Ancora dobbiamo decidere quanto ci piace OLIVER STONE.
Se l’aggettivo “controverso” ha un senso, cari amici dei Mutzhi Mambo, è proprio in riferimento a Oliver Stone!
Sicuramente ha girato diversi bei film e almeno un paio, per quello che riguarda il Pulp, fondamentali; peccato che spesso (anche nei suoi film migliori, purtroppo) cada nella retorica più pallosa e “impegnata”.
In questi casi, non vogliatecene, ma non è proprio pane per i nostri denti…
Detto questo non possiamo non ammirare la sua capacità di rinnovare il linguaggio cinematografico con soluzioni ardite di fotografia e di montaggio, la sua bravura a rendere la violenza sullo schermo, la sua ferrea volontà di narrare sempre l’America più scomoda e marcia.
Peccato lo faccia usando le stesse armi della retorica patriottarda di chi vorrebbe mettere in discussione…
Perché Oliver Stone è un regista-cronista maledettamente nazionalista e dannatamente antiamericano allo stesso tempo: spesso ridondante e concitato, ha tracciato, nel corso della sua illustre carriera, uno sfaccettato ritratto della madrepatria mettendo a nudo le crepe del Sistema del suo amato Paese.
Il nostro non si è mai limitato a fare solo quello che sta dietro alla macchina da presa ma ha esteso le sua capacità anche in veste di sceneggiatore e produttore di pellicole a lui congeniali.
Con il suo lavoro ha contribuito al progresso della cinematografia ed e sempre stato un severo fustigatore delle contraddizioni della societa a Stelle e Striscie ma non ama autodefinirsi un regista politico, anche se la politica, esplicitamente o meno, e sempre presente nelle sue opere.
William Oliver Stone nasce a New York, il 15 settembre del 1946.
Figlio di Lou Silverstein, un agente di borsa di Wall Street ebreo che cambia il cognome in Stone, e della casalinga francese Jacqueline Goddet, il ragazzo vive una gioventù in perenne contrasto con il padre.
Nel 1962 i genitori divorziano e per Oliver è una bella botta.
Si iscrive a Yale ma abbandona l'università per imbarcarsi su navi mercantili dirette in Vietnam: vi giunge in veste di insegnante.
Nel 1967, si arruola nell'esercito, nella 25esima divisione di fanteria, combattendo sui campi vietnamiti per quindici mesi.
Poco dopo il suo ventunesimo compleanno, finisce in un carcere messicano con l'accusa di possesso di marijuana.
Al suo ritorno negli States, viene decorato con la Medaglia di bronzo al Valore e con il Cuore Viola; la guerra però gli lascia in eredità due ferite e tanti brutti incubi che il nostro prova a scacciare gettandosi nell'alcol e nella droga.
Per fortuna la passione per il cinema lo distrae dagli abusi e da un futuro da junkie abbrutito: Stone infatti, influenzato dalla Nouvelle Vague e sotto la direzione di un maestro come Martin Scorsese, si laurea all'University Film School della Grande Mela.
Nel 1971 esordisce in veste di attore nella commedia “The Battle of Love's Return”; inoltre, scrive e dirige il corto “Last Year in Vietnam” (1973) un film-documentario sperimentale che riceve riscontri molto positivi.
Il primo vero film di Stone è l’horror “Seizure”, uscito l'anno seguente, che passa completamente inosservato sia dal punto di vista della critica che del pubblico.
In questo periodo, Stone convola a nozze con Najwa Sarkis: il matrimonio dura sei anni.
L'affermazione arriva prima come sceneggiatore che come regista: nel 1978, lo script del bel prison movie “Fuga di Mezzanotte”, di Alan Parker, gli fa guadagnare un Oscar per il miglior adattamento.
Seguiranno un paio di altri importanti sceneggiature per due noir leggendari che contribuiranno a incrementare la sua popolarità: “Scarface” (1983) di Brian De Palma e “L'anno del dragone” (1985) di Michael Cimino.
Scrive pure quella del mitico “Conan il barbaro” (1982), di John Milius!
Nonostante l'insuccesso di “Seizure” nel 1981 Stone ci riprova con un altro horror, intitolato “La mano”, col bravo Michael Caine: anche questo film inizialmente non se lo fila nessuno ma con gli anni si è riuscito a conquistare una discreta fama di culto.
Nel 1986, Stone riesce a farsi notare dietro la cinepresa grazie all’amara vicenda di “Salvador”, la storia di un giornalista cinico e opportunista (interpretato dal fantastico James Woods) nel paese centroamericano.
Con questa pellicola Stone inizierà a costruire la sua fama di regista "polemico" e scomodo.
Quello stesso anno, ottiene la consacrazione definitiva con lo stranoto war movie “Platoon”: quattro Oscar (tra cui quello per la miglior regia e il miglior film) e primo atto della trilogia sul Vietnam che comprenderà pure “Nato il 4 Luglio” (1989), incentrato sulla vicenda tristissima di un veterano rimasto storpio (interpretato da un Tom Cruise in uno dei suoi rarissimi stati di grazia), che si porterà a casa un’altra statuetta per la regia, e il meno riuscito “Tra cielo e terra” (1993) che narra le vicende belliche nell’ottica di una vietnamita.
Tra il 1987 e il '91, il cineasta è un vero fiume in piena e gira “Wall Street” (1987), sullo spietato mondo della finanza, interpretato da un superbo, mefistofelico Michael Douglas e ispirato alla vita del padre del regista!; il “Talk Radio” (1988), sulla drammatica vicenda, conclusa con l’omicidio, del controverso disc jockey Alan Berg, con Eric Bogosian; la fin troppo psichedelica e ridondante biografia di Jim Morrison, “The Doors” (1991) e nonché la spettacolare opera-inchiesta “JFK- Un caso ancora aperto” (1991), in cui sperimenta i suoi famosi arditissimi montaggi, interpolando alla perfezione vari filmati di repertorio in un contesto assolutamente eclettico di soluzioni formali.
È il 1993 quando Oliver divorzia dalla seconda moglie, Elizabeth, dalla quale ha avuto due figli: Sean e Michael Jack.
Dodici mesi dopo, decide di dare forma a uno dei soggetti più scioccanti e allucinati concepiti dalla mente malsana di Quentin Tarantino (che però ritirerà il suo nome, scontento delle modifiche apportate da Stone): lo scandaloso “Natural Born Killers”.
Con buona pace di Tarantino (che pare abbia addirittura fratturato il setto nasale del nostro Oliver durante un alterco), il film si conferma ugualmente favoloso, una vera pietra miliare del Pulp, con cui il nostro Oliver si sbizzarrisce nel trovare soluzioni di ripresa e montaggio assolutamente originali.
La vicenda di Mickey e Mallory Knox, la coppia di serial killer impersonata dai meravigliosi Woody Harrelson e Juliette Lewis, diventa l’occasione per Stone di imbastire un vero capolavoro di metacinema.
Nel 1995 riassume la vita e la presidenza di Richard Nixon nel film “Gli intrighi del potere” film che si rivela la sua prima battuta di arresto, in quanto risulta troppo incentrato sulla vita privata del presidente più odiato della storia, scontentando i fans di Stone che si aspettavano qualcosa di più succoso.
Produce poi "Larry Flynt. Oltre lo scandalo" (1996) di Milos Forman, ritratto dell'editore di materiale hard americano, sempre col bravo Harrelson, mente nel 1998 torna alla regia col feroce, grottesco "U-Turn", un piccolo, grande gioiellino Pulp tratto da un romanzo di John Ridley.
Il cast è incredibile: a parte uno Sean Penn mai più così grande, ci sono Nick Nolte, Billy Bob Thornton, Powers Boothe, Jon Voight e Joaquin Phoenix, nonché lo splendido fondoschiena di Jennifer Lopez.
E poi la colonna sonora firmata Ennio Morricone è favolosa…
Peccato che non sia stato apprezzato: per noi rimane un film che non ci stanchiamo di rivedere.
Nel 1999 esce “Ogni maledetta domenica”, con Al Pacino e Cameron Diaz, ambientato nel controverso mondo del football americano: pur essendo un cult movie amatissimo, non è proprio fra i suoi film migliori e pecca un po' troppo di retorica, a parte il delizioso finale cinico…
Lo stesso anno, di giugno, viene arrestato guida in stato di ebrezza e detenzione di hashish e condannato ad un periodo di riabilitazione.
Nel 2004 esce nelle sale il trashissimo “Alexander”, il più costoso della carriera del regista: nonostante un buon incasso che consente ai produttori di rientrare della spesa, la pellicola sembra un “sandaloni” di lusso e viene letteralmente fatta a pezzi dalla critica.
Nella notte del 27 maggio 2005 viene nuovamente arrestato a Los Angeles per possesso di una droga illegale, guida sotto l'effetto e possesso di altre droghe.
Viene rilasciato il giorno dopo con una cauzione di 15.000 dollari.
Stone torna più retorico che mai raccontando gli attentati dell'11 settembre 2001, nel suo film “World Trade Center” (2006).
Con questa pellicola Stone interrompe la parabola discendente ottenendo ottime critiche ed un alto incasso dal pubblico (ma era facile…).
Nel 2008 dirige il terzo film sui presidenti americani “W.”, in cui incentrato su George W. Bush.
La pellicola suscita grande scalpore per lo spietato ritratto che ne fa Stone e viene bandita in molti paesi appartenenti al blocco filo-americano.
Anche in Italia il film viene rimossa dal calendario del Festival di Roma e presentata in sostituzione al London Film Festival.
A distanza di 24 anni riprende personaggi e ambientazione di “Wall Street” e dirige il primo seguito della sua carriera, “Wall Street - Il denaro non dorme mai”, con risultati inferiori al precedente.
Il progetto successivo è invece “Le belve”, un film dal cast stellare (Uma Thurman, Benicio Del Toro, Salma Hayek, Blake Lively) ma una vera occasione sprecata: ambientato tra i signori della marijuana di Laguna Beach e tratto da un romanzo del crudo Don Winslow, sulla carta doveva essere il film del ritorno alle atmosfere lividamente noir dei migliori film del nostro ma si rivela un po’ troppo patinato per risultare un Pulp convincente come quelli a cui Stone ci aveva abituato.
Peccato, perché le premesse c’erano tutte...
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L’ultima sua fatica cinematografica è un progetto in collaborazione con il Guardian, “Snowden” (2016), film con Joseph Gordon-Levitt, Shailene Woodley e Zachary Quinto, basato sul libro del giornalista Luke Harding, coinvolto nelle prime rivelazioni sulla NSA svelate dall'informatico Edward Snowden.
Per quello che riguarda le sue famose, controverse interviste a famosi, controversi leader politici (Castro, Arafat, Chavez, Putin), non è questo lo spazio per commentarle...
Caro Stone, perdonaci ma ti preferiamo quando fai i tuoi noir perché, quando sei in forma, non ti sta dietro nessuno.
Forse saranno meno “impegnati” ma per noi va meglio così!
Tanti auguri Oliver!
“Gesù Cristo in carriola! Ma perché stracazzo capitano tutte a me!”
Dwight McCluskey/Tommy Lee Jones – Assassini Nati