I "duri" non li esporta solo l'America.
Oggi, cari amici dei Mutzhi Mambo, ad un anno esatto, vogliamo ricordare la nefasta scomparsa del gigantesco GASTONE MOSCHIN, uno dei volti più "duri" del cinema italiano!
I più lo rammenteranno come l'indimenticabile Architetto Melandri nella saga di "Amici Miei" ma in realtà Moschin ha prestato il suo cranio pelato ad alcuni dei più trucidi poliziotteschi italiani, primo fra tutti il capolavoro di Fernando Di Leo, "Milano calibro 9", che, se non lo avete ancora visto, non siete più degni di seguire questa pagina!
Soprannominato il “signore della commedia all’italiana”, per il suo stile elegante, vive tra gli anni ’60 e gli anni ’80 il periodo migliore della sua carriera.
Poliedrico come nessun altro nella sua capacità di passare da un genere all’altro senza mai fossilizzarsi in una sola tipologia di ruoli o di film, attore di superbo talento, pochi come lui, sono stati in grado di sfornare tanti personaggi memorabili, rimasti nella memoria collettiva.
Oltre 70 i film interpretati nella sua gloriosa carriera ed una miriade di personaggi italici restituiti alla perfezione sono le “stelle” appuntate sul suo petto!
Gastone Moschin nasce a San Giovanni Lupatoto, in provincia di Verona, l'8 giugno del 1929.
Si forma all'Accademia d'arte drammatica di Roma e inizia a recitare a teatro e poi negli sceneggiati televisivi della Rai.
È grazie al nuovo mezzo che il grande pubblico lo conosce, stimandolo per la verve che sa spaziare di toni grottesca a quelli drammatici.
Il volto particolare, che indugia sia nel buffonesco che nel serioso gli permette di affrontare ruoli diversi in gran parte del cinema italiano.
Comincia nel 1960 con "L'audace colpo dei soliti ignoti" di Nanni Loy, sequel del celeberrimo film di Monicelli (anche se la prima apparizione di Moschin è in realtà ne "La rivale" del 1955) per proseguire con "Che gioia vivere!", di René Clément e "Tiro al piccione", di Giuliano Montaldo, entrambi del 1961.
Gli anni sessanta lo vedono interprete di pellicole come "Anni ruggenti" (1962) di Luigi Zampa, "L'amore difficile" (1963) e "La visita" (1964) di Antonio Pietrangeli.
E' con "Signore e signori" (1965) di Pietro Germi che accanto a Virna Lisi dà sfogo alla sua verve, interpretando il ruolo di un marito schiavizzato che persegue il sogno di un amore impossibile con una commessa.
Lo stesso anno centra un grande successo commerciale e personale con il ruolo di Adolf nella commedia d'azione "Sette uomini d'oro", film “camp” di culto diretto da Mario Vicario, che genera un sequel ("Il grande colpo dei sette uomini d'oro", sempre di Vicario) e un paio di imitazioni/variazioni ("Sette volte sette" del 1969, e "Stanza 17-17 palazzo delle tasse, ufficio imposte" del 1971, entrambi per la regia di Michele Lupo), sempre con Moschin protagonista.
"Ray Master l'inafferrabile" (1966) è un heist movie di Vittorio Sala e "Due killers in fuga" (1966), di Louis Grospierre, una commedia di azione.
Il misogino "L'harem" (1967), diretto da Marco Ferreri, e "Una moglie giapponese?" (1968), di Gian Luigi Polidoro, in cui fa la parte di un ragioniere spedito in estremo Oriente, lo vedono di nuovo impegnato in ruoli satirici.
Come quelli usciti lo stesso anno: "Italian Secret Service", di Luigi Comencini, dove interpreta un avvocato guascone, il grottesco "Sissignore" di Ugo Tognazzi, sempre nel ruolo di un avvocato cinico, e "Dove vai tutta nuda?" di Pasquale Festa Campanile, con Tomas Milian e la bonissima Maria Grazia Buccella.
Nello spaghetti western "Gli specialisti" (1969) dello “specialista” Sergio Corbucci, interpreta uno sceriffo, a fianco del cantante francese Johnny Hallyday.
Nel 1970 ha il ruolo dell'agente speciale della polizia segreta fascista Manganiello, nel bellisssimo "Il conformista", di Bernardo Bertolucci.
Lo stesso anno recita nella commedia sci-fi "L'inafferrabile invincibile Mr. Invisibile", di Antonio Margheriti, liberamente tratto da "L'Uomo Invisibile di H. G. Welles, e nel thriller "Concerto per pistola solista", di Michele Lupo.
Del 1971 è la commedia "Ninì Tirabusciò, la donna che inventò la mossa", di Marcello Fondato, con la fantastica Monica Vitti, liberamente ispirato alla vita di Maria Campi, la diva di varietà, nota per aver inventato il celebre movimento d'anca chiamato "mossa"; "Mio padre monsignore", di Antonio Racioppi; "Io non vedo, tu non parli, lui non sente", di Mario Camerini, remake inutile del cultissimo "Crimen", diretto dallo stesso Camerini nel 1960; e in "Roma bene" di Carlo Lizzani, dove da il meglio di se nella parte di un laido monsignore.
Nel 1972 è l'ambiguo malavitoso Ugo Piazza nel celebre, meraviglioso noir "Milano calibro 9", di Fernando Di Leo, con al fianco la stupenda Barbara Bouchet e Mario Adorf, uno dei capostipiti del poliziottesco, nonché la vetta più alta raggiunta dal genere.
Lo stesso anno sostituisce Fernandel in "Don Camillo e i giovani d'oggi", è nel cast del "decamerotico" "Fiorina la vacca", di Vittorio De Sisti, con Janet Agren e Ornella Muti, e interpreta il poliziesco ipercinico "La violenza: quinto potere", diretto da Florestano Vancini, con Enrico Maria Salerno e Ciccio Ingrassia in uno dei suoi rari ruoli drammatici.
Nel 1973 è un convincente Filippo Turati ne "Il delitto Matteotti", di Florestano Vancini.
Nel 1974, dopo lo scandaloso "L'Erotomane", di Marco Vicario, con la procace Isabella Biagini, viene chiamato da Francis Ford Coppola per il celeberrimo ruolo del bieco Don Fanucci ne "Il padrino - Parte II", interpreta poi il crudele bandito detto Il Marsigliese nel poliziottesco "Squadra volante" di Stelvio Massi, con Tomas Milian e Mario Carotenuto (il personaggio del Marsigliese avrà successo tanto da essere citato in varie forme in numerosi film del genere), ed è protagonista nella commedia poliziesca "Commissariato di notturna", di Guido Leoni.
Un anno dopo sarà la volta del film della vita: interpreta Rambaldo Melandri, l'architetto facile agli innamoramenti demenziali, nell'amarissima commedia "Amici miei" di Mario Monicelli.
Le sue avventure sentimentali proseguiranno anche nei due episodi successivi della saga dei vecchi, spietati burloni, tanto da arrivare ad un duello con la sciabola nel terzo film della serie diretto da Nanny Loy nel 1985.
Nel 1978, ancora un poliziottesco per il nostro Moschin, "Poliziotto senza paura", di Stelvio Massi, con la star del genere, Maurizio Merli.
Negli anni '80, dirada moltissimo le apparizioni cinematografiche: è protagonista in "Si salvi chi vuole" (1980) di Roberto Faenza, dove interpreta un deputato ormai imborghesito del PCI, che rischia il crollo a causa della moglie permissiva (una sempre meravigliosa Claudia Cardinale), della figlia sguaiata e del fidanzato scansafatiche; in "Scherzo del destino in agguato dietro l'angolo come un brigante da strada"(1983), di Lina Wertmüller; e in "Una spina nel cuore" (1986) di Alberto Lattuada.
Nei '90 è nel cast di "Donne con le gonne" (1991), di Francesco Nuti e del fiabesco "I magi randagi" (1996) di Sergio Citti.
Degli anni '90 sono ancora "Non chiamarmi Omar" (1992), di Sergio Staino, e "Porzûs" (1997), di Renzo Martinelli.
Della sua numerosa produzione televisiva, vogliamo giusto ricordare la miniserie culto in quattro episodi "I racconti fantastici di Edgar Allan Poe" (1979), di Daniele D'Anza.
Dal 1990 Moschin vive a Capitone, vicino a Narni, dove gestisce anche un maneggio di cavalli, divenuto il primo centro di ippoterapia dell'Umbria.
Per alcuni anni è tra gli insegnanti della scuola di recitazione "MUMOS" a Terni organizzata dallo stesso Moschin, dalla ex moglie Marzia Ubaldi e dalla figlia Emanuela.
Da tempo sotto osservazione per una grave cardiopatia cronica, il nostro Gastone muore il 4 settembre del 2017, all'ospedale Santa Maria di Terni.
Inutile aggiungere troppe parole...Facce così non c'è le rendono più!
Onore al grande Gastone Moschin!
“O brutta imbecille! E Dio, per far restar vergine una come te... affoga tutta Firenze?!”
Il Melandri/Gastone Moschin - Amici Miei atto II