Sicuramente se vi diciamo PAUL LENI, pochi (anzi, considerata la vostra proverbiale ignoranza, pochissimi) di voi sapranno di chi si sta parlando, eppure "La Casa", il Joker di Batman o "It" li conoscete tutti!
Ebbene, senza questo fondamentale regista e scenografo, figura chiave dell'espressionismo tedesco, probabilmente avrebbero avuto connotati diversi e meno spaventosi!
Oggi, cari amici dei Mutzhi Mambo, ci facciamo un giro nell'archeologia dell'orrore, nell'archetipo della paura!
Fautore di un cinema progettato quasi fosse un dipinto, per il quale usava disegnare moltissimi schizzi, sorta di antenati degli storyboard, Paul Leni, con il suo talento grafico-pittorico, ha contribuito in modo incredibile a forgiare lo spirito dell'espressionismo.
È stato uno dei primi autori in assoluto a concepire i film come "opere d'arte".
Inutile soffermarsi su incongruenze e ingenuità, quando si guardano i suoi lavori bisogna lasciarsi prendere dal fascino senza tempo delle sue sinistre atmosfere, delle sue morbose vicende, delle sue oniriche scenografie.
Paul Josef Leni nasce a Stoccarda l'8 luglio 1885.
Figlio di un banchiere di origine ebraica, dopo il liceo e un tirocinio come disegnatore, all'inizio del secolo si trasferisce a Berlino dove frequenta per tre semestri l'Akademie der Bildenden Künste.
Divenuto un celebre grafico, caricaturista e pittore, entra in contatto con il mondo del cinema e nel 1910, tra l'altro, progetta la testata della rivista professionale "Lichtbild-Bühne".
Contemporaneamente inizia a lavorare come scenografo e costumista a teatro e a disegnare manifesti cinematografici; poi, nel 1913, viene assunto da Joe May per curare le scenografie di "Ein Ausgestossener", un film poliziesco in due parti: "Der junge Chef" e "Der ewige Friede".
Dopo questa prima esperienza seguono nel 1915 alcuni lavori, sempre come scenografo; chiamato alle armi, svolge per il BUFA (Bild- und Film- Amt, l'Ufficio di propaganda cinematografica bellica, fondato dal governo) il suo primo compito di regia, un'opera di docufiction che promuove l'arruolamento come medici da campo.
Dal 1917 è di nuovo attivo a Berlino come scenografo (e a volte anche costumista) per i più quotati registi dell'epoca, da Ernst Lubitsch a J. May, da Ewald André Dupont a Richard Oswald o Karl Grune.
Dopo il suo vero e proprio debutto nella regia con il melodramma "Primavera" (1917), il nostro Paul realizza una serie di film, non molto noti, talvolta di impianto favolistico, come "Dornröschen" (1917, dalla favola "La belle au bois dormant" di Perrault) e "Prinz Kuckuck", (1919; "Il principe Cucù", dal romanzo di O.J. Bierbaum, sceneggiato dallo scrittore espressionista Georg Kaiser), ma frequenta anche generi diversi: da quello avventuroso ("Das Rätsel von Bangalor", 1918), alla commedia ("Die platonische Ehe", 1919) e al dramma ("Patience ‒ Die Karten des Todes", 1920).
Segue poi un adattamento letterario, "Il complotto" (1921) dal dramma di F. Schiller.
In "Hintertreppe" (1921, scritto da Carl Mayer) affianca a quattro mani il grande regista teatrale Leopold Jessner, contribuendo, con le scenografie, alla buona riuscita dell'opera.
Del '24 è la sua opera più famosa, "Il gabinetto delle figure di cera / Tre amori fantastici", culmine estetico dell'espressionismo tedesco.
Si tratta di un film ad episodi con protagonisti: lo sceicco Harun al-Rashid, Ivan il Terribile e Jack lo squartatore.
Imperdibile per chiunque ami il cinema, la fantasia e la capacità di inquietare e sorprendere lo spettatore.
Leni, nel 1926, si trasferisce quindi a Hollywood dove, sotto contratto per la Universal Pictures, ottiene uno straordinario successo nel 1927 con "Il castello degli spettri" o "Il gatto e il canarino", tratto dalla pièce teatrale di J. Willards, una ghost story immersa in un impianto scenico, effetti di luce "espressionisti" e angolature della macchina da presa inusuali per il cinema americano del periodo, antesignana delle varie "Case" infestate che, a volte, ci infesteranno le palle in seguito...
Sull'onda di questo primo risultato positivo gli vengono affidati, sempre per la Universal, altri thriller o horror venati di commedia come il perduto "Le Perle Maledette" (1927), il secondo film ad avere come protagonista Charlie Chan, o "Il teatro maledetto", un mystery del 1929.
Il suo film americano più famoso e leggendario resta comunque "The man who laughs" (1928; "L'uomo che ride", anche in versione con musica e rumori), adattamento del romanzo di V. Hugo che, pur nello squilibrio quasi stridente tra una prima parte “filosofica”, di approfondimento del dramma umano del protagonista, e un finale d'azione d'impianto spettacolare, ha dei momenti formidabili di cinema-cinema.
Il protagonista, uno straordinario, indimenticabile, iconico Conrad Veidt nella parte di Gwynplaine, rimarrà per sempre un simbolo della drammaticità e della paura che può provocare un sorriso quando "c'è qualcosa che non va" e si trasforma in ghigno grottesco.
Una morte prematura a seguito di complicazioni cardiache coglie il nostro Leni a Hollywood il 2 settembre 1929, in un periodo professionale denso di numerosi progetti in via di preparazione.
Peccato, perché avrebbe sicuramente fatto qualcosa di bello e interessante, come era suo solito…
Quando si pensa a questi giganti del cinema, bisogna sempre ricordare che senza talenti come Paul Leni il cinema come lo conosciamo, non ci sarebbe stato…
Cioè, ci sarebbe stato ma sicuramente peggiore e molto meno "de paura"!
Onore a Paul Leni!
“La cosa che in questo mondo può essere più orrida è la gioia.”
Victor Hugo - L' Uomo che ride