1983) di Nagisa Ōshima, Kitano viene scritturato a sorpresa per il ruolo da protagonista in "Violent Cop" (1989). Il film nasce come violento poliziesco sulle orme dei successi cinematografici americani, con Kinji Fukasaku alla regia e Kitano nel ruolo del tipico poliziotto/antieroe, giustiziere con una propria cupa ideologia. Per motivi non specificati Fukasaku rinuncia alla regia e Kitano chiede alla produzione di potervisi cimentare, esordendo così dietro la macchina da presa. Il suo passato da cabarettista e poi da comico televisivo non l'hanno aiutato certo in questa impresa, soprattutto nei confronti della critica. Ma Kitano, da vero fuoriclasse, è riuscito a vincere ogni pregiudizio realizzando questa sua opera prima, girandola oltretutto secondo i suoi gusti. Invece di un classico film sulla Yakuza, o di un poliziesco all'americana, il regista gira un film personale e intenso, intriso di violenza e tragicità, con un'impronta stilistica già potente, nel quale oltre alle tematiche tipiche dei film di genere si intravede già l'innesto di temi come l'astrazione, la preparazione alla morte e la mancanza di un protagonista positivo, rappresentato invece come anti-eroe, tutti aspetti che saranno preponderanti nella sua produzione successiva. Il film viene praticamente ignorato all'uscita: il pubblico infatti rimase assolutamente disorientato dalla svolta del comico e ci vorranno anni prima che la critica rivaluti questo capolavoro. "Boiling Point - I nuovi gangster" (1990) è praticamente una "seconda opera prima", in quanto è con questo suo secondo film che il regista ha quella completa libertà d'espressione che gli era mancata l'anno precedente. Prettamente sperimentale e senza un preciso sviluppo della trama, questo film permette a Kitano di continuare a formare il proprio stile, rimanendo comunque su un'impronta registica e di montaggio che aveva già pienamente definito e che diverrà caratteristica del suo cinema. A differenza di "Violent Cop" questo film mostra per la prima volta il lato ironico del regista, composto da battute e azioni inaspettate altamente in contrasto con il clima cupo delle sue pellicole, e proprio per questo risulta una componente che mette ancor più in risalto la violenza e i dolori della vita mostrati nei suoi film. Per un occhio occidentale è francamente un po' una palla, visto che l'umorismo che permea la pellicola non è facilmente comprensibile (anzi non si capisce proprio!). Il film fu come il precedente un insuccesso di pubblico e di critica. Nel 1991 è la volta de "Il mare più tranquillo, quell'estate", terzo film del regista, alla sua prima collaborazione col compositore Joe Hisaishi e per la prima volta anche montatore, avendo il pieno controllo su ogni singolo aspetto del film. Quasi completamente muto, parla semplicemente di due innamorati accomunati dal fatto di essere sordomuti, ma questo non impedirà loro di volersi bene in ogni momento, triste o felice che sia. Forse l'opera più radicale, ermetica ed essenziale di Kitano, nel quale si possono trovare tutti gli elementi del suo cinema al loro stato più puro. Tosto rimanere svegli ma c'è a chi 'sta roba piace... L'opera vince diversi premi e la critica inizia ad accorgersi di Kitano come regista. Nel 1993 esce al cinema il bellissimo "Sonatine", quarto film del regista che ha diffuso il cinema di Kitano fra gli appassionati di tutto il mondo, e senz'altro uno dei film più apprezzati dagli ammiratori del regista. Il film è considerato un capolavoro per le ambientazioni, la regia esatta, la colonna sonora martellante di Hisaishi e soprattutto il suo contrapporre una storia di spietati Yakuza alla ricerca di redenzione del protagonista: un uomo violento e cinico caduto in una trappola tesagli dai suoi superiori e consapevole di non avere più scappatoie, finito per rassegnarsi alla morte imminente e vivendo gli ultimi giorni della sua vita a cercare la pace, improvvisando giochi sulla spiaggia incontaminata coi suoi compagni. Il 1994 è un anno particolarmente buio per Kitano, il quale subisce due incidenti, uno sul piano fisico e uno sul piano professionale, che segneranno per sempre la sua carriera. All'inizio dell'anno esce il suo quinto film, "Getting Any?", primo film demenziale del regista che Kitano stesso giudica un proprio suicidio professionale. Il film è una vera stronzata, un insieme di gag comiche tenute insieme da un labile filo conduttore, girato con pochi mezzi e quasi senza sceneggiatura. Ogni genere cinematografico giapponese viene ridicolizzato in quest'opera: dallo yakuza movie alla love story, dai monster movie a quelli in costume. Più simile ad una raccolta di sketch televisivi, Kitano lo considera un esperimento fallito, oltre che un grande flop che ha rischiato di gettare alle ortiche tutta la reputazione conquistata col film precedente. Il vero e proprio incidente però avviene il 2 agosto 1994: il regista è vittima di un violento incidente motociclistico, a causa del quale dovrà subire un pesante intervento di chirurgia estetica al volto. L'intervento contribuirà a rendere particolare e unico il suo sguardo, causandogli anche il distintivo tic all'occhio destro che rende ancora più inusuale la sua espressività. Questo incidente ha segnato profondamente Kitano anche sul lato psicologico che si rifletterà sui successivi lavori del regista, più cupi, cinici e con una maggiore riflessione sui valori di vita e morte. Nel 1996, dopo la convalescenza dall'incidente motociclistico, Kitano ritorna al cinema con "Kids Return", suo sesto film. È una rielaborazione di esperienze di vita vissuta del regista, le stesse esperienze che anni dopo raccoglierà nel libro "Asakusa Kid" e ritorna alle atmosfere di "Boiling Point", parlando del mondo giovanile giapponese con uno sguardo minuzioso e disincantato. Ma è il 1997 l'anno della svolta per Kitano: il film "Hana-bi - Fiori di fuoco" ottiene un grande successo internazionale; la vittoria del Leone d'Oro a Venezia permette all'opera del regista giapponese di approdare per la prima volta sui grandi schermi di tutto il mondo. Kitano torna di nuovo a contrapporre la violenza a qualcosa di diametralmente opposto a partire dal titolo: "hana" che significa fiori e "bi", che significa fuoco. In questo bellissimo noir il sangue si contrappone all'amore, quello che lega il protagonista Nishi a sua moglie malata di leucemia, ormai prossima alla morte. Nishi intraprende un viaggio con l'amata per regalarle degli ultimi momenti di serenità, seppur braccato da alcuni membri della Yakuza che pretendono il pagamento dei debiti contratti da Nishi in passato. Violento, toccante, profondo: veramente un gran film! Imperdibile anche il film successivo, "L'estate di Kikujiro" (1999), la storia di un viaggio che è una sorta di fuga dal mondo intrapresa da un delinquente di mezza tacca età e da un bambino alla ricerca della madre, affidato all'uomo da sua nonna. Anche in questo film torna il tema della ricerca di redenzione e di un senso alla propria vita, prima di tornare all'esistenza di tutti i giorni; il regista mette in secondo piano la violenza fisica e accentua l'assurdità e la meschinità del mondo esterno, quella delle persone che incontrano i protagonisti lungo la loro avventura. Nel 2000 Kitano realizza il suo primo e ultimo film negli Stati Uniti, "Brother", uno Yakuza Movie un po' di maniera che vira maggiormente al puro cinema di genere rispetto agli elementi poetici del regista, seppure inseriti in secondo piano per lasciare posto ad una sottile critica alla società americana e al tempo stesso a quella giapponese, a detta dello stesso regista colonizzata dall'America e senza più una vera e propria indipendenza culturale. Nel 2002 il regista realizza l'ultima collaborazione col compositore Joe Hisaishi col film "Dolls", un insieme di storie non collegate che si intrecciano cronologicamente riportando sullo schermo tutti gli elementi cardine del cinema di Kitano in una sorta di opera definitiva, intrisa di grandi sprazzi di poesia e malinconia tipici del regista. L'anno dopo torna nei cinema con "Zatoichi", film di samurai in costume tratto dall'omonima serie televisiva; puro film di genere che privilegia l'azione piuttosto che la poesia tipica del regista, risultando il più grande successo economico di Kitano, in cui pero l'estro dell'autore sembra un po' smarrirsi. Gli ingenti incassi di questo film danno il via libera a Kitano per la cosiddetta "Trilogia del suicidio artistico" che prende ispirazione dal fallimento di "Getting Any?" e che si discosta dallo stile classico del regista. "Suicidio" inteso sia perché la lezione del suo precedente insuccesso sembra non abbia lasciato segno (errare è umano, perseverare diabolico...), sia per l'osticità dei film e il loro stile barocco, autoreferenziale e autoironico, mischiando generi che passano dalla parodia al cinema demenziale, risultando sonori flop di pubblico e di critica. Il primo film della trilogia è "Takeshis' ", uscito nel 2005 e con protagonista Kitano nel doppio ruolo di se stesso e di un suo sosia che sogna di diventare attore, analizzando in maniera autocritica la perfidia e cattiveria che assumono nella vita privata molti registi, chiamando in causa se stesso. Due anni dopo realizza il secondo capitolo della trilogia: "Glory to the Filmmaker!", storia di un regista in crisi che ha l'idea di realizzare un film unendo tutti i generi cinematografici esistenti, dall'horror alla fantascienza, dai film drammatici a quelli demenziali. L'ultimo capitolo della trilogia è quello che torna più vicino allo stile originario di Kitano: "Achille e la tartaruga" del 2008, nel quale Kitano affronta l'arte senza deriderla, mostrando la storia di un pittore e della sua difficile vita fra lutti personali e il suo rapporto con la pittura. Nel 2010 torna ad immergersi nel mondo della Yakuza firmando "Outrage", film di genere puro basato su dialoghi e azione. Dopo una serie di lavori sperimentali (e sonori insuccessi commerciali), Kitano realizza la pellicola nell'ottica di intrattenere il pubblico seppur mantenendo un'elevata qualità e rivelandosi bravo anche a realizzare film d'azione pura. Il film si è rivelato un successo, facendo rinascere Kitano per quanto riguarda la distribuzione dei suoi film e riguadagnando un certo rispetto da parte della critica che aveva bersagliato le sue ultime pellicole. Due anni più tardi Kitano filma il sequel "Outrage Beyond" che si è rivelato un successo ancora più grande del primo capitolo. È previsto un terzo capitolo ma Takeshi ha affermato che prima vuole fare un "suo" film... Nel 2015 filma la commedia "Ryuzo and the Seven Henchmen", ma, a quanto pare, ancora non è proprio il "suo" film. Avanti, Kitano, facci vedere ancora cosa sai fare!

“La morte è qualcosa che ti segue in ogni momento. Per me sarebbe innaturale pensare alla vita e alla morte come a due elementi differenti.” 
Takeshi Kitano

Takeshi Kitano