SANGUE SU SANGUE
Fedeli al nostro mandato di amanti e promotori del Pulp, ci accingiamo a fare una delle nostre rarissime capatine nel mondo dell'arte tout court, pronti ad omaggiare un artista davvero controverso.
Oggi infatti è il compleanno del rivoltante HERMANN NITSCH, il massimo esteta del sangue!
Chiaramente, essendo il Pulp, nella felice e famosa definizione datane da Bebo Storti/Thomas Prostata, essenzialmente "sangue e merda", non potevamo esimerci dal celebrare l'artista che del sangue e delle interiora ha fatto il filo conduttore della sua "poetica".
Prima di iniziare però dobbiamo mettere le mani avanti per un paio di motivi che vogliamo chiarire subito.
Innanzitutto facciamo presente che generalmente non ci occupiamo di arte, primo perché non ne capiamo un granché e secondo perché l'arte contemporanea la consideriamo spesso e volentieri della fuffa bella e buona, legata a fenomeni modaioli, utile ai galleristi per vendere minchiate a prezzi esorbitanti e ai critici per pavoneggiarsi cercando di dare spessore e sponsorizzare delle cazzate vergognose; oltretutto siamo sempre scettici sul fatidico distinguo fra "artisti" e "artigiani", che per noi non ha senso.
Poi, entrando nello specifico delle opere di Hermann Nitsch, non vogliamo assolutamente formulare un giudizio sulle implicazioni etiche e morali di come lavora questo artista.
Neanche a noi, che sangue e merda li celebriamo quotidianamente, i metodi usati da Nitsch vanno tanto a genio: sangue e budella di animali squartati gettati addosso a dei ragazzi nudi durante le sue shockanti performance, non sono proprio il massimo della vita, però bisogna ammettere che il pugno nello stomaco funziona!
Raramente è possibile assistere a qualcosa di altrettanto potente e perturbante, per quanto disgustoso e moralmente controverso.
Ma in questo Vostro Almanacco i moralismi non devono avere posto: dopotutto come già ripetuto alla nausea, se si chiama "Pulp" ci sarà un perché...
C'e da considerare anche che le frattaglie usate nei primi film splatter da Herschell Gordon Lewis, Mario Bava e Lucio Fulci, spesso e volentieri erano "reali", comprate dal macellaio sotto casa; in diverse "cannibal" e "mondo" "movie" le torture inflitte agli animali erano purtroppo vere; quindi, diciamoci la verità, i "metodi" usati da Nitsch non dovrebbero scandalizzare troppo degli appassionati di Pulp come in nostri cari amici dei Mutzhi Mambo.
Ma torniamo a parlare del nostro artista...
L'Austria, come sappiamo, non è solo la patria di Mozart, Freud e Hitler, ma anche del famigerato "Azionismo Viennese" ("Wiener Aktionismus"), un movimento artistico che si sviluppa nei primi anni ‘60, caratterizzato da performance sanguigne, sadomasochismo, blasfemia, ritualità primitive e messinscene cariche di violenza.
Arte dissacrante che vede il corpo come mezzo espressivo per esternare malattie esistenziali: nell’arte “tradizionale” la creazione parte dalla mente per arrivare al corpo, qui, viceversa, si usa il corpo per comunicare alla mente.
Protagonisti di questa nuova cultura furono Gunter Brus, Otto Muhl, Rudolf Schwarzkogler e il nostro Hermann Nitsch, ideatore dell’ "Orgien-Mysterien Theater".
L’artista più complesso del gruppo è proprio il nostro che con il suo "Teatro delle Orge e dei Misteri" mette in scena crocifissioni, interiora di animali squartati, tanto sangue su persone, pareti ed oggetti.
Riti dionisiaci che durano interi giorni, che coinvolgono molte persone in atti sacrificali.
Per Nitsch la violenza è giustificata dallo scopo puramente terapeutico e catartico: i riti collettivi sono come una grande seduta di psicoanalisi per purificarsi da tutti gli eccidi del Novecento.
Delle specie di sabba accompagnati dalla musica orchestrale, che permettono allo spirito dionisiaco di esplodere all’esterno del proprio inconscio.
L’artista sostiene che ogni uomo ha una potenza violenta ed assassina che deve essere liberata, sublimata, sfogata, per raggiungere la purezza.
A dirla tutta, il nostro barbuto Nitsch, con il suo camice bianco imbrattato di sangue, fa pensare più ad un macellaio sovrappeso a fine giornata di lavoro che ad un mistico.
Ma il suo rovistare a piene mani nella carne sporca di sangue e delle sue interiora serve a far sfogare quell’istinto violento e perverso insito nell’uomo, unicamente per salvarlo, consentendo la liberazione da tabù religiosi, moralistici, sessuali...
Mah, che dire...
Di sicuro è roba da voyeur parecchio morbosi, questo sì!
Di sicuro bella Pulp!
Molto Pulp!
Pure troppo...
Hermann Nitsch nasce a Vienna il 29 agosto del 1938.
Si diploma come grafico pubblicitario e trova lavoro presso il Museo della Tecnica della capitale austriaca.
Nel 1957 elabora il concetto di "Teatro delle Orge e dei Misteri", una nuova forma di arte totale (Gesamtkunstwerk) che coinvolge tutti e cinque i sensi in cui, con intenti freudianamente liberatori, gli elementi profondi sensoriali-pulsionali affiorano attraverso uno stato di eccitazione psico-fisica.
È legata al concetto psicanalitico di abreaktion, ovvero la scarica emozionale che consente ad un soggetto di rimuovere gli effetti di accadimenti drammatici
Forte è il rapporto dell' "Orgien Mysterien Theater" con le cerimonie rituali e religiose dei popoli arcaici, durante le quali si sacrificavano animali e si spargeva il loro sangue ed interiora.
Nel 1961 diventa uno dei maggiori esponenti del "Wiener Aktionismus", il movimento che negli anni sessanta rappresenta (con Günter Brus, Otto Mühl e Rudolf Schwarzkogler) la massima tensione espressiva della body art europea.
La loro performance di esordio, alla rassegna delle Wiener Festwochen, dal titolo "Die Blutorgel" ("Organo di sangue"), vede Nitsch, Muhl e Adolf Frohner murati per tre giorni nel vano di un locale.
È una delle poche esibizioni che vede la cooperazione tra artisti che solitamente operavano in autonomia.
Günter Brus, del gruppo, è il più masochista e carico di implicazioni erotiche: beve il suo piscio (non disdegnanodo neanche quello del collega Otto Muhl) e si masturba in pubblico.
Non da meno Muhl, che oltre allo scambio di liquidi con l’amico Brus, durante una performance getta una ragazza in un cumulo di rifiuti per poi sfregiarne il corpo con oggetti e colate di pittura.
Schwarzkogler è invece è proprio sadomasochista: si accanisce sul proprio corpo ferendosi e la sua prematura scomparsa è da ricondurre probabilmente ad un tentativo di autocastrazione.
Nel frattempo Nitsch dipinge i primi "Schüttbilder" (opere create gettando colore e sangue sulla tela) nell’ambito del "tachisme", il movimento informale che esalta l’immediatezza del gesto di chi riversa o schizza colori sul supporto, anche usando direttamente le mani.
Dal 1961 si intensificano le azioni nel corso delle quali si procede al dilaniamento di un agnello, il cui sangue viene usato come colore.
La prima "Aktion" ("Blood Organ"), alla quale ne seguiranno più di un centinaio, si svolge nel dicembre 1962 a Vienna e dura circa 30 minuti.
Un uomo è incatenato come se fosse crocifisso e viene coperto con un lenzuolo bianco.
L'artista versa sulla sua faccia del sangue che si riversa sul lenzuolo.
Il modo in cui il sangue (o il colore) si fissano sulla superficie del telo, scorrendo liberamente verso il basso, sarà lo stesso in cui negli anni seguenti Nitsch crea i suoi Shuettbilder, che vende poi a prezzo sempre più alto.
Crescono nel corso degli anni '60 gli spettatori - attori, si moltiplicano i materiali usati (come le interiora degli animali) e gli apparati scenici.
Alla fine del decennio, quando la rivoluzione nell’arte si spinge oltre i confini dell’opera, in Germania con Beuys e Vostell, negli Stati Uniti con Kaprow e l’happening e il Gruppo Fluxus, Nitsch pensa ad una rappresentazione teatrale come una festa di affermazione della vita, con il coinvolgimento totale dell’esistenza.
Purtroppo, dopo tre arresti e diverse denunce, il nostro è costretto a lasciare l'Austria nel 1968, per riparare in Germania.
Nel 1971 torna in patria e acquista il castello di Prinzendorf, a 50 km da Vienna, che diviene la sede del suo "Das Orgien Mysterien Theater", le cui "Aktionen" si susseguono a partire dalla domenica di Pentecoste del 1973.
L'artista orchestra le performance, che durano anche sei giorni consecutivi, al pari di un sacerdote o di un direttore sinfonico.
Il sottofondo delle "Aktionen" è infatti la partitura di sue composizioni, simili alle litanie dei monaci ortodossi.
Nel 1974 entra in contatto a Napoli con Giuseppe Morra e il suo studio, dove esegue la "45.aktion" per la quale viene espulso dall’Italia.
Nello stesso anno Morra organizza in Germania, a Düsseldorf, una sua monumentale azione durante i tre giorni della fiera d’arte.
Lo Studio Morra diviene la sua galleria di riferimento e il suo editore: edita fra l’altro la sua opera teorica fondamentale, l’ "o.m. theater 2".
Nel 1977, morta tragicamente la moglie Beate, Nitsch la commemora con la "55.aktion" nella Chiesa di Santa Lucia a Bologna, il cui spartito musicale del requiem vinen pubblicato ssmpre dal fido Morra.
Nel 1979, ancora depresso dalla vedovanza, il nostro si trasferisce in Campania per un breve periodo, trovando un sito ideale per ambientare una nuova azione, la “Cuma könig oidipus III.fest”, di cui scrive la partitura, che pubblica nel 1983.
Nel corso degli anni Settanta-Ottanta si intensificano le partecipazioni alle grandi rassegne internazionali, gli interventi in prestigiosi musei, le conferenze e le esecuzioni musicali.
Nel luglio del 1984 la sua "80.aktion" dura tre giorni e tre notti.
Dagli anni novanta diminuiscono le Aktionen e l'artista predilige le esposizioni, personali e collettive, in cui Nitsch installa i relitti, gli oggetti, le installazioni, i materiali, le grandi tele, le partiture, i progetti grafici che hanno dato vita alla sua singolare esperienza di arte, nella quale confluiscono teatro, pittura, musica, fotografia, video, performance.
I Duemila lo consacrano come uno dei maggiori artisti viventi, con mostre e esposizioni nelle maggiori gallerie e musei di tutto il mondo, che non mancano mai di suscitare proteste di bacchettoni, moralisti e animalisti che tentano (a volte con successo) di boicottarle.
Il 13 settembre 2008 Giuseppe Morra apre il "Museo Archivio Laboratorio per le Arti Contemporanee Hermann Nitsch" a Napoli, uno spazio di documentazione e di approfondimento dell’opera di Nitsch, che ospita la produzione storica e le più recenti installazioni per analizzare in maniera quanto più ampia la sua immensa e controversa opera.
Il tema dell’esistenza, con le sue variabili più segrete, sembra infine essere lo spirito guida delle ultime opere di Nitsch, lavori più riflessivi, più ponderati, in una riconsiderazione totale della vita e delle suoi misteri.
Senza più battaglie, ma in una placida contemplazione.
Chi pensa di ritrovare in questi lavori il Nitsch dell' "Orgien Mysterien Theater" verrà disatteso: nelle "Malaktion" del 2011 trionfa il colore, con una tavolozza inedita per l’artista che recentemente ha cominciato a confrontarsi con esso.
Anche in questo caso Hermann si riconferma il degno erede di una tradizione romantica, e più tardi espressionista, che celebra la grandezza del gesto, eroico anche se impotente nei confronti della potenza della natura.
Per alcuni non è neanche un artista ma è stato pure definito il "Caravaggio contemporaneo"...
I paragoni non ci sono mai piaciuti troppo, specie quelli così altisonanti da essere fuori luogo ma senza dubbio le opere di Nitsch, come a suo tempo quelle del pittore seicentesco, non lasciano indifferenti lo spettatore!
Certo, i tempi son cambiati: ora c'è bisogno di più sangue per stupire e indignare...
Dopotutto siamo o non siamo in tempi più Pulp?
Tanti auguri, Herr Nitsch!
“È solo passando attraverso i più bassi istinti dell’uomo che può avvenire la catarsi. Quando squartiamo un animale, sentiamo le sue viscere calde, beviamo il suo sangue, ritorniamo in contatto con qualcosa di primitivo che ci appartiene. È in questi momenti che esce fuori la nostra natura, che non è né buona né cattiva, è semplicemente il nostro istinto. Può essere anche violento, ma la violenza fa parte del mondo ed è meglio esorcizzarla in un rito collettivo che reprimerla. Viviamo in una forma di depressione latente, siamo anestetizzati. Le mie Azioni sono un modo per avvicinare la vita alla morte ed è da questa esperienza che usciamo più forti. Ecco perché la gente che partecipa mi ringrazia.”
Hermann Nitsch