31 dicembre
L'ALMANACCO PULP dei Mutzhi Mambo 
Tanti tanti auguri a tutti, cari amici dei Mutzhi Mambo, finalmente anche quest'hanno è finito! Molti tireranno un sospiro di sollievo, altri (pochi) lo rimpiangeranno ma tanto ogni anno è uguale: fanno tutti più o meno schifo! Meno male che per salutarlo degnamente, vi presentiamo un autore d'eccezione: oggi infatti siamo orgogliosi di celebrare il fantastico BASIL WOLVERTON, il più grande disegnatore pulp di sempre! Vero interprete e simbolo di un'epoca, il suo stile unico, fra il visionario e il sordido, le sue storie surreali, ricche di sarcasmo e riferimenti all'horror e alla fantascienza ingenua, rappresentano la quintessenza del fumetto pulp classico, la traduzione su foglio dell'immaginario stesso del nostro genere preferito! Qui in Italia (naturalmente) è poco conosciuto, ma Oltreoceano è giustamente considerato uno dei maggiori artisti del secolo scorso. Basil Wolverton è nato il 9 luglio del 1909, a Central Point, in Oregon, proprio quando i fumetti facevano i loro primi passi nei paginoni domenicali dei quotidiani. Trasferitosi poi a Vancouver, nello stato di Washington, ha lavorato come performer di teatro vaudeville e come vignettista e giornalista per il Portland News. Autodidatta, all'età di 16 anni ha venduto la sua prima opera pubblicata a livello nazionale e ha iniziato a pubblicare comics per i sindacati di giornale. Il suo fumetto, "Marco of Mars", venne accettato nel 1929 dall'Indipendent Syndacate di New York ma mai distribuito perché ritenuto troppo simile a "Buck Rogers" (il personaggio considerato antesignano della fantascenza a fumetti e del fumetto "adulto" tout court") che ha debuttato in quello stesso anno, battendo "Marco" sul filo di lana. Stando a Vancouver, Wolverton è stato uno dei pochissimi fumettisti anteguerra che non vivevano a New York e lavorava esclusivamente attraverso la posta. Ha profuso nelle sue opere la sua personalissima ed eccentrica visione della sci-fi come "Spacehawk" (1938), "Space Patrol" e "Meteor Martin", pubblicate da piccoli editori tra gli anni '30 e '40. Le ambientazioni delle sue strisce erano quanto di più strano e bizzarro poteva essere osservato nelle pubblicazioni dell'epoca: strani mondi dove le abitazioni assomigliavano ad un incrocio tra un castello medievale e un osservatorio astronomico, i paesaggi erano punteggiate da piante simili a vermi, disseminati dal freddo acciaio della tecnologia aliena. Quello che gli mancava in immaginazione, Wolverton lo compensava con l'entusiasmo e l'estrosità della realizzazione. Altri personaggi di quel periodo includono "Detective Disk-Eyes", "Scoop Scuttle", "Mystic Moot and his Magic Snoot" e "Ibis The Invincible". Caratteristico esempio dell'umorismo di Wolverton è il suo "Powerhouse Pepper", un fortissimo pugile suonato, calvo e simile a Popeye, apparso in diversi fumetti pubblicati dalla Timely Comics, antesignana della Marvel, tra 1930 e il 1952. La striscia è stata caratterizzata da allitterazioni, dialoghi in rima, comicità fracassona e un continuo susseguirsi di gag sullo sfondo. Da questo fumetto trarranno evidente ispirazione Kurtzman e Elder un decennio piu tardi per il famosissimo "Mad!". Nel corso degli anni quaranta, ha creato e illustrato un universo di tipi strani e bizzarri che costellava le pagine di praticamente tutte le riviste umoristiche e adolescenziali come Joker Comics, Gay Comics e Tessie the Typist. Su queste pubblicazioni hanno poi debuttato un certo numero di suoi personaggi tra cui "Flap Flip-flop", "The Flying Flash", "Leanbean Green", "Cartoon Crime Mystery", col mitico "Hector the Crime Detector", "Doc Rockblock", "Picture Poems about Peculiar People", "Funny Boners", "Dauntless Dawson", "Hothead hotel", "Bedtime Bunk", "Faces Foolish" e tanti altri. Nel 1946 Basil ha incassato un bel ritorno publicitario quando la sua "Lena la Iena" ha vinto il concorso indetto da Al Capp che aveva creato per la sua striscia "Li'l Abner" un personaggio con questo nome che doveva essere troppo brutto per mostrarla in una foto di famiglia. Ogni suo aspetto era stato nascosto e seguito da una dichiarazione di responsabilità editoriale che giustificava la copertura dei suoi lineamenti, sostenendo che il suo volto era stato censurato per il bene del genere umano. Beh, questa fu sicuramente un grande gag lì per lì ma Capp venne praticamente messo in un angolo, quando il numero di lettori che voleva vedere la faccia del mostro diventò troppo numeroso e insistente. Niente che Capp era in grado di concepire era abbastanza orrendo da giustificare tale enfatizzazione. Così ha indetto un concorso chiedendo ai lettori stessi di "immaginare" Lena e ritrarla: a tale gara sembra parteciparono anche varie celebrità come Boris Karloff, Frank Sinatra e Salvador Dalì per determinare il vincitore. Il nostro Wolverton, naturalmente, ha stravinto su più di mezzo milione di partecipanti, presentando un ritratto veramente ributtante! Lena gli ha fruttato 500 dollari ed è apparsa nella striscia di Li'l Abner e sulla copertina della rivista Life. Il suo disegno di Lena ha segnato l'origine di una nuova scuola d'arte che d'ora in poi caratterizzerà il suo stile: "The Spaghetti and Meatball School of Design". Intanto, durante gli anni '50 era cambiato il mercato dei fumetti. L'Horror era diventato un genere di massa, e chi se non Basil Wolverton era in grado descrivere il vero orrore? Stranamente, per quanto orribili fossero state le sue vignette, c'era sempre quel tocco di assurdo che stemperava il tutto: I suoi "Spaghetti e polpette" sono in qualche modo intrinsecamente non minacciosi. Wolverton ha così prodotto i suoi capolavori pulp, 17 fumetti con storie dell'orrore e di fantascienza per la Marvel e altri editori, tra cui una storia dello scrittore Daniel Keyes, che lo hanno portato a essere etichettato come creatore unicamente di mostri grotteschi. Tra questi racconti si citano gli straclassici "The Brain Bats of Venus" per Mister Mystery #7 e "Where Monsters Dwell" per Marvel's Adventures Into Terror #7. Nel 1954, ha anche fatto una cover ispirata Lena per "Mad!" e sempre per la rivista di Kurtzman disegnò anche un paio di fumetti. Nonostante l'esiguità della sua collaborazione, è salutato come uno degli autori classici più importanti della rivista (nel 2009, The New York Times lo ha definito "The Michelangelo of Mad Magazine"!). Wolverton si è ritirato dai fumetti nel 1955. In piena botta mistica, i restanti anni della sua vita li dedica quasi esclusivamente ad illustrare le storie della Bibbia. In sei volumi, dalla Genesi a Samuele, Wolverton ha adattato il testo biblico con l'obbiettivo di renderlo più chiaro e di semplice lettura e ha realizzato centinaia di meravigliose illustrazioni in bianco e nero per il lavoro (ma il suo stile "Spaghetti and Meatballs" fa capolino comunque...). Questi sei volumi sono stati pubblicati dal 1961 al 1968. Sempre nel '68 Wolverton ha disegnato una serie di irresistibili caricature per delle figurine per l'editrice Topps, ritornando al suo stile grottesco, il suo vero marchio di fabbrica. Nel 1973, è tornato ai fumetti mainstream, illustrando diverse copertine per la rivista satirica "Plop!" diretta da Joe Orlando e due storie per Comix Book, "Calvin" e "Weird Creatures". Ma ormai era invecchiato e la sua mano non era più la stessa...Basil Wolverton, l'uomo che piu di ogni altro ha influenzato tutta una generazione di fumettisti underground a venire, è morto il 31 dicembre del 1978. Per fortuna ci sono ancora i suoi fumetti per ridere e rimanere a bocca aperta e soprattutto, per ricordare una stagione mitica (forse la più mitica) della cultura popolare. Qualunque cosa abbia mai disegnato, ci ha sempre messo tutto se stesso dentro. E questo è davvero innegabile.
Di nuovo, tanti auguri a tutti dai Vostri Mutzhi Mambo!

Visto che è Capodanno, la citazione la prendiamo da un racconto ad hoc di Nicola Ammanniti:

"E tu, mia cara, che hai da festeggiare?
Che ti aspetti dall'anno nuovo?
Beh...forse...potrei...
No!
Non ci provare.
Niente.
Un bel niente.
Tu la tua dose di merda te la sei già mangiata, anzi hai voluto strafare, ti sei strafogata.
Ora sei piena.
Quindi basta"
Niccolò Ammanniti - L'Ultimo Capodanno dell'Umanità

Basil Wolverton