13 settembre
L’ALMANACCO PULP dei Mutzhi Mambo
Una puntata particolare del Vostro Almanacco, cari amici dei Mutzhi Mambo, una puntata che richiederà un po’di pelo sullo stomaco...
Oggi celebriamo uno dei maggiori artisti viventi, il maledetto JOEL PETER WITKIN, il fotografo più inquietante di tutti!
Di solito i fotografi non sono rappresentati in questa rubrica ma non si poteva non ricordare il compleanno del grande Joel Peter Witkin, visto che ci ha offerto un campionario di mostruosità così notevole!
Witkin è l’autore delle celebri (famigerate?) immagini che hanno scioccato tutto il mondo, in cui ritrae i cosiddetti freak, figure deformi, protesi o cadaveri messi in posa.
Sono opere di incredibile bellezza, spesso censurate e considerate l’apoteosi del blasfemo: esse mettono infatti in scena un ricco e raccapricciante repertorio di membra e corpi umani, fenomeni da baraccone, ermafroditi, storpi e veri e propri cadaveri, o parti di essi, manipolati e sistemati nel set fotografico in un costante “memento mori”, al fine di ricondurre costantemente la mente dell’uomo al suo destino mortale e all’imperfezione dell’esistenza terrena.
Le sue foto sono francamente forti, spaventose, estreme (considerate che per la copertina dell’Almanacco odierno è stato difficile scovare immagini “decenti” che potessero passare la severa “censura” del bigottissimo Facebook…), e provocano un reale senso di disagio e fastidio nello spettatore.
Di incredibile impatto visivo, gli scatti del nostro trafiggono lo sguardo e urtano la sensibilità violando ogni possibile tabù, anche se sono caratterizzati da una forte componente mistica: sacralità profanate dove la tensione verso la Salvezza si scontra con l’umana discesa terrena verso la Perdizione.
Fanno leva su sentimenti ancestrali che hanno a che fare con la paura e l’istinto: la profanazione, anche simbolica, di certe consuetudini e idee consolidate, come può essere il rispetto dei cadaveri, ispirano orrore, ripugnanza, disgusto, indecenza, insulto e offesa.
Le immagini di Witkin che non sono solo fotografie, ma vere e proprie opere d’arte che rappresentando l’irrapresentabile, destabilizzando una visione del mondo piegata al “politically correct” e a un’estetica fotografica che si vorrebbe all’insegna del “bello”.
Beh, qui di “bello” nel senso canonico non c’è nulla!
Sono opere barocche (ma il barocco delle rappresentazioni bizzarre, abnormi), maniacalmente costruite e studiate fin nel più piccolo dettaglio, preparando bozzetti e schizzi pre-scatto, e lavorando molto anche in camera oscura graffiando, strappando e macchiando il negativo su cui talvolta interviene anche pittoricamente, ottenendo così delle rappresentazioni fotografiche che ricordano i primi dagherrotipi e che fanno perdere ogni riferimento spazio-temporale.
Toccano corde profonde grazie alla complessa commistione di bellezza e oscenità che provoca orrore, turbamento e meraviglia.
Spesso si fa fatica a comprendere che si tratta di fotografie contemporanee e non di sperimentazioni ottocentesche o addirittura di dipinti: le sue visioni e rappresentazioni senza tempo si rifanno alle Nature Morte della pittura seicentesca e si ispirano ai grandi maestri della tradizione pittorica del passato come Goya, Velasquez, Picasso, Gericault e Bosch.
Il fotografo ricerca la bellezza nell’orrore tramite l’esaltazione delle deformità fisiche, alterna vita e morte, disgusto ed erotismo, attrazione e repulsione.
Le composizioni, create dallo stesso artista, non solo con l’utilizzo di autentici cadaveri o parti di essi, ma anche per mezzo di burattini, sono dissacranti, non solo viene meno la consacrazione dell’essere umano, dissacrata è anche l’iconografia di riferimento, la quale viene vestita con un velo macabro.
Probabilmente la rigorosa educazione religiosa di un padre ebreo e di una madre cattolica e uno shock avuto da fanciullo, quando si vide rotolare davanti la testa di una bambina, nonché le “amene” esperienze come fotografo di guerra in Vietnam, lo devono aver segnato maluccio…
Joel Peter Witkin nasce a Brooklyn, il 13 settembre del 1939.
Suo padre è un ebre immigrato dalla Lituania e sua madre cattolica è di origine italiana.
Ha un fratello gemello, Jerome Paul Witkin, che a sua volta diverrà un noto e bravissimo pittore.
I genitori di divorziano quando è ancora un bambino a causa delle differenze religiose.
Sempre da bambino, un incidente d'auto avvenuto di fronte a casa sua lo segna per sempre.
Una domenica, quando con sua mia madre e il fratello gemello stanno scendendo le scale del palazzo in cui abitano per andare in chiesa, sentono uno schianto incredibile insieme ad urla e grida in cerca di aiuto.
Un incidente ha coinvolto tre vetture, tutte e tre con famiglie complete dentro.
In qualche modo, nella confusione, Joel si stacca dalla madre e, sul marciapiede, vede qualcosa che rotola da una delle auto rovesciate.
Questa “cosa” si ferma proprio davanti a lui: è la testa di una bambina!
Il bimbo si china per parlargli e toccarla ma prima che possa farlo, lo portano via…
Dopo la scuola elementare a Saint Cecilia a Brooklyn, frequenta la Grover Cleveland High School.
Durante il servizio militare viene assegnato a vari compiti di segnalazione e riceve una formazione di base in fotografia.
Nonostante il fatto che la guerra del Vietnam fosse in pieno svolgimento all'epoca, Witkin, contrariamente a quanto viene creduto, non verrà mai inviato al fronte come corrispondente di guerra, ma gli viene richiesto di documentare la vita quotidiana dei soldati, con particolare riguardo al tasso di incidenti e suicidi.
Quando lascia l'esercito, si mette a studiare alla Cooper Union e consegue il diploma in arte.
Nel 1974 riceve una borsa di studio dall'università della Colombia.
Si trasferisce poi ad Albuquerque, in New Mexico, dove vive ancora oggi, e si iscrive all'Università locale, laureandosi come Maestro di Belle Arti.
Da qui inizia sul serio la sua carriera come fotografo, mettendo in posa “modelli anormali”, reclutati attraverso incontri casuali o attraverso annunci pubblicitari.
Segue persino per un periodo uno spettacolo di fenomeni da baraccone e fa amicizia con le sue “star”.
Successivamente mette a punto uno stile molto personale di fotografia e incisione, mettendosi anche a stampare in proprio.
Sebbene non sia un reporter o un fotografo di eventi, viaggia moltissimo, scattando fotografie in molti paesi diversi, preparando meticolosamente la messa in scena con maniacale attenzione ai dettagli.
A dar man forte a Witkin è la sua profonda cultura artistica, la sua conoscenza del vocabolario plastico e dei temi della grande arte, classica e moderna, che traspare nelle sue scelte di soggetti, messa in scena e angoli di osservazione.
A volte reinterpreta esplicitamente le opere di pittori classici come Giotto (il suo pittore preferito), Beato Angelico, Goya, Courbet, Manet, ma anche Botticelli, sia quando ciò è chiaramente dichiarato nei titoli sia quando la citazione è implicita, sotterranea; questo “citazionismo” colto e grottesco rimarrà una costante nella sua opera.
A livello di fotografia il suo maestro ideale è il pioniere E. J. Bellocq, che nei primi anni del secolo scorso immortalava le prostitute dei bordelli di New Orleans.
Quando deve usare dei cadaveri (o parti di essi) per le sue opere, Witkin è costretto ad andarsene in Messico, a lavorare con le salme non reclamate, per aggirare le restrittive leggi statunitensi.
Spesso, a causa della natura trasgressiva dei contenuti delle sue immagini, le sue foto sono state etichettate come sfruttamenti indecenti della sofferenza umana e talvolta hanno scioccato l'opinione pubblica, provocando diversi interventi censori.
Sinceramente, l’idea che Witkin usi dei morti o dei soggetti deformi non fa impazzire neanche noi, ma, come più volte affermato, il moralismo non alberga in questa rubrica e bisogna ammettere che, nonostante queste scelte estetiche cosi ardite (anzi, purtroppo probabilmente proprio grazie a loro…), nessuno può vantare la sua potenza espressiva e il suo fascino morboso, nessuno disgusta e solletica così profondamente il lato più voyeur dello spettatore, mettendolo in discussione...
Tanti auguri Joel!
“Tutto il mio lavoro è intriso della mia fede cattolica. Voglio essere ricordato come un artista cristiano in un’epoca secolare.”
Joel Peter Witkin