Abbiamo l'onore oggi, cari amici dei Mutzhi Mambo, di celebrare un altro pezzo da novanta della letteratura Pulp: il grandissimo FRITZ LEIBER!
Intendiamoci, Pulp nel senso letterale del materiale in cui venivano stampate le sue storie, non nell'accezione di trash o violento come oggi si tende a identificare questo termine.
Però, quando si parla di fantascienza e orrore, proprio perché il loro immaginario è più specificatamente legato all'epoca in cui scrivevano rispetto ad opere di altri generi, col passare dei decenni anche gli autori più raffinati assumono il fascino ingenuo e rétro dei classici al pari dei loro epigoni più scadenti (ed è anche questo, in fondo, il bello del Pulp…).
E Leiber non era certo un autore scadente, anzi!
Considerato uno dei maggiori (se non il maggiore) scrittore di fantasy e di fantascienza della seconda metà del Novecento, Leiber non è un autore "facile", nonostante le apparenze di scrittore di “genere”: pochi come lui hanno saputo immaginare con più fantasia il futuro, creare dei plausibili mondi paralleli e scavare nelle paure più archetipiche dell’uomo.
In definitiva, è stato uno degli autori che ha traghettato la fantascienza nel mondo adulto della "letteratura seria".
Fritz Reuter Leiber Jr. nasce a Chicago il 24 dicembre del 1910.
Figlio di due attori shakespeareani, Fritz Reuter Leiber Sr., famoso a teatro e a Hollywood dal 1916 fino alla sua morte (anche lui meriterebbe di apparire in questo vostro Almanacco, in verità...) e Virginia Bronson, Leiber andrà spesso coi suoi genitori in tournée prima di fare l'università e laurearsi con lode in filosofia.
Questo imprinting di fascinazione per il mondo del teatro gli è rimasto e, in storie come "Non è grande magia" (1963) e "Quattro spettri in Amleto" (1964), ha descritto compagnie shakespeareane e ha ideato un personaggio di attore/produttore come protagonista del romanzo "Il fantasma del Texas" (1968).
Anche ne "Il Grande Tempo" (Premio Hugo 1958), nonostante la storia riguardi una guerra temporale fra due fazioni che cambiano continuamente la storia, tutta l'azione si svolge in una piccola bolla di spazio-tempo isolato, circa delle dimensioni di un palcoscenico teatrale con una manciata di personaggi.
Nel '32 il nostro studia teologia anglicana e lavora per qualche tempo come prete laico.
È anche uno scacchista professionista, schermidore di ottimo livello e farà pure qualche comparsata al cinema.
Si sposa nel 1936 e nel '38 ha un figlio, Justin Leiber, che diventerà un noto filosofo e professore universitario, nonché scrittore di fantascienza a sua volta.
Durante la Seconda guerra mondiale, in odio al nazifascismo, Leiber mette da parte le sue radicate convinzioni pacifiste e si impiega nella produzione bellica.
All'inizio della sua carriera di scrittore le sue opere sono pesantemente influenzate da quelle di H.P. Lovecraft (soprattutto dai “Miti di Cthulhu”) e da quelle del mitologo Robert Graves.
Il primo racconto dei suoi personaggi più celebri, Fafhrd e Gray Mouser (una improbabile coppia di "eroi" fantasy, con cui conia il genere "sword and sorcery"), esce nel 1939 e Leiber porterà avanti le loro avventure per ben 50 anni, facendoli crescere e maturare, cosa insolita in questo genere.
I sui primi due romanzi, "Ombre del Male" (una storia horror su delle mogli che usano la magia contro i loro mariti che ha avuto ben tre trasposizioni cinematografiche di cui due, "Weird Woman" con Lon Chaney - 1944 - e "Burn, Witch, Burn!" - 1962 - sono veri e propri classici del cinema dell'orrore) e "L' Alba delle Tenebre" vengono pubblicati nel 1943.
Nel '47 pubblica la sua prima raccolta di racconti horror e science-fiction "Night's Black Agents" e dagli anni '50 diviene scrittore a tempo pieno.
Molte delle opere migliori di Leiber sono racconti, specialmente horror.
Per storie come il racconto "La ragazza dagli occhi famelici" e il romanzo "Scacco al tempo", è considerato uno dei precursori del moderno genere dell'horror urbano.
Dagli anni '60 si affranca definitivamente dall’esempio Lovecraftiano e le influenze maggiori sulle sue opere diventano quelle della psicologia degli archetipi di Carl Gustav Jung e del "mito dell'eroe" di Joseph Campbell.
Prende molto male la morte della moglie, avvenuta nel 1969, e per tre anni si mette a bere di brutto; inoltre, a soldi se la passava anche peggio, tanto da abitare in veri e propri tuguri (al punto che scrittori suoi ammiratori come Harlan Ellison e Marc Laidlaw si stupiscono delle condizioni di miseria in cui vive il loro maestro).
Ritorna alla sua vecchia forma con un romanzo fantasy ambientato nella San Francisco dei giorni nostri, "Nostra signora delle tenebre", pubblicata a puntate in forma breve nella rivista “The Magazine of Fantasy and Science Fiction” come "The Pale Brown Thing" (1971), nella quale le città sono il terreno di coltura di un nuovo tipo di elementali evocabili con l'oscura arte della “megapolicromansia” ed il protagonista, uno scrittore di fantascienza divenuto alcolista per la morte della moglie, è evidentemente modellato sulla sua esperienza autobiografica.
Il racconto sui mondi paralleli "L'ingegner Dolf" (1975) aggiunge un altro premio Nebula (il secondo) e Hugo (il quinto) alla sua collezione.
Si affranca definitivamente dai suoi problemi economici quando comincia a percepire le royalties per l'utilizzo dei suoi celebri personaggi fantasy da parte dei creatori di “Doungeons and Dragons”.
L'anno della sua morte sposa la sua amica di vecchia data, la poetessa Margo Skinner.
Un tumore al cervello ce lo porta via il 5 settembre del 1992.
Per molti, l'appellativo "Pulp" riferito a Leiber potrà sembrare riduttivo.
Per molti ma non certo per noi…
Onore a Fritz Leiber!
Nota a margine: siccome padre e figlio si somigliavano un po', hanno entrambi lavorato nel cinema e spesso anche nelle bio vengono confusi, ci sta che il tizio ritratto nella foto, che a noi pare proprio il nostro Fritz Leiber Jr., sia in realtà il Senior. Ma la foto ci piaceva così tanto che l'abbiamo preferita ad altre più "sicure" eccchisssenefrega! !
"La signorina Millick si chiedeva che cosa diavolo fosse successo al signor Wran. Continuava a fare stranissimi discorsi durante la dettatura. Proprio quella mattina si era girato di scatto e aveva chiesto: «Avete mai visto un fantasma, signorina Millick?». E lei aveva riso nervosamente e replicato: «Quando ero bambina e dormivo in solaio, vedevo sempre una cosa bianca e gemente uscire dall'armadio. Ovviamente era solo la mia fantasia. Avevo paura di molte cose allora.» Ed egli aveva detto: «Non intendevo quel tipo di fantasmi, ma i fantasmi del mondo di oggi, con la fuliggine delle fabbriche sulla faccia e il frastuono delle macchine nell'anima.»"
Fritz Leiber - Fantasma di fumo