25 aprile 
L'ALMANACCO PULP dei Mutzhi Mambo 
Buon 25 aprile a tutti, cari amici dei Mutzhi Mambo! Per festeggiare la Liberazione niente di meglio che una testa di serie come AL PACINO, grande artista che di sicuro metterà d'accordo tutti, belli e brutti! Il Suo nome come nessun altro è sinonimo di crime e noir: a uno che nella vita ha interpretato Frank Serpico, Michael Corleone, Tony Montana, Carlito Brigante e addirittura Satana in persona, che gli vuoi dire? E questi sono solo la punta di diamante della sua eccezionale carriera! Alfredo James Pacino è nato a New York, il 25 aprile del 1940, figlio di una casalinga e di un muratore di origini siciliane che abbandona la famiglia e divorzia dalla moglie quando Al ha solo due anni. Viene allevato dalla madre e dai nonni materni nel South Bronx, a New York. Decide di interrompere gli studi a 17 anni, annoiato dalla scuola e desideroso di dedicarsi a tempo pieno alla recitazione. Va a vivere al Greenwich Village e frequenta la High School of Performing Arts (che però lascia subito dopo), esercitando per circa dodici anni diversi mestieri, dal fattorino all'operaio, fino al traslocatore. Dopo che viene ammesso all'Herbert Berghof, dove prende lezioni direttamente dal grande attore (poi diventato amico) Charles Laughton, partecipa a vari spettacoli del Living Theatre in piccolissimi ruoli sottopagati che lo spingono verso la depressione. Inoltre, nel gennaio del 1961, viene arrestato per possesso di arma da fuoco. Ogni sua audizione per dei ruoli maggiori si rivela un fiasco, fino a quando nel '66, viene accolto all'Actor's Studio, sotto l'insegnamento del leggendario Lee Strasberg. Da lì, la fortuna comincia a girargli bene: vince un premio per la sua interpretazione dell'atto unico "Gli Indiani vogliono il Bronx" (1966-67) nel quale interpreta un giovane teppista, successivamente seguito da un prestigioso Tony Award come miglior attore non protagonista per "Does the Tiger Wear a Necktie?" (1969). Il suo nome comincia ad emergere e dagli spettacoli Off-Broadway si sente il nome di Pacino perfino in TV (dove debutta, nel 1968, nel serial "N.Y.P.D"). Gira il primo film, "Me, Natalie" nel 1969. Inizia anche a farsi una fama da vero "gallo" italiano: passa da Kathleen Quinlan a Debra Winger, da Penelope Ann Miller a Tuesday Weld, aggiungendo, alla lista delle sue conquiste, anche le attrici Jan Tarrant, Marthe Keller, Jill Clayburgh (una delle sue relazioni più lunghe, infatti coabiteranno dal 1970 al 1975) e la giornalista Lyndall Hobbs. Nel 1971 Jerry Schatzberg lo vuole per il film drammatico "Panico a Needle Park", dove interpreta un piccolo spacciatore di droga, e l'esperienza sarà così positiva che l'autore lo impone anche nel cast de "Lo spaventapasseri" (1973) con Gene Hackman. Entrato a far parte della David Wheeler's Theatre Company di Boston, recita dal 1972 al 1973, e da lì in poi a periodi alterni, una delle sue piece preferite: il "Riccardo III", seguita da testi di Bertolt Brecht, David Rabe, Heathcote Williams, David Mamet e ancora Shakespeare. Fra Robert Redford, Warren Beatty, Jack Nicholson, Ryan O'Neal e Robert De Niro, Francis Ford Coppola sceglie proprio lui per il ruolo di Michael Corleone in "Il padrino" (1972) e nei suoi seguiti: Pacino però è scettico: non si vede assolutamente nella parte del giovane mafioso, ma accetta dietro le insistenze del regista, che si oppone perfino ai produttori pur di averlo nel cast come protagonista: quando si dice culo... per questa parte si becca una nomination agli Oscar come miglior attore non protagonista. Situazione che si ripete, nel 1974, con l'uscita di "Il padrino - Parte II", che lo vede sempre nella rosa dei candidati all'Oscar, ma stavolta nella categoria Miglior Attore protagonista! La galleria dei personaggi da lui interpretati si arricchisce con il ritratto del poliziotto italo-americano trucido e anticonformista di "Serpico" (1973) di Sidney Lumet, ottenendo la sua terza candidatura all'Oscar. Sfiora ancora una volta l'Oscar (ormai sta diventando un cliché) col magnifico heist-movie "Quel pomeriggio di un giorno da cani" (1975), sempre di Lumet, nel ruolo di un rapinatore di banca assediato dalla polizia. Poi è fortemente voluto da John Schlesinger per "Il maratoneta" (1976) ma, il produttore Robert Evans gli preferisce Dustin Hoffman e Pacino si butta nel ruolo del pilota nevrotico di "Un attimo, una vita" (1977), di Sidney Pollack, e nel teatro vincendo il Tony Award per "The Basic Training of Pavlo Kummel". Con "... E giustizia per tutti" (1979) di Norman Jewison, si aggiudica l'ennesima nomination agli Oscar, ma ancora una volta non vince. A questo punto della sua carriera comincia la galleria dei suoi rifiuti storici: Roy Neary in "Incontri ravvicinati del terzo tipo", Han Solo in "Guerre Stellari", Ted Kramer in "Kramer contro Kramer" (e menomale...) e il capitano Willard in "Apocalypse Now"! Beh, lungimirante non lo è mai stato... Sceglie di interpretare il poliziotto infiltrato negli ambienti gay nel controverso (per noi fantastico) "Cruising" (1980) di William Friedkin, che si rivela un fiasco talmente pazzesco da mettere in dubbio la sua carriera. Per fortuna ci pensa il buon Brian De Palma che lo vuole per il potente remake in salsa cubana di "Scarface" (1983), autentico cult movie intergenerazionale. Ma una violenta crisi esistenziale, contrassegnata da un eccessivo uso di alcol e droghe e dalla protezione maniacale della sua privacy, porta Pacino sull'orlo della pazzia. Quasi non gli è più possibile lavorare: rifiuta "Nato il quattro luglio" (1989), "Pretty Woman" (1990) e "Allarme rosso" (1995), ma dà il meglio di se stesso nella caricatura del gangster fumettistico Big Boy Caprice nel discreto "Dick Tracy" (1990) di Warren Beatty, per il quale si fa sfuggire ancora una volta la statuetta dello zio Oscar, nel terzo capitolo (non molto riuscito) della saga de "Il Padrino", e nella commedia di Garry Marshall "Paura d'amare" (1991). Poi il miracolo! Partecipa al remake di "Profumo di donna" di Dino Risi, reintitolato "Scent of a Woman" (1992) di Martin Brest, e parallelamente conclude anche un altro film, "Americani" (1992) di James Foley, in un ruolo secondario accanto a Jack Lemmon. Finalmente, per la parte di non-vedente che fu di Vittorio Gassman, si aggiudica il tanto sospirato Oscar. Come al solito, non certo per il suo film migliore... Ci pensa di nuovo il vecchio De Palma ad offrirgli un bel ruolo come piacciono a noi nel bellissimo crime "Carlito's Way (1993), accanto ad un fetido Sean Penn. La vittoria agli Oscar riconferma Pacino come uno degli interpreti più importanti della cinematografia moderna e sembra che anche la vita privata abbia un momento felice con la relazione con Beverly D'Angelo che gli darà due gemelli nel 2001. Si aggiudica anche un bel Leone d'oro alla carriera nel 1994. Continua il listone dei rifiuti demenziali: Bryan Singer lo sceglie per il ruolo di Dave Kujan ne "I soliti sospetti" (1995), ma Pacino preferisce entrare in un altro film di Foley, il mediocre "Un giorno da ricordare" (1995). Come si dice: i gusti son gusti... Lo stesso anno esce il tanto strombazzato "Heat - La sfida" (1995) di Michael Mann, nel quale divide la scena per la prima volta col suo "storico" rivale Bob De Niro (la prima, in realtà, fu ne "Il Padrino - Parte II" ma i due non appaiono mai nelle stesse scene)! Contrariamente alle aspettative (che facevano presagire tutto il contrario), il film è favoloso, uno dei più riusciti noir degli anni novanta. Nel 1996, Pacino diventa regista, portando alla luce un progetto che aveva in mente fin dagli anni Settanta e che ha diretto mescolando l'inchiesta giornalistica, la ricostruzione meta-cinematografica e la fiction: l'interessante "Riccardo III - Un uomo, un re". Affianca poi Johnny Depp nel bel crime "Donnie Brasco" (1997), di Mike Newell, e, lo stesso anno, offre un'ottimo ritratto di Satana nel purtroppo mediocre "L'avvocato del diavolo", di Taylor Hackford. Nel 1999 è nel cast del film di Mann "Insider - Dietro la verità", passando poi nelle mani di Oliver Stone che ne fa un cazzuto allenatore di football americano nel sopravvalutato "Ogni maledetta domenica" (2000). Lo stesso anno dirige "Chinese Coffee", un film indipendente, finanziato da Pacino stesso, basato sull'omonima piece teatrale di Ira Lewis già portata in scena dall'attore dei primi anni novanta. Nel 2002 interpreta, accanto al compianto Robin Williams, il bel thriller "Insomnia", remake di un film norvegese omonimo (1997) di Erik Skjoldbjærg, diretto dal talentuoso Christopher Nolan. Vince il suo primo Emmy e un Golden Globe come miglior attore in una miniserie grazie alla fiction "Angels in America" (2004). È nell'opulento cast diretto da Steven Soderbergh in "Ocean's Thirteen (2007), e, dopo il mediocre poliziesco "Sfida senza regole" (2008), di Jon Avnet (seconda pellicola divisa con DeNiro e colossale occasione perduta...), nel 2010 dirige il suo terzo lungometraggio, stavolta una trasposizione da Oscar Wilde, "Wilde Salome", interpretata dalla bravissima Jessica Chastain. Nel 2012 è sugli schermi a sorpresa in un ruolo comico nell'insipida commedia "Jack e Jill", accanto ad Adam Sandler e Katie Holmes, diretto dal regista Dennis Dugan. Sarà poi nel film di Dito Montiel "The Son of No One" (2011), in "The Humbling" (2014) di Barry Levinson e in "Manglehorn" di David Gordon Green. Nel 2016, accanto ad Anthony Hopkins, fa parte del cast di "Conspiracy - La cospirazione" di Shintaro Shimosawa. Ma noi lo aspettiamo a gloria per il terzo round con DeNiro, questa volta diretto dal grande Martin Scorsese. Non vediamo l'ora! Tanti, tanti auguri Al!

"In questo Paese, devi fare la grana prima. E quando hai fatto la grana, c'hai il potere. E quando hai il potere, c'hai pure le donne. È per questo che bisogna muoversi."
Tony Montana/Al Pacino - Scarface

Al Pacino