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EREDE DA BRIVIDO

Non è facile il compito di oggi, cari amici dei Mutzhi Mambo: parlare di un gigante del cinema così celebre come BRIAN DE PALMA è un lavoro arduo, complesso, difficilmente oggettivo, che sicuramente darà risultati controversi e incompleti.
Ma rassicurati dal fatto che questo Vostro Almanacco non è la Treccani (né aspira ad esserlo), non è un covo di nerd maniacali, né tantomeno un blog di pedanti specialisti, ci apprestiamo con modestia ad omaggiare uno dei più grandi registi viventi, un autore davvero indispensabile per l'evoluzione presente e futura del Pulp.
Dai più riconosciuto come il degno erede del maestro del brivido Alfred Hitchcock, Brian De Palma non solo ha rivisitato magistralmente e in modo assolutamente personale lo stile del suo grande predecessore ma ha anche contribuito, con la sua opera, allo sviluppo del thriller, mantenendo in primo piano la suspance e la tecnica narrativa, senza eccedere in sterili effettacci splatter fini a sé stessi che così spesso diventano il punto focale di molti titoli del genere.
Per carità, a noi il gore piace, la violenza estrema pure, ma bisogna riconoscere che saper creare e mantenere la suspance è una qualità più raffinata e complessa, e De Palma è davvero un Maestro nel farlo.
A leggere la sua lista di capolavori (da "Carlito's way" a "Carrie", da "Fury" a "Gli intoccabili", da "Blow Out" a "Omicidio a Luci Rosse", da "Scarface" a "Vestito per uccidere", e tanti altri...), vengono davvero le vertigini: nessuno meglio di De Palma è capace di tenere così ai massimi livelli le scene di tensione!
L'enorme talento di artigiano delle immagini, l'accurata cesellatura dei suoi celeberrimi piani sequenza, lunghissimi e articolati, l'impiego raffinato del colore e delle scenografie, l'uso disinvolto dello split screen, la capacità di usare il ralenty senza annoiare, bensì col fine di aumentare il coinvolgimento: tutto questo ben di Dio fa di De Palma uno dei registi più originali e più emozionanti degli ultimi quarant'anni.
De Palma è uno dei protagonisti della New Hollywood: autori come Steven Spielberg, George Lucas, Francis Ford Coppola, Martin Scorsese, che hanno cambiato in modo epocale il cinema americano negli anni Settanta, fino ad allora piantato sui thiller modello Hitchcock.
Brian, di questi, è forse il più fedele alla poetica del genio inglese ma rimane uno degli autori più interessanti in circolazione.
Nonostante la sua ricca produzione sia discontinua, alternando capolavori assoluti a film oggettivamente mal riusciti, il "tocco alla De Palma" non manca mai, almeno in una sequenza o due da antologia, e la sua presenza ha permesso di nobilitare pellicole dal copione dimenticabile.
Visionario e capace, come pochi, di ammaliare lo spettatore, De Palma riesce sempre ad affascinare, anche quando non convince.
I pezzi migliori della sua carriera hanno a che fare con temi forti come l'horror e il paranormale, la vendetta, la delinquenza, i crimini di guerra, il vojeurismo, il feticismo e il sesso, anche nella sua visione più estrema; ma il nostro, quando è in forma, riesce a nobilitare qualsiasi cosa.
Abituato a lavorare con grandi nomi dell'establishment hollywoodiano, De Palma è sempre riuscito a trarre fuori il meglio dagli ottimi attori che ha avuto a disposizione, basti pensare, tra gli altri, alle performance nelle sue pellicole di Al Pacino, Sean Connery, John Travolta, Robert De Niro, Michael Caine, Sean Penn...
Purtoppo ultimamente è francamente un po' bollito e non riesce (o non vuole...) a trovare produzioni degne della sua maestria, come ha dimostrato anche la sua ultima, stanca fatica, uscita dopo anni di silenzio.
Ma noi non disperiamo, finché c'e vita c'è speranza!

Brian Russel De Palma nasce a Newark, nel New Jersey, l'11 settembre del 1940, da una famiglia di origini italiane.
Trascorre la giovinezza a Philadelphia dove la famiglia si trasferisce quando lui ha appena 5 anni.
I suoi interessi principali inizialmente sono rivolti alla scienza e alla tecnica, forse influenzato dal padre, noto chirurgo ortopedico.
La madre è una cantante lirica che ha rinunciato alle sue ambizioni artistiche per star dietro alla famiglia, il fratello maggiore Bruce diventerà in seguito un brillante fisico, mentre il terzogenito, Bart, è un appassionato di pittura.
Al liceo, Brian è considerato dagli insegnanti un promettente talento dall'inclinazione innata per l'elettronica; anche i compagni lo ricordano come un ragazzo affascinato dal funzionamento degli oggetti più svariati, capace di passare ore intere a smontare da cima a fondo apparecchi radiofonici o sintonizzatori per comprenderne con esattezza la meccanica interna.
La svolta decisiva avviene quando De Palma, volendo conseguire come il fratello una laurea in fisica, arriva da matricola alla Columbia University.
L'ateneo newyorkese però è più sbilanciato verso le materie umanistiche, e il nostro trascura gli studi scientifici, scoprendo il ben più affascinante mondo dello spettacolo, dopo aver visto classici come "Quarto potere"; si dedica dapprima al teatro e, in seguito, al cinema sperimentale.
Ottenuto il titolo, De Palma riesce nell'impresa di ottenere una borsa di studio presso un altro istituto newyorkese, il Sarah Lawrence College.
Per lui questa è un'opportunità importante che gli consente di avere docenti come Alfred Hitchcock e Andy Warhol, e di lavorare a stretto contatto con quello che considera il suo primo e unico maestro, Wilford Leach, che appunto insegna in questa scuola.
Inizialmente, le sue produzioni sono corti bianco e nero ed esordisce nei lungometraggi con la commedia thriller, sempre girata in b/n, "Murder à la Mod" (1969).
Scopre intanto un giovane attore destinato ad una grande carriera: nel 1968 infatti il nostro realizza la commedia satirica "Ciao America!" (1968) con Robert de Niro alla sua prima apparizione cinematografica.
Seguono altri due commedie, sempre con De Niro, "The Wedding Party" (1969) e "Ciao mamma!" (1970).
Con lo sperimentale "Dionisio nel '69" (1970), diretto insieme a Richard Schechner, rilegge, in chiave politicizzata e contemporanea, le "Baccanti" di Euripide, pur rimanendo fedele alla commedia greca.
Anche avendo a disposizione budget ridotti, riesce a lavorare con attori di un certo spessore come Charles Durning nel thriller con sfumature horror "Le due sorelle" (1973), e con Orson Welles nella commedia amara "Conosci il tuo coniglio" (1972).
La fama internazionale arriva con "Il fantasma del palcoscenico" (1974), un musical rock venato di orrore e melodramma, scritto e diretto dal nostro.
Si tratta di un adattamento molto libero di temi provenienti da "Il Fantasma dell'Opera", "Il Gobbo di Notre Dame", "Il ritratto di Dorian Gray" e "Faust"; inizialmente è un sonoro fiasco al botteghino e le critiche sono feroci ma lentamente si rivelerà un cult assoluto.
Dopo un ottimo thriller come "Obsession - Complesso di colpa" (1976), a De Palma viene offerta la possibilità di dirigere un film basato sul romanzo di Stephen King "Carrie", la storia di un'adolescente emarginata e bullizzata che scopre di avere il potere della telecinesi.
Il film, interpretato da Sissy Spacek, Piper Laurie e John Travolta, è l'occasione per De Palma di sperimentare la tecnica dello split screen, lo schermo diviso, vero marchio di fabbrica del nostro per cui diventerà giustamente famoso.
"Carrie" avrà un enorme successo, ottenendo pure le nomination agli Oscar per le due attrici principali (Laurie e Spacek).
Il film è considerato tuttora come uno dei più riusciti adattamenti dai romanzi del "Re dell'Orrore" e viene elogiato dalla maggior parte dei critici, assicurando la reputazione di De Palma come regista da seguire.
Dopo questo successo gira la spy story/horror "Fury" (1978), con Kirk Douglas e John Cassavetes, e la commedia "Home Movies - Vizietti familiari" (1979), di nuovo con Douglas, il morboso giallo hitchcockiano "Vestito per uccidere" (1980), con Michael Caine e Angie Dickinson, e un altro serratissimo thriller poliziesco intitolato "Blow Out" (1981), con John Travolta e Nancy Allen, e la splendida colonna sonora di Pino Donaggio.
Il suo film successivo è il controverso "Scarface" (1983).
Remake molto libero e iperviolento scritto da Oliver Stone, del classico crime di Howard Hawks, e interpretato da Al Pacino nel ruolo che fu di Paul Muni, racconta l'ascesa al potere dell'immigrato cubano Tony Montana attraverso il traffico di droga.
Il film, pur essendo stato stroncato dalla critica, sarà un grande successo commerciale e la figura carismatica del protagonista, nel bene e nel male, influenzerà davvero una pletora di delinquentelli pronti ad atteggiarsi a mo' di Tony Montana.
De Palma realizza poi un altro giallo in stile Hitchcock, pestando però il piede sull'acceleratore per quanto riguarda le atmosfere morbose, l'erotismo e il meta-cinema: "Omicidio a Luci Rosse" (1983), quasi un omaggio al voyeurismo de "La finestra sul cortile", con una splendida Melanie Griffith mai più così arrapante.
Tenta poi la carta della commedia nera con "Cadaveri e compari" (1986) ma, nonostante la presenza di un Danny De Vito in splendida forma, il film si rivela un fiasco.
Arriva però uno straclassico a risollevare le acque: "Gli intoccabili" (1987), fantastico remake scritto da David Mamet dell'omonima vecchia serie televisiva con Robert Stack: ad interpretarlo il vecchio amico Robert De Niro nel ruolo di Al Capone, e poi Kevin Costner, Sean Connery e Andy Garcia.
Il film, contrassegnato da un ritmo incredibile e una sceneggiatura di ferro, è uno dei migliori gangster movie moderni e vanta pure una bellissima colonna sonora di Morricone.
Il nostro Ennio però l'Oscar questa volta non se lo becca (dovrà aspettare altri trent'anni ed un certo Tarantino...) ma il vecchio Sean Connery sì, finalmente...
Dopo Gli intoccabili, De Palma realizza il Vietnam-movie "Vittime di guerra" (1989) con Michael J. Fox e Sean Penn.
La pellicola si concentra sulle disavventure di una recluta che assiste impotente allo stupro di una ragazzina vietnamita ad opera del suo sergente inseme a dei suoi commolitoni e tenta poi di denunciare l'accaduto.
Probabilmente la scelta di Fox come protagonista non è stata felicissima, essendo troppo legato al cinema adolescenziale per un ruolo così drammatico (Penn, invece, come veterano bastardo è favoloso), probabilmente l'argomento risulta troppo scabroso anche per un Vietnam-movie, probabilmente ha sofferto dell'uscita in mezzo a due straclassici del genere come "Platoon" e "Full Metal Jacket": fatto sta che il film verrà ampiamente sottovalutato, pur essendo uno dei migliori della filmografia del nostro.
Anche se oggettivamente al botteghino non è un insuccesso, è il primo film a mostrare quanto sia sottile la linea che separa il nostro De Palma dal disastro finanziario.
Disastro che avviene puntuale col pretenzioso "Il falò delle vanità" (1990), tratto da un romanzo di successo di Tom Wolfe dove non basta la presenza di una serie di attori famosi come Tom Hanks, Melanie Griffith, Bruce Willis e Morgan Freeman a salvare una commedia che dovrebbe mettere alla berlina vizi e virtù di Hollywood ma si rivela confusa e inconcludente; sarà un sonoro flop commerciale e varrà al nostro due nomination per i Razzie Award.
Ma il successo per Brian e un po' come le montagne russe: dopo il buon horror psicologico "Doppia personalità" (1992), esce il bellissimo "Carlito's Way" (1993).
Si riforma la coppia De Palma/Pacino, questa volta coadiuvato da un viscidissimo (e bravissimo) Sean Penn, per raccontare la tesissima parabola di un ex criminale appena uscito di prigione che tenta inutilmente di rifarsi una vita lontano dai guai.
Inutile dirlo: capolavoro!
Nel 1996 realizza il suo lavoro più mainstream, "Mission: Impossible" (1996), action fantaspionistico tratto dalla omonima serie televisiva anni '60, con Tom Cruise e Jon Voight.
Nonostante la confezione "blockbuster", la pellicola è ricca di suspance e di trovate registiche geniali, nonché di una irresistibile atmosfera retrò, piazzandosi una spanna sopra a tante produzioni analoghe.
Peccato che De Palma abbia diretto solo il primo di questa serie...
Segue il thiller "Omicidio in diretta" (1998), ricco anch'esso di ottime sequenze ma a cui non giovano né la sceneggiatura piena di buchi e strafalcioni, né la mediocre interpretazione di un Nicolas Cage ai minimi storici.
Altro passo falso è il visivamente sorprendente ma non riuscito "Mission to Mars" (2000) che gli vale un'altra nomination per i Razzie.
Incontra nuovamente il fallimento con l'inutile e troppo patinato crime/ thriller "Femme Fatale" (2002), con Antonio Banderas, mentre su "Black Dahlia" (2006), tratto dal capolavoro noir di James Ellroy, i pareri sono discordi.
C'è chi lo considera a sua volta un capolavoro (a patto di prenderlo come prodotto squisitamente "depalmiano"), chi invece (e qui ci mettiamo anche noi) si rammarica per l'occasione sprecata di veder realizzato un film così confuso e ricco di difetti da cotanto romanzo.
Sempre piu insofferente verso le regole del business hollywoodiano, Di Palma realizza un film indipendente a basso budget, il crudo e controverso "Redacted" (2007), che, attraverso le storie individuali di alcuni soldati, narra alcuni episodi della "sporca" guerra in Iraq, rinnovando il suo sentimento sinceramente antimilitarista.
Nel 2012 dirige il thriller "Passion", remake della pellicola francese di Alain Corneau "Crime d'Amour".
Sarebbe pure un interessante giallo sul tema del doppio in salsa hitchcockiana (a ridaje...) ma a nostro avviso soffre di una messa in scena troppo "estetizzante".
Non male comunque...
Dopo ben sette anni di silenzio, il nostro torna con il pessimo thriller/action "Domino" (2019), talmente brutto che il nostro, per la prima volta nella sua carriera, ne ha disconosciuto la paternità!
Che dire, speriamo che non sia l'ultima occasione per apprezzare il talento del grande De Palma: dopotutto dei suoi film c'è sempre bisogno.
Di quelli belli, però...
Tanti auguri, Brian!

"Lo sai che significa capitalismo? Fregare la gente."
Tony Montana/Al Pacino - Scarface

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