Prostratevi, animali, in ginocchio, faccia a terra e toglietevi il cappello, brutte bestie, perché oggi celebriamo un'imperatrice, una creatura semidivina: BESSIE SMITH, cari amici dei Mutzhi Mambo, l' "Imperatrice del Blues"!
Di regine ce ne sono tante ma di Imperatrice ce n’è una sola!
Artiste come Billie Holiday, Ella Fitzgerald, Mahalia Jackson, Janis Joplin e Norah Jones, poco avrebbero fatto senza il suo esempio immortale!
Una voce cupa, imponente, una presenza scenica notevole, un carisma unico, una personalità fortissima: Bessie Smith è stata la prima, vera, grande “diva” del blues!
Per il pubblico dei neri, Bessie Smith fu un vero mito, una delle prime persone di colore a diventare ricca nella società dei bianchi, ma in realtà è diventata il simbolo della parabola drammatica dell'emarginato che viene sfruttato dall’industria senza scrupoli dello spettacolo; finché diverte, finché va di moda, finché fa comodo...
Poi lo gettano via senza troppi complimenti...
Perché con lei fecero proprio così: dalle stelle alle stalle, e poi di nuovo le stelle e poi di nuovo le stalle…
Ma lei era l’ “Imperatrice” e sempre lo sarà!
Bessie Smith nasce a Chattanooga il 15 aprile 1894 e trascorre i primi anni di vita in miseria.
Il padre, un predicatore della Chiesa Battista, muore prematuramente, lasciando nell'indigenza la moglie e sette figli piccoli.
Quando la piccola Bessie ha solo nove anni viene meno anche la madre e uno dei suoi sei fratelli.
Per dare una mano alla famiglia, la giovane Smith, accompagnata da un fratello che suona la chitarra, si mette a fare la busker, cantando e ballando per strada, per raggranellare due spiccioli.
Ben presto, nel 1912, diviene una professionista in una compagnia che mette in scena spettacoli vaudeville e in cui si esibisceanche sua maestà “Ma” Rainey.
Passa poi a un'altra troupe, sempre insieme alla grande cantante di colore, e fa la gavetta (e immaginatevi che "gavetta" può fare una ballerina nera di vaudeville in quel periodo...) per diversi anni girando gli Stati del Sud assieme a varie compagnie.
Nel 1921 viene scritturata per un'esibizione allo Standard Theatre di Philadelphia, e l'anno successivo canta con l'orchestra di Charlie Johnson ad Atlantic City.
Da quel momento la sua carriera pare essere in ascesa.
Alcuni suoi provini presso case discografiche danno però risultati deludenti, così la Smith ripiega su una compagnia di artiste di colore che è in predicato di raggiungere brillanti risultati, ma ne viene allontanata per dissidi con il direttore artistico.
È il 1923, anno in cui la cantante, assieme al marito Jack Gee (una guardia giurata con cui ha un rapporto tempestoso, segnato dalle frequenti corna da entrambe le parti) decide di trasferirsi a New York e va a risiedere nel quartiere di Harlem.
Nello stesso anno, grazie anche all'intervento di Clarence Williams, viene convocata negli studi della Columbia Records per la proposta di un ingaggio.
La sua prima incisione per la serie "race records" ("dischi di razza" ma non nel senso "di qualità"...) è "Cemetery Blues" e, dopo un inizio incerto, la Smith sfodera la sua classe registrando "Down Hearted Blues", un disco che ha un successo strepitoso vendendo in pochi mesi quasi 800.000 copie, un numero clamoroso per l'epoca.
Sulla scia del trionfo la cantante va poi in tournée, suscitando grande entusiasmo nel pubblico, e i tour non si limitano più agli Stati del Sud ma toccano anche le principali città statunitensi del nordest.
Il matrimonio regge fino al '29, fin quando cioè i coniugi tollerano le infedeltà reciproche, ma il marito non sopporta più il bisessualismo esplicito di Bessie: si mollano ma non divorziano mai ufficialmente.
Alle tournée, la Smith alterna qualche breve momento di pausa nella casa di Filadelfia, spettacoli vaudeville, esibizioni nei club e il lavoro in studio di registrazione nella stessa città.
Incide pezzi originali ma anche composizioni che facevano parte del repertorio di altre colleghe: "Beale Street Mama" e "Aggravatin' papa" di Lucile Hegamin, "Graveyard blues" di Ida Cox, "Moonshine Blues" e "Bo-weavil Blues" di “Ma” Rainey.
Inoltre, con l'aiuto dei musicisti del suo entourage – James P. Johnson, Fred Longshaw, Porter Grainger, Clarence Williams e Fletcher Henderson (il pianista che aveva accompagnato la voce di Bessie Smith nel suo primo successo discografico) – ripesca melodie tratte dalla ricca tradizione dei neri d'America rielaborandole attraverso il filtro della sua forte personalità.
Ottiene così un vasto consenso di pubblico, inaspettatamente trasversale negli stati meridionali dove la cantante è molto apprezzata perfino dai bianchi.
Continua con le esibizioni legate al circuito TOBA (Theatre Owner's Booking Association) e si susseguono le incisioni con jazzisti di rango, fra i quali Fletcher Henderson e Louis Armstrong.
La cantante diventa l'artista di colore più pagata al mondo.
Bessie è estremamente versatile; i suoi spettacoli la vedono non soltanto cantare ma anche ballare, mimare, recitare, indossando vestiti sgargianti e collane di perle abbinate a piume di struzzo.
"Harlem Frolics" è uno show con centinaia di migliaia di spettatori; quello successivo, "Mississippi Days", la vede interpretare un altro celebre successo, "Empty Bed Blues".
Altri spettacoli seguono nel 1929, con esiti alterni, e nello stesso anno, diretta da Dudley Murphy, l'artista è tra gli interpreti del cortometraggio St. Louis Blues.
Il declino della Smith è in parte conseguenza della crisi economica e del crollo di Wall Street, che nel biennio 1930-31 mette in ginocchio il mercato dei "race records" e cancella le attività artistiche in cui la cantante era cresciuta.
Sparisce la richiesta per il blues, spariscono il vaudeville e le riviste, soppiantate dal cinema sonoro, e la cantante scivola lentamente verso il tramonto, lontana dalle luci della ribalta e dai fasti degli anni precedenti.
Solo nel 1933 John Hammond la vuole per un'incisione destinata al mercato britannico.
Per l'ultima volta Bessie si trova in sala di registrazione assieme a strumentisti jazz di valore tra cui Benny Goodman, e in quell'occasione sfoggia la sua grinta canora in quattro pezzi rimasti celebri: "Gimme a Pigfoot", "Do Your Duty", "Take Me for a Buggy Ride" e "Down in the Dumps".
L'artista fa poi qualche rara apparizione in teatro e partecipa allo spettacolo "Hot from Harlem", ma per il resto sono mesi segnati dall'oblio e dall'alcool, fino all'inizio del 1936, anno in cui le viene offerta l'opportunità di sostituire per un paio di mesi al Connie's Inn di Harlem la sua discepola ideale, la cantante Billie Holiday, ferma per problemi di salute.
Ancora una volta la Smith da prova del proprio valore, ricevendo la stima di musicisti e appassionati di jazz ai quali regala una straordinaria serata speciale al club Famous Door.
Le circostanze della morte dell' "Imperatrice" vale la pena di riassumerle, tanto sono assurde e sfigate!
Il 26 settembre 1937 Bessie decide di non andare in treno, ma di farsi accompagnare dal compagno Richard Morgan (con cui da anni ha una relazione informale di convivenza) con la sua vecchia Packard.
Verso l'una di notte partono da Memphis, diretti a Clarksdale, circa 100 chilometri più a sud.
La strada è buia e all'improvviso si trovano davanti un grosso camion, che si era fermato a lato della strada e che si è appena rimesso in moto. Richard non riesce ad evitarlo.
Con l'urto l'auto si rovescia su un fianco.
Bessie rimane gravemente ferita, e un avambraccio le viene quasi staccato dal braccio.
Per caso, un medico che transita a quell'ora di notte con un amico, si ferma per prestare i primi soccorsi.
Vista la gravità della situazione, manda il suo amico a chiamare un'ambulanza.
Richard è rimasto illeso.
Ma il Diavolo, quando vuole, ci mette due zampini, non uno solo!
Mentre la Chevrolet del dottore è ferma in mezzo alla strada, sopraggiunge un'altra vettura, che va a circa 60 km all'ora e tampona la macchina del medico, che a sua volta va addosso alla vecchia Packard.
Gli occupanti dell'ultima vettura sono una coppia di bianchi, che ritornano da un party.
Deve essere chiamata una seconda ambulanza. Bessie viene trasportata all'Afro American Hospital G.T.Thomas di Clarksdale, mentre gli altri due feriti al poco lontano ospedale per bianchi. Entrambe le strutture sono piccoli ospedali campagna, non sufficientemente attrezzati per affrontare gravi emergenze.
Bessie muore dissanguata forse prima di raggiungere l'ospedale o poco dopo.
Sulle circostanze della morte e su tutto ciò che segue, si sono scritte e dette molte cose.
La morte di Bessie si trasformerà in una "cause celèbre", tanto che diverrà un'opera teatrale, "The Death of Bessie Smith" di Edward Albee, in scena a Berlino nel 1960.
La versione che circola per un po' di tempo, è che Bessie fu portata d'emergenza in un ospedale per bianchi e che le furono negate le cure necessarie.
Non è vero, però è vero che se eri nero andavi dal veterinario (o poco ci manca..), se eri bianco all'ospedale!
I funerali si svolgono a Filadelfia e partecipano circa settemila persone.
La tomba della cantante rimane senza lapide perché il marito dichiara di non avere i soldi per affrontare la spesa.
Viene fatta una sottoscrizione per aiutarlo a provvedere, ma lui, da vera iena, spende il denaro per altro.
L'ultimo oltraggio all' "Imperatrice": neanche una tomba col suo nome…
Onore a Bessie Smith!
“…Gimme a pigfoot and a bottle of beer.
Send me again, I don't care.
I feel just like I wanna clown.
Give the piano player a drink because he's bringing me down.
He's got rhyme, Yeah, when he stomps his feet.
He sends me right off to sleep.
Check all your razors and your guns.
Do the Shim-Sham Shimmy 'til the rising sun.
Give me a reaper and a gang of gin.
Play me cause I'm in my sin.
Blame me cause I'm full of gin.'"
Bessie Smith - Give me a Pigfoot