LA FURIA DEL BONZO
Rieccoci, cari amici dei Mutzhi Mambo, in una delle nostre rare incursioni nei territori di piatti e tamburi per celebrare un musicista d'eccezione, uno dei più potenti ed espressivi batteristi di sempre.
Prima della fine degli degli anni Sessanta, i batteristi nel rock'n'roll non se li cagava nessuno; nel jazz sì ma si sa, il jazz è un'altra cosa...
Invece con l'avvento del rock tout court, specie in Inghilterra, nasce lo stile percussivo che caratterizzerà la musica tosta, soprattutto hard e heavy, a venire.
Partendo da Keith Moon degli Who, passando per Ginger Baker dei Cream, Bill Ward dei Black Sabbath, Ian Paice dei Deep Purple, e diversi altri, finalmente la batteria si riprende il ruolo di protagonista del sound, trono suo di diritto nei gruppi jazz ma che le era stato strappato durante le prime fasi del rock'n'roll a favore di chitarre e melodie vocali.
E chiaramente su tutti svettava il possente JOHN "BONZO" BONHAM, il batterista dei Led Zeppelin!
Per carità, non pensate che a noi piacciano i batteristi prolissi e virtuosi: nei dischi quando ci sono troppi assoli mandiamo avanti e, ai concerti, quando tocca al batterista far vedere quanto è bravo, spesso e volentieri per noi è il momento adatto per andare a farci un'altra birra!
Ma John Bonham è un'altra storia, John Bonham è un piacere sentirlo suonare!
È stato un formidabile batterista autodidatta la cui grande innovazione risiede nell’aver stravolto il modo di concepire la percussione, incentrata per la prima volta sul timbro e sulla musicalità piuttosto che sulla tecnica, delineando gran parte degli stili caratteristici della batteria contemporanea.
Invece di limitarsi a suonare la grancassa pulita su ogni battuta, come era usuale fare all'epoca, Bonham fece qualcosa di diverso: le accentò con terzine.
Un modo di suonare la batteria mai sperimentato nel rock prima, che Bonham prese in prestito dai batteristi jazz come Gene Krupa e Buddy Rich.
Anche nel “semplice” ruolo di accompagnamento, Bonzo non si limitava mai a svolgere un compitino: suinava lo strumento in modo sincopato che gli permetteva di “jammare” con la band con maggior fluidità.
Il suo groove veniva dalla musica nera, dal funk, ma aveva tutta la potenza di un macigno rock.
E poi aveva una straordinaria complicità con il resto degli Zeppelin, in particolare, amava seguire la chitarra di Page, con la quale, in alcune tracce, sembra quasi duettare.
E degli Zeppelin, Bonzo è stato davvero la colonna portante.
I loro brani avevano una tessitura ritmica molto complessa e rigorosa, basata su quello che John Paul Jones chiamava “Stomp Groove”, ritmo sincopato: erano costruzioni che non permettevano di sbagliare neanche un secondo, ed erano tenute tutte in equilibrio sulle robuste spalle del nostro.
Peccato che gli abusi ce lo abbiano portato via così presto, a soli 32 anni, ed abbiano messo la parola fine all'avventura di un gruppo così bello come i Led Zeppelin.
Perché, anche se non è esattamente il nostro genere prediletto (soprattutto per via dei falsetti di Plant...), si deve ammettere che è stata la più grande hard rock band di sempre!
E questo in larga misura lo dobbiamo ai poderosi colpi di Bonzo...
John Henry Bonham nasce il 31 maggio del 1948 a Reddicth, un piccolo paesino al confine col Galles.
Di umili origini, viene da una famiglia in cui alla musica non avevano mai dato importanza; eppure il nostro già da piccolissimo comincia a manifestare un forte interesse verso le percussioni.
Ha una vera passione nel percuotere gli oggetti più disparati: barattoli di biscotti, scatole di dolcetti, qualsiasi cosa producesse un suono, compresa la capoccia del fratellino...
I soldi però son pochini, e benché la sua famiglia non lo scoraggi in alcun modo, non possono certo permettersi una batteria vera e propria.
Ma il giovane non si lascia scoraggiare e comincia ad assemblare una rozza e rudimentale batteria, costruita con mezzi trovati in casa: un bidone per sali da bagno con del filo di ferro sul fondo, e su una lattina di caffè tenuta da uno spago un po’ allentato per dargli l’effetto di un rullante.
Quando poi, dopo anni, suo padre riesce a mettere da parte un abbastanza danaro per potergli comprare una batteria (rigorosamente usata) degna di essere chiamata tale, John ha finalmente modo di dare libero sfogo ai propri istinti.
Da buon proletario, rimane però con i piedi per terra e comincia a lavorare come muratore col papà: se con la musica gli andasse male, mattoni e calcina sono sempre un porto sicuro...
Trascorre la maggior parte della sua giovinezza a Birmingham e lascia la scuola che ancora è un ragazzo, intorno al 1964: per un periodo lavora per la società di costruzioni di suo fratello.
Lo stesso anno entra a far parte della sua prima band, Terry Web and the Spiders, ma successivamente, suona con una moltitudine di gruppi, principalmente locali, tra cui i Blue Stars e i Senators: questi ultimi avranno un certo successo con un singolo intitolato "She's a Mod."
Bonham è già un musicista estremamente potente e si fa una crescente reputazione come uno dei batteristi più rumorosi della scena.
Verso la metà degli anni '60, forma il suo gruppo, gli A Way of Life, in tandem con il bassista Dave Pegg, che in seguito diverrà un membro chiave dei Fairport Convention e dei Jethro Tull.
Dopo alcuni mesi, tuttavia, Bonham se ne va per la sua strada e si unisce a una band blues chiamata Crawling King Snakes, che ha come frontman un tale di nome Robert Plant.
I due diventano amici.
Il nostro si ritrova ad essere uno dei batteristi senza contratto più richiesti in Inghilterra, e dopo un breve rientro negli A Way of Life, torna a lavorare con Plant, questa volta in un nuovo gruppo chiamato Band of Joy: incidono una serie di demo che però non trovano chi le pubblica, e fanno una serie di concerti come spalla al cantante folk/blues americano Tim Rose.
Il gruppo si scioglie ma quando Rose torna in Inghilterra per un altro tour qualche mese dopo, invita Bonham a suonare nella sua band.
All'incirca nello stesso periodo, il chitarrista Jimmy Page, un valente sessionman di lunga data che suona con gli Yardbirds da quasi due anni, è in procinto di riunire una nuova band dalle ceneri di questi ultimi, che si erano separati nella primavera del 1968.
Page e il bassista Chris Dreja detengono ancora il nome Yardbirds e hanno una serie di concerti già fissati in Scandanavia.
Il chitarrista vuole adempiere a questi impegni ma ha in mente un nuovo progetto per la nuova band che ha deciso mettere insieme.
Ormai gli Yardbirds e loro sound avevano fatto il loro tempo, e Page è determinato a portare questa nuova avventura musicale a livelli inediti.
Vorrebbe alla voce Terry Reid ma questi rifiuta l'offerta, raccomandando invece Robert Plant, che accetta.
In questo periodo inoltre, Dreja che con gli Yardbirds suona dal 1963, decide di non voler continuare a fare il musicista di professione, preferendo piuttosto intraprendere una carriera come fotografo; al suo posto, Page recluta il bassista veterano John Paul Jones.
Ormai manca solo il batterista: Page prende in considerazione diversi noti musicisti, tra cui BJ Wilson dei Procol Harum, il veterano sessionman Clem Cattini e Aynsley Dunbar, ma Plant gli consiglia di provare Bonham.
Il chitarrista, insieme al menager della band, Peter Grant, vanno a vedersi un'esibizione di Tim Rose e ciò che vedono gli piace assai: i due offrono subito il posto a Bonham.
Il nostro in realtà all'inizio storce un po' la bocca (i soldi messi sul piatto da Page e Grant sono pochini e in questo momento ha offerte più succose...) ma alla fine si unisce alla band.
È il settembre del 1968 e, dopo il loro tour sotto il nome di "New Yardbirds", scelgono di chiamarsi Led Zeppelin e iniziano a lavorare al lorro primo album, firmando un contratto con l'Atlantic Records.
L'omonimo debutto dei Led Zeppelin, pubblicato nel gennaio del 1969, mostra già l'hard rock band "definitiva": la voce intensa e acuta di Plant, gli indimenticabili riff di Page, e la mastodontica potenza della sezione ritmica offerta da Jones e Bonham, definiscono una volta per tutte "cosa" deve essere il rock "duro".
Il modo in cui Bonham suona ora è più forte che mai, soprattutto dopo il primo tour degli Zeppelin negli Stati Uniti, durante il quale aprono per i Vanilla Fudge; il loro batterista, Carmine Appice farà conoscere al nostro la Ludwig, che diverrà il suo strumento preferito per il resto della vita.
Della storia del Dirigibile più famoso del rock ci occupiamo già nel post dedicato a Jimmy Page ed è inutile ripetersi qui.
Diciamo solo che durante il decennio successivo, la band dominerà il panorama dell'heavy metal e l'esplosiva batteria di Bonham sarà uno degli elementi caratterizzanti del loro inconfondibile sound.
Negli anni successivi, quando aggiungerà timpani orchestrali e altri strumenti a percussione più esotici al suo set, non farà altro che arricchire alla potenza e all'articolazione che già spigionava.
Oltre ai virtuosismi dello strumentale "Moby Dick", che in alcuni concerti arriverà a durare perfino 45 minuti (du'palle...), Bonzo dimostra di saper anche suonare con ammirevole moderazione e grande effetto, come in "Bron-Y-Saur Stomp" e "The Rain Song".
Ma il suo marchio di fabbrica è la potenza pura!
A proposito, il suo primo soprannome non ha niente a che fare con i monaci buddisti ma deriva dal tenero e placido cane protagonista di un vecchio cartoon.
Questo perché, a inizio carriera, John pare essere un tipo tranquillo, amante della campagna inglese e della vita in famiglia.
Ma, novello Dott.Jekyll e Mr. Hyde, Bonham, man mano che gli abusi e gli eccessi si faranno sempre più frequenti, dimostrerà di avere una personalità divisa a metà: a casa continua a condurre una vita equilibrata, da un buon padre di famiglia che cura il giardino e si dedica alla sua passione per i motori (possiede ben 21 auto d’epoca); in tour, invece, è un vero selvaggio, un tossico e alcolista, uno che distrugge le camere degli alberghi in cui alloggia, fa volare i televisori dalla finestra e si sconvolge di brutto e con tutto, compresa l’eroina.
Non viene più descritto come un ragazzone dall’animo vivace e gentile, il buon campagnolo scarpe grosse e cervello fino, ma piuttosto come un personaggio inquieto, scontroso, con una forte tendenza all’alienazione, tanto che viene ribattezzato "The Beast".
Se il 1980 rappresenta il punto più basso della carriera degli Zeppelin, è anche l’apice delle tendenze autodistruttive di Bohnam: durante un live a Norimberga perde addirittura i sensi dopo appena 3 canzoni, in quello che verrà ricordato come un dei concerti più brevi di sempre.
È perennemente di fuori, beve fino a star male, fino a svenire.
Tutti sono consapevoli dei suoi problemi con l’alcol, ma nessuno sa come affrontare quella che sembra essere una fase tutt’altro che passeggera.
Nel settembre dello stesso anno, la band si trova nella sala prove a casa di Jimmy Page, non nella famigerata Tower House, ma a Hold Mills House, il grazioso mulino sul Tamigi convertito a residenza, nei pressi di Clewer.
La mattina delle prove, Bonzo fa una delle sue colazioni energetiche: un paio di panini imbevuti in quattro bei bicchieroni di vodka e succo d’arancia.
Durante le prove, continua a ingurgitare quantità impressionanti di alcol, che gli impediscono di continuare a suonare.
La band si trova quindi impossibilitata a continuare le registrazioni e decide di organizzare un piccolo party per passare il tempo, durante il quale Bonham continua a bere senza sosta.
Ormai è un cliché così frequente che quella sera nessuno si scandalizza più di tanto nel trovarlo disteso a dormire sul divano, distrutto da tutto l’alcol che ha in corpo.
Plant e soci riescono a portarlo in braccio fino alla sua stanza, preoccupandosi di lasciarlo su un fianco per evitare che possa soffocare col suo vomito.
Addirittura gli posizionano dei cuscini attorno, per evitare che si muova nel sonno.
Ma a nulla varranno tutte queste accortezze, visto che alle 13 circa del giorno successivo John Bohnam viene ritrovato morto nel suo letto.
La causa?
Proprio asfissia da soffocamento causato dal vomito!
Il coroner dichiarerà che aveva in corpo l’equivalente di 40 bicchieri di vodka.
Solo pochi giorni dopo la notizia della dipartita di Bohnam, alcune testate giornalistiche cominciano ad amplificare i miti che hanno da sempre circondato il gruppo, e, in modo particolare, Jimmy Page, che non ha mai fatto mistero della sua fascinazione per l’occulto, tanto da essere considerato tra i più grandi collezionisti delle opere di Aleister Crowley.
Secondo quanto riportato, i testimoni di quella notte raccontano di aver assistito ad uno “scenario surreale“, contornato dal baccano degli uccelli, particolarmente rumorosi in quell’occasione.
Altri addirittura dicono di aver visto una densa nube nera ergersi sopra la casa, la notte in cui Bohnam morì.
Plant, la mattina in cui scoprì della morte del suo vecchio amico e compagno, sarà l’unico a trovare le parole per descrivere quel momento, affermando che “i gufi avevano pianto quella notte", citando un verso di un loro pezzo, "Four Sticks" (il cui titolo era ripreso dal fatto che Bonham utilizzò 4 bacchette per suonarlo invece che le classiche due), scritto 9 anni prima e contenuto nel quarto album.
I più suggestionabili quindi sono convinti del fatto che sono state le pratiche di magia di Page ad essere in qualche modo responsabili della morte di Bonzo.
Ora, va bene la superstizione, va bene tutto, ma il market dei liquori sicuramente ci ha messo del suo...
Comunque, qualunque sia la causa (sfiga, maledizione o semplicemente e più probabilmente il conto salato di una vita di eccessi smodati), ciò non toglie che il grande Bonham ci ha lasciato troppo, troppo presto...
A noi piace illuderci di udirlo ancora, lassù nei cieli, quando infuria la tempesta e il tuono rimbomba!
Onore a John Bonham!
"Hey, hey mama said the way you move
Gon' make you sweat, gon' make you groove
Ah ah child way ya shake that thing
Gon' make you burn, gon' make you sting
Hey, hey baby when you walk that way
Watch your honey drip, I can't keep away
Oh yeah, oh yeah ah, ah, ah ah
Oh yeah, oh yeah ah, ah, ah ah
Oh yeah, oh yeah ah, ah, ah ah
Oh yeah, oh yeah ah, ah, ah ah..."
Led Zeppelin - Black Dog