Lo volete il Pulp? Tanto Pulp? Troppo Pulp?
Si?
Allora eccovelo, cari amici dei Mutzhi Mambo, Pulp, Pulp a profusione con uno dei più infami (nel senso buono) registi capitolini: ANTONIO MARGHERITI, meglio conosciuto con il suo nome d'arte, Anthony M. Dawson!
Margheriti, più che un artigiano del cinema, è stato un vero e proprio "manovale" del grande schermo, un eroe del “basso costo”, un alfiere della serie Z!
A prescindere dal giudizio per i suoi "capolavori", non si può non aver rispetto per un uomo di tale tempra, tanto più che nessuno potrà mai pensare anche lontanamente di bissare una tale carriera (anche solo a livello quantitativo…).
È considerato uno dei più affermati autori di film di genere italiani, visto che, durante la sua carriera, ha affrontato quasi ogni genere: avventuroso, spaghetti-western, horror, cannibal movie, giallo, guerra e fantascienza…
E si è sempre distinto per la povertà di budget con cui doveva arrabattarsi!
Questo, per noi, vale più di mille Oscar!
Ha firmato quasi tutti i suoi film con lo pseudonimo di Anthony M. Dawson, ad eccezione di "Space men" (1960), in cui figura come Anthony Daisies, e del melodramma "Io ti amo" (1968), in cui è accreditato col suo vero nome.
Antonio Margheriti nasce a Roma il 19 settembre 1930.
Come il suo omologo americano Roger Corman, il nostro Antonio si forma inizialmente come ingegnere.
Nel 1950 entra nella scuola del Centro Sperimentale di Cinematografia e dopo aver completato gli studi diventa assistente di vari documentari.
Margheriti debutta nell'industria cinematografica italiana nel 1956, a 26 anni, come sceneggiatore, redattore e assistente regista.
Durante la produzione di un documentario non realizzato sul terremoto di Messina del 1908, Margheriti costruisce di sana pianta tutti i modellini per il film.
Questo lo porta a farsi notare dal produttore che consiglia di provarlo come regista.
È uno dei primi e dei pochi filmaker italiani a occuparsi di cinema di fantascienza a partire dal suo film d'esordio, "Space Men".
La pellicola (con il titolo internazionale di "Assignment Outer Space") viene distribuita nelle sale negli Stati Uniti come parte di un biglietto triplo assieme al film della Germania Est "Sojoux 111 terrore su Venere" (1960) e al film giapponese "I misteriani" (1957).
Inspiegabilmente realizza pure dei buoni incassi!
Il suo secondo lungometraggio è di nuovo un film fantascientifico, ispirato ai fumetti di Flash Gordon, "Il Pianeta degli Uomini Spenti" (1961).
A causa dei limiti di budget le creature extraterrestri (le prime del cinema italiano) sono rappresentate da grovigli di tubi di plastica lattiginosa illuminati con luci rosse o verdi.
Seguono l'avventuroso "L'arciere delle mille e una notte" e lo storico (?) "Il crollo di Roma" (1963).
Sempre del '63 è il primo horror gotico diretto dal nostro, il buon "La Vergine di Norimberga", con dettagli abbastanza "forti" per l'epoca (non a caso nella scena più gore si passa al bianco e nero, dato anche che è un flashback), e con un tentativo di aggiornamento tematico originale: la spiegazione va cercata negli eventi della seconda guerra mondiale e nel nazismo.
C'è pure Christopher Lee che compare nella parte defilata del servitore.
Dell'anno successivo ancora un gotico, forse il miglior film di Margheriti, con la splendida Barbara Steele: "Danza Macabra".
Ma il '64 non è finito per il nostro Antonio: bissa un altro film dell'orrore sempre con la Steele, "I lunghi capelli della morte", gira tre peplum (uno peggio dell'altro) e co-dirige un film del genere "Mondo", "Il pelo del mondo", uno di quegli orridi semi-documentari pruriginosi che all'epoca vanno di moda.
Ma la fama di Margheriti nell'ambito della fantascienza è legata in particolare al suo ciclo cinematografico di “Gamma Uno” della metà degli anni sessanta.
Quattro diverse trame condividono l'ambientazione comune della stazione spaziale Gamma Uno e i protagonisti dei primi due film cambiano nei successivi.
La serie comprende quattro pellicole a basso costo - "Il pianeta errante", "I diafanoidi vengono da Marte", "I criminali della galassia" e "La morte viene dal pianeta Aytin" - girate contemporaneamente nel giro di 12 settimane, sfruttando gli stessi scenografie e cast.
Pur essendo state concepite per il mercato televisivo statunitense, la MGM decide di distribuire le pellicole prima nel mercato cinematografico.
I film vedono la partecipazione di alcuni attori di fama (Claude Rains) o che avranno successo in seguito (Lisa Gastoni, Ombretta Colli, Franco Nero, Umberto Orsini, Giacomo Rossi Stuart, Enzo Fiermonte e Giuliano Gemma).
Vengono girati con l'intenzione di dare vita a un nuovo genere made in Italy (dopo lo spaghetti-western) ed economico, differenziandosi dai lungometraggi americani a elevato budget.
Malgrado il cast, il ciclo di “Gamma Uno” non riscuote un grande successo, soprattutto a causa dei pesanti limiti imposti dal budget.
Da vedere comunque, soprattutto per capire i miracoli che i nostri grandi artigiani della cinepresa potevano riuscire a fare con i due spiccioli che avevano a disposizione!
Del '66 gli spionistici "A 077, sfida ai killers" con l'agente 077 Bob Fleming (e qui, scusate, ma ci vuole l'applauso per il genio!) e l'insolitamente violento per la media di prodotti analoghi (tanto che in diversi paesi fu vietato ai minori) "Operazione Goldman".
Al 1967 risale il suo primo spaghetti-western "Joe l'implacabile", mentre un quartetto sono i film realizzati nel '68: gli horror "Nude si muore" e "Contronatura (eccentrica ghost story erotica, fra i migliori di Margheriti), il western "Joko invoca Dio...e muori!" e il musicarello "Io ti amo".
"E Dio disse a Caino" del 1969 è un'interessante commistione tra spaghetti-western e horror gotico con Klaus Kinski (leggendarie le furibonda litigate sul set tra lui e il nostro Antonio).
Sempre con Kinski è "Nella stretta morsa del ragno" (1971), praticamente un autocitazione, visto che è il remake di "Danza Macabra".
Del '72 un paio di titoli del filone pasoliniano-boccaccesco-erotico: "Novelle galeotte d'amore" e "Finalmente... le mille e una notte".
"La morte negli occhi del gatto" (1973) è invece un thriller horror ispirato a Dario Argento mentre con "Ming, ragazzi!" (1973) da il via all'ultimo colpo di coda dello spaghetti-western, quando il genere da brutale si fa ridicolo e si mischia con il kung fu.
Di questo infame filone fa parte anche "La dove non batte il sole" (1974), con Lee Van Cleef e Femi Benussi (prima co-produzione di Hong Kong con l'Europa).
Non accreditato, il nostro Antonio collabora, come regista della seconda unità e ideatore degli effetti speciali, con Paul Morrissey, della factory di Andy Warhol, alla realizzazione degli orribili cult movie "Il mostro è in tavola... barone Frankenstein" (1973) e "Dracula cerca sangue di vergine... e morì di sete!!!" (1974).
Del 1976 è "Con la rabbia agli occhi", l'unico poliziottesco che Margheriti ha girato e che vanta un cast quantomeno bizzarro: accanto ai rodati Yul Brunner e Martin Balsam si ammirano Massimo Ranieri e Barbara Bouchet (oddio, si ammira più che altro lei...).
Di seguito si citano solo i film più "interessanti" (tutti sarebbero troppi!) del regista romano: "Killer Fish - L'agguato sul fondo", del 1978, un horror coi piraña; lo stracult "Apocalypse domani" (1980), col grande John Saxon, un delirante miscuglio tra tematiche reduciste stile "Il Cacciatore" e i cannibal movies; "L'ultimo cacciatore" (1980), come dice il titolo, una sorta di sequel apocrifo del film di Cimino (si doveva intitolare "Il Cacciatore 2"!); "I cacciatori del cobra d'oro" (1982), "I sopravvissuti della città morta" (1984) e "La leggenda del rubino malese" (1985) tutti exploitations de "I predatori dell'Arca Perduta"; "Commando Leopard" (1985), con Klaus Kinski, una specie di miscuglio mal riuscito fra "Apocalypse Now", "Rambo" e i film di Chuck Norris; "Il mondo di Yor", miniserie TV distribuita all'estero come film (1983), è un fantasy tratto da un fumetto di Juan Zanotto e Ray Collins, considerato dalla critica internazionale uno dei peggiori film mai fatti in assoluto; "L'isola del tesoro", anch'esso miniserie TV distribuita all'estero come film (1987), è una versione fantascientifica del romanzo di Stevenson, interessante pur nei consueti limiti di budget; "Alien degli abissi" (1989), una sorta di sequel "de noantri" di "Alien"; "Indio" (1989) e "Indio 2 - La rivolta" (1991), una specie di Rambo in salsa indigena; e infine, per dover di completezza, "Potenza virtuale" (1997), il suo stanco, ultimo film con Terence Hill e Marvin Hagler (sì, proprio il pugile!).
Il maestro muore, per cause naturali, il 4 novembre 2002.
Beato il mondo che aveva ancora bisogno di un cinema del genere…
Nota a margine: quel burlone di Quentin Tarantino ha dato il nome di battaglia Antonio Margheriti a uno dei suoi "Bastardi senza gloria" (2009): è il nome di copertura che il sergente Donnie Donowitz (Eli Roth), spacciandosi per uomo d'affari italiano, usa per introdursi alla première di "Stolz der Nation", con lo scopo di uccidere Hitler.
Rimanendo sul trash, oggi è pure il compleanno di ADAM WEST (19 settembre 1928), il nostro Batman preferito. La citazione, come d'obbligo, è sua:
Batman [leggendo l'indovinello dell'Enigmista]: "Cos'è che pesa sei libbre, sta su un albero, ed è pericoloso?"
Robin: "Un passerotto armato di mitra!"
Batman: "Bravo Robin!"
Batman/Adam West, Robin/Burt Ward - Batman