Anche se i “Mostri” li abbiamo sempre giudicati una brutta e loffia copia degli “Addams”, bisogna ammettere che YVONNE DE CARLO era veramente una gran sventola nel ruolo di Lily Munster!
Con quel ciuffo bianco che spiccava sui lunghi capelli corvini, Yvonne De Carlo era veramente un’icona gothic-milf da “paura”, la vera mamma eccentrica del vicino da cui tutti vorremmo aver avuto il brivido di essere invitati per una tazza di latte e biscotti (sperando in una sbirciatina nella scollatura e nel contempo temendo di essere torturati…).
Certo, cari amici dei Mutzhi Mambo, il paragone col fascino aristocratico e tenebroso di Morticia/Carolyn Jones è impietoso ma anche la De Carlo è entrata di prepotenza nel nostro acerbo immaginario erotico, col suo contrasto di sottile erotismo e latente terrore.
I “Munsters” per la De Carlo sono stati una seconda chance, il colpo di fortuna in una carriera in fase discendente.
Perché Yvonne era già famosa (anche se in netto declino) quando ha intrapreso la seconda serie di mostri più famosa del piccolo schermo: mora, sensuale e intrigante, dai fantastici occhi grigio/blu, aveva alle spalle una nutrita serie di blockbusters hollywoodiani, nonché un posto privilegiato nei sogni più zozzi del pubblico maschile, grazie alla sua notevole bellezza e alla sua versatile bravura, sia come attrice che come ballerina e cantante.
Di solito aveva fatto bella mostra di sé in ruoli esotici, anche di mezzo sangue, in film avventurosi o in western minori, sfruttando la sua bellezza appariscente di bruna sensuale; tuttavia, le rare volte in cui è stata diretta da registi d'ingegno, ha mostrato le sue ottime qualità d'interprete.
A fine carriera, dopo l’exploit dei “Mostri”, è diventata un’icona degli horror di serie B, come solo le grandi dark ladies sono capaci.
Una carriera comunque perseguita con caparbietà invidiabile, a denti stretti, fatta di innumerevoli particine umilianti, prima di avere successo: una gavetta infinita che avrebbe scoraggiato qualsiasi attricetta.
Qualsiasi ma non la nostra Yvonne!
Margaret Yvonne Middleton nasce a Vancouver, in Canada, il 1 settembre del 1922.
Ha tre anni quando suo padre abbandona la sua famiglia e sua madre è costretta a lavorare come cameriera in un ristorante.
Ma mammà continua ad avere un una ossessione: fare della sua piccola Yvonne, detta Peggy, una star di Hollywood!
Così la iscrive alla scuola di danza della città e le fa studiare recitazione.
Vinta la timidezza, Yvonne comincia a recitare in produzioni teatrali locali, fino a quando, nel 1937, a soli 15 anni (dopo aver vinto il titolo di Miss Venice Beach), tenta per la prima volta la strada di Hollywood, accompagnata dalla mamma.
La fortuna questa volta non è dalla sua, così se ne ritorna in Canada.
Ci riprova una seconda volta, più sicura di sé e dei suoi mezzi, negli anni Quaranta, adottando il cognome della madre e partecipando al cortometraggio musicale “I Look at You”; riesce così a mettersi in luce sia come ballerina che come interprete e approda al suo primo lungometraggio, “Harvard, Here I Come!” (1941), di Lew Landers.
Per i primi anni fa delle piccole parti in mediocri film sfornati da Hollywood (eccezion fatta da “Per chi suona la campana”), senza effettivamente bucare lo schermo.
Per mantenersi, mentre colleziona provini su provini, fa la ballerina di night club.
È nuovamente Lew Landers a offrirle un ruolo più corposo e importante con la pellicola (inedita in Italia) “The Deerslayer” (1943) nel ruolo della principessa pellerossa Wah-Tah.
Parte che fra l'altro lei detesta, ma che le porta più popolarità del previsto.
L'anno successivo si specializza in parti da segretaria, fidanzatina, impiegata, infermiera, anche per registi come Cecil B. De Mille e Mark Sandrich.
Quando va bene sono ruoli di secondo o terzo piano, a volte neanche accreditati, altrimenti viene impiegata per far provare le scene ad altri attori.
Diciamo che aspiranti divette dotate di meno determinazione a questo punto, al suo posto, avrebbero fatto dietro-front, tornando a casa e scegliendo carriere meno ambiziose.
Ma lei è Yvonne De Carlo e rimane lì dov’è, continuando cocciuta la sua formidabile gavetta: e finalmente arriva una parte da protagonista, quella nella pellicola “Salomé” (1945), di Charles Lamont.
Il ruolo le porterà un contratto con la Universal che la inserirà nei cast di varie pellicole: il western “Fiamma dell'Ovest” (1945), di Charles Lamont, l’exotico “Sherazade” (1947), di Walter Reisch, il prison-movie “Forza bruta” (1947), di Jules Dassin, con Burt Lancaster, l’avventuroso “La vergine di Tripoli” (1947), di Charles Lamont, il western “Dietro la maschera” (1949), di George Sherman, “Casbah” (1948, di John Berry, e “La signora del fiume” (1948), di George Sherman.
Affiancata di nuovo da Burt Lancaster (con il quale divide spesse volte il set) nel noir “Doppio gioco” (1949) di Robert Siodmak, la De Carlo proseguirà la sua carriera con estremo successo, soprattutto nelle pellicole western, approdando perfino nel cast di “Gli sparvieri dello stretto” (1953) di Raoul Walsh.
Ma il suo più grande successo è segnato da ruolo di Sephora, moglie di Mosé nel kolossal “I dieci comandamenti” (1955) di Cecil B. De Mille.
Purtroppo la sua stella inizia a declinare: dopo piccoli ruoli in televisione (“Bonanza”) e qualche apparizione sul grande schermo (“La banda degli angeli”, 1957, sempre di Walsh), arriva perfino sugli schermi italiani diretta da Carlo Ludovico Bragaglia nell’epico/cristologico “La spada e la croce” (1958), dove interpreta una intrigante Maria Maddalena, accanto a Rossana Podestà e Massimo Serato.
La De Carlo registra pure un LP di standards a nome “Yvonne De Carlo Sings” sulla Masterseal Records, un’etichetta sussidiaria della Remington Records, nel 1957.
Arrangiato dal futuro, celebre compositore di colonne sonore John Williams, sotto lo pseudonimo "John Towner," l’album contiene dieci tracce ("End of a Love Affair", "In the Blue of Evening", "I Got It Bad (and That Ain't Good)", "Am I Blue?", "Little Girl Blue", "Blue Moon", "But Not for Me", "My Blue Heaven", "Mood Indigo", "One for My Baby (and One More for the Road)"), con cui la nostra sfodera tutto il suo charme come interprete.
E dopo essere passata nella mani dell'introspettivo Jacques Tourneur, in “La prigioniera del Sudan” (1958), ecco la nostra superare un brutto periodo di crisi artistica e una brutta depressione, tingendosi un ciuffo di bianco e diventando, per tutti e per sempre, l’iconica, tetra e surreale Lily Munster, strega-vampira dell'esilarante sit-com comica-horror “I Mostri” (1964-1966).
Trasmessa in contemporanea a “La Famiglia Addams”, “I Mostri” ne è per certi versi la versione speculare: mentre gli Addams sono una famiglia alto borghese “normale” ma “bizzarra” (moooolto bizzarra!), i Munsters sono mostri veri ma “normali”, tipici rappresentanti della working-class americana, un po’ come i Flintstones.
E pure la comicità ne risente: se quella degli Addams è caratterizzata da un raffinato, caustico humor nero, quella dei Mostri è più banale, di grana grossa, più “popolare”.
Anche questa serie durerà solo un paio di anni ma lascerà il segno nell’immaginario funny horror per diverse generazioni e partorira diversi reboot e un film, “La dolce vita... non piace ai mostri” (1966), di Earl Bellamy.
Yvonne a questo punto si dedica al palcoscenico dove ottiene grandi successi anche nei teatri di Broadway col musical "Follies", che le frutta una nomination ai Tony Award.
Riappare in Italia, nel ruolo di sé stessa, nel finto documentario “Tentazioni proibite” (1965), di Osvaldo Civirani, una sorta di film gossip “abusivo” in cui diverse star vengono riprese a loro insaputa.
Ma continua a lavorare anche in produzioni di serie B come i western “Agguato nel sole” (1967), di R.G. Springsteen e “Colpi di dadi, colpi di pistola” (1968), di Lesley Selande, il fantascientifico “La forza invisibile” (1968), di Byron Haskin, e lo spionistico “Morgan il razziatore” (1970), di Tay Garnett.
Dopo aver lavorato con sua Maestà Russ Meyer ne “I 7 minuti che contano” (1971), purtroppo la più debole pellicola della sua cinematografia, per la De Carlo arriva una discreta quantità di pellicole low-budget, sopratutto horror e commedie, come “Quel che conta è il conto in banca” (1975), di John Trent, “The Intruder” (1975), di Chris Robinson, “La casa de las sombras” (1976), “Satan's Cheerleaders” (1977), “Nocturna: Granddaughter of Dracula” (1979), “Silent Scream” (1979), “Il massacro della Guyana” (1979), di René Cardona Jr., “Il detective con la faccia di Bogart” (1980), di Robert Day, “Play Dead” (1981), di Peter Wittman, “American Blue Jeans” (1981), di David Fisher.
È co-protagonista del primo mitico episodio della serie TV “La signora in giallo” (1985), e del primo “Tales from the Crypt” (1993); per l’horror “American Gothic” (1988), di John Hough, si becca il “Fantafestival Award” come migliore attrice.
Le sue ultime apparizioni cinematografiche sono l’horror “Cellar Dweller” (1988), di John Carl Buechler, e le commedie “Oscar - Un fidanzato per due figlie” (1991), di John Landis, e “Pezzi duri... e mosci” (1992), di Nico Mastorakis, dopodiché si ritira dalle scene, godendosi la vecchiaia con i suoi due figli, Bob e Michael Morgan, avuti dall'attore-stuntman Bob Morgan.
La fantastica Yvonne muore l’8 gennaio del 2007, in California, a 84 anni.
Sarà stata pure una "Munster" ma la vera bruttezza sta proprio da un'altra parte...
E purtroppo quella rimane sempre!
Onore a Yvonne De Carlo!
“If I find Herman with another woman, I will take him apart, so that even Dr. Frankenstein couldn’t put him back together again!”
Lily Munster/Yvonne De Carlo – The Munsters