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La classe non è acqua, cari amici dei Mutzhi Mambo, non si inventa né si impara più di tanto…ma per sviluppare il talento bisogna farsi davvero il mazzo!

Ce lo insegna, una volta di più, il cupo PAUL MUNI, uno dei più grandi attori di Hollywood, uno di quelli che si è fatto veramente un culo così per calarsi nelle parti!

Se Edward G. Robinson col suo film “Il Piccolo Cesare” (1930), fornirà il modello tipico del boss malavitoso sovrappeso, autoritario, viscido e arrogante, che verrà poi ripreso infinite volte da numerosi altri attori (basti pensare all’Al Capone impersonato da Robert De Niro ne “Gli Intoccabili”), Paul Muni con “Scarface” (1930) modellerà il prototipo del gangster folle, crudele, spietato ma bello e ricco di fascino oscuro, come ha dimostrato Al Pacino nel remake firmato da De Palma.

Definito da diversi critici il “migliore attore degli anni’30”, Muni era famoso per i suoi ruoli “tosti”, da vero duro, ma era anche un genio del trasformismo.

Riusciva a calarsi completamente nella parte che doveva impersonare, grazie ad un’intensa preparazione che prevedeva un’immersione totale nello studio dei tratti e dei manierismi del personaggio reale che doveva interpretare; un talento che aveva imparato dai suoi genitori, a loro volta attori teatrali.

A questo fine si sottoponeva anche a meticolose ed instancabili sedute di trucco, fino ad interpretare anche diversi ruoli nello stesso film: era talmente bravo che questa sua abilità gli valse addirittura l’appellativo di “New Lon Chaney”!

In teatro, all'età di soli 12 anni, gli facevano interpretare il ruolo scenico di un ottantenne!

Per dire…

Inoltre aveva un controllo della voce incredibile: sul palco, "un sussurro Muni potrebbe raggiungere l'ultimo balcone di ogni teatro", scrivevano sul Times.

Ma nonostante la sua mostruosa bravura e precisione (che qualcuno gli rinfaccerà pure come eccessiva!), Muni era anche un uomo timidissimo, fragile, insicuro: era perseguitato dalla paura di fallire e alla fine saranno più i ruoli che rifiuterà di quelli che ha accettato…

Era assolutamente inflessibile su questioni di gusti e principi e arrivò a rifiutare un contratto cinematografico da $ 800.000 (dell’epoca) perché non era contento della scelta dei ruoli cinematografici dello studio.

Pur stimato come grande professionista (era puntuale in modo maniacale), il nostro non era certo troppo amato nell’ambiente: sembra che infatti fosse un vero eccentrico.

Era ossessionato dalla privacy e aveva la fobia di essere riconosciuto per strada; si opponeva a chiunque indossasse qualcosa di rosso in sua presenza e, fra una ripresa e l’altra, non era raro trovarlo a suonare il violino nei backstage per rilassarsi.

Fin da ragazzo lo chiamavano “Moony” (da qui il suo cognome d’arte Muni), “Luna storta”, proprio per il suo carattere troppo serio e ombroso.

Era pure succube di una moglie dispotica che lo controllava sul set e aveva da ridire con registi e produttori, se le scene non erano di suo gusto o la parte del maritino non gli andava troppo a genio…

Subalternità alla moglie che si accentuerà sempre più negli anni fino a diventare totale quando, dopo aver sofferto per tanti anni di una forte miopia, da vecchio rimase cieco e quindi totalmente dipendente dalla compagna.

Frederich Meshilem Meier Weisenfreund (così all’anagrafe) nasce a Leopoli, in Galizia, allora provincia dell'impero austro-ungarico (ora è Lviv, in Ucraina), il 22 settembre del 1895, da una famiglia ebrea. I suoi genitori sono attori professionisti e Paul impara lo yiddish come prima lingua.

Quando ha sette anni, emigra con la sua famiglia negli Stati Uniti nel 1902, stabilendosi nella capitale dell’Illinois..

Inizia la sua carriera da attore nel teatro yiddish di Chicago con i suoi genitori, e da adolescente, diventa un vero mago con i trucchi, che gli permette di interpretare personaggi molto più anziani.

Nella sua prima parte da protagonista, all'età di 12 anni, Muni interpreta il ruolo di un uomo di 80 anni.

Viene rapidamente apprezzato da Maurice Schwartz, che lo mette sotto contratto per il suo Yiddish Art Theatre.

Muni inizia a recitare a Broadway nel 1926 e il suo primo ruolo è quello di un anziano ebreo nel dramma “We Americans”, scritto dai drammaturghi Max Siegel e Milton Herbert Gropper.

È la prima volta che recita in inglese.

Si sposa nel 1921 con Bella Finkel, anch’essa attrice nel teatro yiddish, a cui rimarrà legato fino alla fine dei suoi giorni.

Nel 1929 Muni viene ingaggiato dalla Fox e il suo nome semplificato e anglicizzato in Paul Muni.

Il suo talento recitativo viene rapidamente riconosciuto e riceve una nomination all'Oscar per il suo primo film, “The Valiant” (1929), di William K. Howard, anche se il film va male al box office.

Anche il suo secondo film, “Seven Faces” (1929), di Berthold Vierte, è un fallimento finanziario.

Insoddisfatto dei ruoli che gli offrono, Muni torna a Broadway, dove recitato in una pièce di successo, “Counselor at Law”.

Ma ad Hollywood ci torna subito per recitare la parte del gangster Antonio "Tony" Camonte nel leggendario crime “Scarface”, diretto da Howard Hawks e Richard Rosson.

Prodotto nel 1930, il film si ispira alle famigerate gesta di Al Capone ma a causa di alcune vicissitudini censorie (le scene di violenza male si accordano con l'immagine pulita che il cinema hollywoodiano cerca di darsi), la pellicola viene epurata dalle scene più efferate e l'uscita ritardata al 1932.

Infatti nel film avvengono in tutto una ventina di omicidi, ma nessuno di questi è filmato direttamente: famosa la scena iniziale dove l'uccisione del gestore di ristorante, che darà il “la” alla drammatica serie di eventi narrata, viene seguita da un lungo piano-sequenza che riprende l'ombra dell'omicida che si avvicina.

Dopo recita ne “Io sono un evaso” (1932), di Mervyn LeRoy, uno dei capostipiti dei prison-movie e uno dei primi a denunciare la crudeltà e l’inumanità del sistema carcerario americano.

Per questo film, Muni si becca la seconda candidatura all'Oscar come miglior attore.

L'acclamazione che il nostro riceve per queste interpretazioni, colpisce i vertici della Warner Bros, che gli offrono un contratto a lungo termine, pubblicizzandolo come "il più grande attore dello schermo".

Del 1935 è il dramma venato di noir “Il selvaggio”, diretto da Archie L. Mayo, con Bette Davis.

Nel 1936, Muni persuade la casa cinematografica a correre il rischio finanziario di produrre la biografia del virologo Louis Pasteur.

“La vita di Louis Pasteur” (1936), di William Dieterle, diventa così il primo di molti ruoli biografici di Muni che si becca finalmente .

Negli anni successivi riceve un'ulteriore nomination per l'Oscar come "migliore attore", per il film “Emilio Zola” (1937), sempre di Dieterle, questa volta un biopic sul noto scrittore francese che diventa un pretesto per una critica indiretta alla repressione della Germania nazista.

Nel 1937, Muni interpreta un contadino cinese (?) alle prese con una nuova sposa, ne “La buona terra”, di Sidney Franklin, adattamento cinematografico del romanzo di Pearl Buck, “The Good Earth”, per cui si becca un’altra candidatura per la statuetta dorata.

Insoddisfatto della vita a Hollywood, il nostro sceglie di non rinnovare il suo contratto con al Warner.

Torna sullo schermo solo occasionalmente negli anni successivi, per ruoli come l'insegnante di Frédéric Chopin in “L'eterna armonia” (1945), di Charles Vidor, mentre l’anno successivo recita in una rara parte comica ne “L’Infernale Avventura”, di Archie Mayo, interpretando un gangster la cui morte precoce spinge il Diavolo (impersonato da Claude Rains) a fargli lo scherzetto di mettere la sua anima nel corpo di un giudice; ma la sua nuova identità trasforma l'ex criminale in un cittadino modello.

Muni si concentrerà poi sul lavoro teatrale e, occasionalmente, sui ruoli televisivi.

Nel 1946, appare a Broadway in “A Flag is Born”, scritto da Ben Hecht, per contribuire a promuovere la creazione di uno stato ebraico in Israele.

Questa commedia viene diretta da Luther Adler e co-interpretata da Marlon Brando, il quale, più tardi, affermerà che Muni è il più bravo attore con cui avesse mai lavorato.

Al Phoenix Theater di Londra, il 28 luglio 1949, Muni interpreta per la prima volta Willy Loman nella prima produzione inglese di “Morte di un Commesso Viaggiatore” di Arthur Miller, diretto da Elia Kazan, prendendo il posto di Lee J. Cobb, che aveva svolto il ruolo principale nella produzione originale di Broadway.

Qualche anno dopo, durante il biennio 1955 e il 1956, il nostro avrà il suo più grande successo negli Stati Uniti come l'avvocato Henry Drummond, in “Inherit the Wind”, vincendo un Tony Award come miglior interpretazione.

Alla fine di agosto dello stesso 1955, si trova costretto a ritirarsi dallo spettacolo, a causa di un grave disturbo agli occhi che causa il deterioramento progressivo della vista.

All'inizio di settembre del 1955, a Muni, allora di 59 anni, viene diagnosticato un tumore all'occhio sinistro.

L'occhio viene rimosso con un'operazione, ma fortunatamente il destro rimane illeso.

Il suo ultimo ruolo al cinema è quello di un anziano dottore in “Addio dottor Abelman!” (1959), diretto da Daniel Mann, per il quale viene nuovamente candidato all'Oscar.

In seguito, Muni si ritira definitivamente dalla recitazione per affrontare problemi di vista e altri problemi di salute.

Farà la sua ultima apparizione in televisione, in un ruolo da ospite, nella serie drammatica “Saints and Sinners” nel 1962.

Dopo essersi ritirato a vita privata, si trasferisce in California, dove lui e sua moglie si godono la loro privacy.

Nella sua tana, che chiama "Shangri-La", Muni passa il tempo a leggere libri e ad ascoltare la radio.

Il grande attore muore il 25 agosto del 1967, nella località di Montecito, in California.

Meno male che il seme del crime però l’aveva ormai piantato, e molto bene!

E di questo gli saremo eternamente grati!

Onore a Paul Muni!

“Io non prendo ordini da nessuno, se non da questo [indica il proprio mitra]. Con questo ho conquistato la zona Sud e adesso prenderò anche la Nord: sarà la macchina da scrivere con cui scriverò il mio nome su tutta la città.”

Antonio “Tony” Camonte/Paul Muni – Scarface. Lo sfregiato

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