ER CALIFFO DE ROMA
Ed ecco a voi, finalmente, “Er Califfo”, “Il Maestro”, il mitico FRANCO CALIFANO, il personaggio più trucido della canzone italiana.
E non trucido nel senso che si intende ora, cari amici dei Mutzhi Mambo, con tutti ‘sti (t)rapper che fanno a gara a chi è più tamarro, volgare e inutile.
No no, proprio “trucido verovero”: puttaniere (e pure puttano…), alcolista, cocainomane, spendaccione, viveur, vera anima dei nightclub dl Belpaese dagli anni ’60 in poi, e gioia dei narcotrafficanti della Capitale.
Califano era il playboy venuto dalle borgate, sessualmente insaziabile, spregiudicato e allo stesso tempo romanticone, interprete di fotoromanzi, che alimentava le cronache con i suoi imbrocchi e le ambigue frequentazioni.
Eppure, dietro il machismo e il ghigno del Califfo, si celava una persona parecchio intelligente e sensibile, autore di alcuni fra i pezzi più sinceri e intensi della musica italiana.
Giusto per fare chiarezza, pur stimando le sue qualità e la sua bella voce roca da marcione, non c’è nulla di più lontano dai nostri gusti musicali (e non facciamo finta, come tanti, di essere suoi ammiratori a posteriori), ma Califano è talmente “Pulp” di suo che non poteva mancare in questo Vostro Almanacco!
Durante la sua carriera ha pubblicato ben 32 album e scritto complessivamente, tra poesie e canzoni, oltre 1000 opere, oltre a numerosi testi per altri artisti come Mia Martini, Ornella Vanoni, Peppino di Capri e Mina, molti dei quali diventati vere e proprie hit piazzate in vetta alle classifiche italiane e internazionali.
Ma negli anni settanta e ottanta era noto più per alcuni aspetti della sua vita privata che per le sue canzoni, a causa del suo stile di vita sregolato ed eccentrico e per alcune vicende giudiziarie e umane che lo coinvolsero direttamente.
Vicende Pulp, molto Pulp, pure troppo...
Franco Califano nasce il 14 settembre 1938 a Tripoli, in Libia, dove il padre, in servizio nell’Esercito Italiano, e la madre, risiedono da alcuni mesi; ha una sorella maggiore, Liliana.
Allo scoppio della seconda guerra mondiale, la famiglia rientra a Nocera Inferiore, dove risiede alcuni anni.
In seguito, a guerra conclusa, la famiglia si trasferisce a Roma, dove nasce Guido, l'ultimo figlio e, dove poco tempo dopo, il padre muore prematuramente.
Dopo le scuole dell'obbligo passate prevalentemente in collegi ecclesiastici per volere dei suoi genitori, Califano si iscrive ad un corso serale di ragioneria, perché non riesce a essere puntuale ai corsi mattutini.
Contemporaneamente agli studi si mette a comporre poesie ma, dopo aver preso coscienza che scrivere versi non gli avrebbe dato di che mangiare, comincia a buttare giù testi di canzoni.
La sua crescente fame di novità lo porta a sperimentare differenti generi musicali, dalle ballate popolari sino agli standard americani.
Nello stesso tempo si trasferisce a Milano ed esordisce nei fotoromanzi, con la convinzione che nel capoluogo lombardo sarebbe arrivato al successo più rapidamente.
Rientra comunque nella capitale qualche anno dopo e a 19 anni si sposa Rita Di Tommaso: da questa relazione nasce la figlia Silvia, che praticamente il nostro abbandona in fasce.
Per sbarcare il lunario e per pagarsi gli innumerevoli vizi, si dà alla prostituzione, ma solo, a detta sua, con donne "bellissime e ricchissime" (si, vabbè....).
Le sue frequentazioni in ambito artistico lo portano a collaborare con diversi personaggi allora in voga che apprezzano il suo stile disincantato e trasgressivo.
I suoi primi testi di successo sono “E la chiamano estate” scritta nel 1965 insieme a Laura Zanin per Bruno Martino e “La musica è finita” scritta nel 1967 insieme a Nicola Salerno e musicata da Umberto Bindi per Ornella Vanoni che diviene presto uno dei brani di maggior successo dell'artista lombarda e un classico della musica italiana.
Nel 1970, grazie all'ottima fama acquisita come autore, firma un contratto con la CGD e nel 1972 esce il suo primo album " 'N bastardo venuto dar sud”, che contiene il brano “Semo gente de borgata”, cantato da Edoardo Vianello.
Nello stesso anno però viene arrestato per possesso di stupefacenti, caso in cui viene coinvolto anche Walter Chiari.
Il nostro viene assolto con formula piena ma comincia così una serie di problemi legali che lo accompagneranno nei successivi due decenni e che diventeranno parte integrante del suo personaggio.
Nel 1973 compone un brano destinato a diventare pietra miliare della musica italiana e vero e proprio cavallo di battaglia per l'interprete: si tratta di “Minuetto”, scritto insieme a Dario Baldan Bembo per Mia Martini.
Il brano diventa il 45 giri più venduto di quell'anno restando nelle classifiche italiane per 22 settimane consecutive e raggiungendo la seconda posizione.
Nel medesimo anno compone “Un grande amore e niente più” per Peppino di Capri, che vince il Festival di Sanremo 1973.
Mentre l'attività di autore per i colleghi prosegue a gonfie vele quella di cantante non ottiene lo stesso successo fino al 1976, quando esce l'album “Tutto il resto è noia”.
Il disco vende oltre un milione di copie e resta in classifica per 7 settimane.
Dopo questo inaspettato trionfo Califano comincia a bruciare le tappe anche come cantante, grazie al suo carattere eccentrico e alla sua estrosa comunicativa; tra i suoi irresistibili monologhi, il mitico “Avventura con un travestito” è forse il più celebre e sordido.
Il talento genuino e l'insolita schiettezza gli valgono l'appellativo di “Pasolini della canzone”, anche se diventa un po' l'alfiere della voglia di disimpegno politico da parte di un pubblico ormai esausto del cantautorato alla Guccini o Lolli.
Dal 1979, all'attività di cantautore si aggiunge quelle di attore con film come il poliziottesco “Gardenia, il giustiziere della mala” (1979), di Domenico Paolella, la commedia "Due strani papà" (1984) con Pippo Franco, insieme al quale realizza la musica e i testi della colonna sonora, "Viola bacia tutti" (1998) e "Questa notte è ancora nostra" (2008).
Inoltre si vede spesso in televisione e si cimenta come scrittore e saggista con la pubblicazione di alcuni libri: “Ti perdo - Diario di un uomo da strada”, “Il cuore nel sesso”, “Sesso e sentimento” e “Calisutra - Storie di vita e casi dell'amore raccontati dal maestro”.
Califano tenta anche la strada di produttore discografico, riscuotendo molto successo con artisti sotto contratto come Ricchi e Poveri, Jo Chiarello, Stefano Rosso, Gino Santercole, Donatella Rettore, Pippo Franco, Gabriella Ferri e Giampiero Artegiani.
Nel 1980 esce l'album “...tuo Califano” e l’anno successivo pubblica "La mia libertà", contenente la canzone omonima, che resta in classifica per 10 settimane arrivando al terzo posto.
Nel 1984 Califano viene arrestato dai Carabinieri che irrompono nella sua villa di Primavalle con l'accusa di porto abusivo di armi e traffico di stupefacenti.
Finisce in carcere insieme al noto conduttore televisivo Enzo Tortora.
Durante quest'ultima esperienza carceraria compone l'album “Impronte digitali”, che si basa soprattutto su esperienze di questo periodo.
Nel processo viene infine assolto "perché il fatto non sussiste": Califano lo ricorderà ripetutamente come una vera iattura nei suoi libri e nelle sue interviste.
Gli anni 2000 sono un po’ penosi per il nostro, che alterna una rivalutazione da parte della critica e un maggiore impegno nel sociale (incide, con Simone Cristicchi e il coro dei ragazzi del carcere minorile di Nisida, la canzone “Sto a cercà lavoro”, il cui ricavato viene versato in beneficenza), ad un visibile disfacimento fisico e seri problemi economici (dura fare il playboy senza soldi…).
Addirittura, nel 2010, a causa del suo stato precario di salute, dovuto alla rottura di tre vertebre in seguito a una caduta dalle scale, non può continuare a fare le serate e, non bastandogli i soldi percepiti dalla SIAE come diritti d'autore, invoca la legge Bacchelli per gli artisti che versano in situazione di grave indigenza.
Nel 2008 pubblica l'autobiografia “Senza manette”, scritta a quattro mani con Pierluigi Diaco.
L'ultima sua intervista viene rilasciata l'8 marzo all'emittente televisiva romana T9.
Il 18 marzo 2013 Califano si esibisce al Teatro Sistina di Roma e, tre giorni dopo, tiene il suo ultimo concerto al Club Ueffilo di Gioia del Colle.
Malato da tempo, il Maestro muore il 30 marzo 2013.
Nessuno, nel bene e nel male, potrà mai raccogliere la sua eredità, tanto meno 'sti trapper romanazzi che tanto ci ammorbano i coglioni!
Altri tempi, altri tempi…
Onore al Califfo!
“In faccia era più liscio della cera
che barba s'era fatto quella sera
era una bomba infatti me so detto
nun so più io si nun la porto a letto
Tutto sembrava for chè 'n travestito
perciò come 'no stronzo so 'mboccato
credenno pure a tutte quelle scuse
quanno me disse " No, c'ho le mie cose”
Franco Califano – Avventura con un Travestito