ONE STEP BEYOND!
Colmi di vero sentimento fraterno e con sincera mancanza di odio, rancore e invidia (sia mai!), vogliamo dedicare questo Almanacco odierno a quei pochi amici dei Mutzhi Mambo che ancora si stanno godendo gli ultimi scampoli d'estate in una bella spiaggia, alla facciaccia nostra, magari sorseggiando un ottimo drink mentre guardano passare qualche fondoschiena notevole.
Come colonna sonora non potremmo consigliargli niente di meglio che qualche pezzo del vigoroso PRINCE BUSTER, il padre dello Ska!
Non siamo particolarmente amanti dei ritmi giamaicani, in particolare del reggae, ma un po' di sano vecchio ska (quello originale però, non il 2tone o l'orrendo ska-punk della terza generazione) non si rifiuta mai, specie da "stonati".
Quei ritmi balzellanti, quei tempi rilassati, quelle registrazioni approssimative hanno il loro indubbio fascino e inoltre siamo sicuri che parecchi dei nostri amici amano sballarsi a qualche concerto del genere, quindi celebriamo volentieri colui che dello ska è considerato il papà.
Oddio, la nascita "ufficiale" del genere è considerata la pubblicazione del brano di Theophilus Beckford "Easy Snapping" nel 1959, ma fu Prince Buster, col suo sound system chiamato "Voice of the People", che, attorno al 1961, definì le catteristiche "classiche" dello ska, assieme al suo chitarrista Jah Jerry.
Lo ska nasce come evoluzione giamaicana autoctona del jump blues di Louis Jordan e Wynne Harris, nonché del rhythm'n'blues di New Orleans di Professor Longhair e Fats Domino, e soprattutto di quello del pianista di Memphis Rosco Gordon autore del brano "No More Doggin’" de1951.
In esso, Gordon accentua in levare gli accordi suonati con la mano destra ed insiste su di essi (il noto "downbeat"), mettendoli in grande evidenza, proprio come avverrà in seguito nello ska.
A queste influenze si unisce la matrice più propriamente folkloristica caraibica, come il calypso ed il mento, ed il risultato è una musica allegra, adatta a fare da colonna sonora all'ottimismo di un popolo fresco-fresco di indipendenza dal colonialismo britannico (1962), che voleva esternare l'orgoglio di essere finalmente "giamaicano" col maggior entusiasmo possibile.
E il Principe è stato il primo a captare questa voglia di allegria e patriottismo "black" per tradurla in un genere che valicherà gli oceani e renderà famosa l'isola caraibica, prima dell'avvento di Bob Marley.
Di cui, detto per inciso, in questo Vostro Almanacco non ci occuperemo, sia chiaro...
Cecil Bustamente Campbell (così all'anagrafe) nasce il 28 maggio del 1938 a Kingston, in Giamaica, figlio di un ferroviere: il secondo nome è un tributo della madre al politico che più ammira, il leader del partito laburista giamaicano Alexandra Bustamente.
Mentre è ancora adolescente, Campbell si dedica contemporaneamente a due carriere non proprio affini: la boxe e il canto.
Il pugilato è un talento che aveva affinato fin da bambino, facendo a cazzotti alla guida di una banda in uno dei quartieri più difficili di Kingston, guadagnandosi il nomignolo di "Prince", perché pare che a menare sia proprio un fenomeno.
Alla fine abbandona la carriera sportiva, anche se le sue "competenze" come picchiatore lo terranno al sicuro dagli assalti dei rivali, una volta aperto il suo sound system.
Fa il suo debutto come cantante al Glass Bucket Club a metà degli anni '50, con una serie di gruppi ormai dimenticati da tempo.
Molte di queste estemporanee formazioni includono il batterista Arkland "Drumbago" Parkes, tanto che i due diventeranno amici.
Il batterista lo presenta a Coxsone Dodd, non ancora diventato un produttore di fama, che al momento gestisce un sound system che va per la maggiore, in concorrenza con un altro uomo d'affari che presto trasformerà in produttore, Duke Reid.
I sound system erano nati negli anni cinquanta nei ghetti di Kingston, dove con generatori elettrici, piatti, e impianti musicali colossali, si spara musica a tutto volume per le strade: un un modo festaiolo per ritrovarsi e divertirsi.
Agli inizi, i primi DJ erano soliti mettere canzoni di rhythm'n'blues e swing incise su 78 giri; piano piano, però, iniziano i veri e propri "soundclash", i conflitti fra sound system.
I DJ, un disco dopo l'altro, iniziano a introdurre vocalmente, presentando le proprie chunes (tunes, canzoni) esclusive, come modo per fare pubblicità al proprio sound, oltre che fomentare l'attenzione delle masse che lo seguono.
Questo porta lentamente alla necessità di avere ognuno il proprio sound specifico, unico, riconoscibile, cosa che alla lunga favorirà la nascita di generi sempre più "autoctoni".
Il sound più potente all'epoca è il "Tom the Great Sebastian", un system che non ha mai perso alcun "soundclash".
Per inciso, in questi anni perdere un clash non significa solo perdere i dischi, la fama, l'onore, ma perdere anche l'uso dell'impianto: ovvio quindi che le "battaglie" musicali diventano spesso e volentieri l'occasione per scatenare grandiose risse fra i sostenitori dei diversi system.
Il primo a cimentarsi nel famigerato vizio di "parlare" sui dischi si pensa sia stato Count Machuki negli anni '50, visto che l'ottima reazione del pubblico ai suoi "speech" lo inciterà a continuare a prendere in mano il microfono.
Questo sarà il mélange da cui scaturiranno le varie battaglie fra DJ che culmineranno in tempi più recenti con le pallosissime sfide a suon di rime dei reppettari.
Coxsone Dodd è appunto uno dei primi "manager" di successo di questo peculiare modo di produrre e promozionare la musica: inizialmente impiega il giovane Buster non come cantante, ma come buttafuori per il "Guy Friday", uno dei più celebri party dell'epoca.
Ma nel 1959, il giovane Buster intuisce quanto "business" si puo fare coi sound system e decide di mettersi in proprio.
Inizia aprendo un negozio di dischi, il "Buster's Record Shack", per poi creare il suo sound system, il celebre "Voice of the People".
L'anno seguente, il giovane imprenditore fa il passo successivo, producendo il suo singolo di debutto, lo strumentale "Little Honey", accreditato ai Buster's Group (un trio composto da Jah Jerry, Rico Rodriguez e Parkes).
Immediatamente crea un caso, grazie ad un sound molto lontano dall'R&B americano che viene diffuso dai sound system.
Il Prince sostanzialmente offre il ritmo sincopato classico dello ska al nascente stato giamaicano, avido di un genere proprio, "nazionale".
Viene organizzata in fretta e furia una seconda sessione di registrazione, che questa volta include i cantanti Derrick Morgan, Owen Gray e i Folkes Brothers, mentre i batteristi nyahbinghi (uno stile rurale tipico del folk giamaicano) Count Ossie e i suoi Wareikas vengono portati giù dalle colline per creare un ritmo mai sperimentato prima dal pubblico dell'isola.
Vengono registrate una dozzina di canzoni e sorprendentemente, ognuna diventa un successo, fra cui la fondamentale "Oh Carolina" dei Folkes Brothers.
E le hit si susseguono incessanti, di questi artisti e altri, tra cui Basil Gabbidon, col boogie "War Paint Baby", Eric Morris, con "Humpty Dumpty", e Chuck & Dobby.
Tutti vengono sostenuti dal Buster's Group, un combo di eccellenti musicisti che include vari futuri Skatalites.
Particolarmente rivoluzionario è "Chubby" di Bunny & Skitter, un singolo sorprendente cantato dal duo a cappella, accompagnato dai ritmi tribali di Count Ossie e i Wareikas.
Lo stesso Prince Buster fa il suo debutto discografico nel 1962, piazzando una serie di successi nel corso dell'anno.
Tra questi c'è "Hey Got to Go", co-scritto dall'adolescente Derrick Morgan, i cui testi riassumono nettamente i sentimenti del Prince nei confronti dei suoi produttori rivali.
Questa faida commerciale, che i più anziani stanno ancora vincendo grazie alle loro migliori risorse finanziarie, diviene un fatto personale nel 1963 quando Derrick Morgan abbandona Buster per il produttore Leslie Kong.
Oggi potrebbe sembrare una tempesta in un bicchier d'acqua ma il conflitto è piuttosto serio, e creerà una miriade di singoli seminali.
Buster spara la prima cartuccia con "Blackhead Chinaman", un pezzo pungente puntato direttamente su Kong.
Naturalmente, il piu navigato produttore reagisce, riprendendo, con "Blazing Fire" di Morgan, la melodia di "Madness", scritta dal Prince.
Passano le settimane, passano i mesi ma la faida non accenna a volersi smorzare mentre i due producer sparano una canzone dopo l'altra insultandosi a vicenda.
Sfortunatamente, la lotta non è solo negli studi di registrazione ma presto si riverserà nelle feste e nelle strade, con i sostenitori di ciascuna parte che se le dànno di santa ragione.
La situazione diventa così grave che persino il governo è costretto ad intervenire, imponendo una riconciliazione pubblica che porrà fine a questa mischia musicale.
A questo punto, Prince Buster, sia come artista che come produttore, sta pubblicando così tanti singoli che crea due nuove etichette, la "Islam" e la "Buster Wild Bells", per dare un po' di fiato alla sua originale etichetta Voice of the People.
La "Blue Beat", il suo distributore nel Regno Unito, riesce a malapena a tenere il passo con l'uscita dei brani e per un periodo di otto anni pubblicherà oltre 600 produzioni di Prince Buster.
Ciò equivale a qualcosa come due nuovi singoli a settimana, con due nuovi brani del nostro che arrivano in Inghilterra ogni mese.
Buster è ormai una superstar in Giamaica e quasi altrettanto famoso nel Regno Unito.
Il 1964 è altrettanto prolifico, così pure il 1965, includendo classici del nostro come "One Step Beyond", "Al Capone" (che entrerà nella Top 20 UK due anni dopo), "Burke's Law", e molti, molti altri ancora.
La Blue Beat pubblica tre album di compilation delle produzioni di Prince Buster tra il 1964 e il 1965, "Fly Flying Ska", "Pain in My Belly", e "It's Burke's Law", che rimangono la raccolta definitiva delle opere del periodo classico di Buster.
Tra le hit incluse ci sono "Ska Town" di Don Drummond, "River Jordan" di Owen Gray, "Dog War" di Maytals e, naturalmente, "Al Capone."
Nel 1966 l'entusiasmo per l'indipendenza è già sfumato, lo ska inizia a perdere colpi, e la Giamaica è in fermento per l'ascesa del fenomeno dei "rude boys", giovani per lo più disoccupati che si vestono alla moda gangster, spesso violenti e sovente utilizzati come manovalanza criminale.
Questa è l'era dei classici rocksteady, in cui i tempi dello ska si rallentano e c'è più enfasi sul cantato, dalle forti influenze soul: Buster, sempre attento ai fenomeni popolari, non disdegna il nuovo genere e soprattutto non tralascia di occuparsi dei rudies.
Il duro "Hard Man Fe Dead", il classico "Rude Rude Rudie" e la feroce "Shanty-Town" sono solo alcuni dei pezzi migliori che realizza in questo periodo.
L'anno seguente, Derrick Morgan pubblica il singolo "Tougher Than Tough", che parla di un quartetto di rude boys trascinati davanti ad un giudice anonimo che li deve condannare; sebbene accusati di crimini violenti tra cui "sparatorie", il magistrato indulgente del brano di Morgan lascia liberi questi ragazzacci.
Questa canzone scatenerà una serie di brani "botta e risposta" in cui la metafora del giudice servirà a chiarire "da che parte si sta" riguardo all'operato dei rudies e del magistrato.
Il singolo è un successo fenomenale, quindi ovviamente Prince si trova costretto a replicare.
Lo fa con ferocia con la sua "Judge Dread" che, in una giravolta totale e assolutamente inaspettata, condanna gli sfortunati rudies a secoli di carcere.
Seguono reali tumulti poiché l'intera nazione viene coinvolta nel processo "virtuale": altri artisti saltano sul carro del giudice con una serie di singoli a base di magistrati e imputati.
Alla fine, Buster è pronto a tornare nella mischia e tutta la Giamaica attende avidamente il risultato di "The Barrister", il suo nuovo singolo che dovrebbe dire la parola fine sull'appello: il giudice Dread ha incarcerato pure l'avvocato!
Sale l'indignazione e Prince alla fine cede, pubblicando la sua ultima parola sull'argomento, "Judge Dread Dance (The Pardon)".
Solo che non sarà l'ultima parola: Morgan in "Judge Dread in Court", farà arrestare il famigerato magistrato.
Questa soap opera giudiziaria può apparire ridicola ai giorni nostri ma in quel periodo affrontava il grave problema della violenza giovanile che minacciava l'isola, anche se con un pizzico di umorismo: il magistrato indulgente di Morgan e il draconiano Dread di Buster apriranno infatti le porte ad una serio dibattito sul crescente fenomeno della gioventù criminale.
Nel frattempo, il Regno Unito era alle prese con la febbre dei veri gangster mentre il successo di "Al Capone", già pubblicato due anni addietro, scala le classifiche, spingendo Buster ad intraprendere un tour in Gran Bretagna.
Questo evento verrà catturato dall'album "On Tour", dove Buster esegue un favoloso set pieno di hit davanti a un pubblico entusiasta.
Di ritorno in Giamaica, anche il rocksteady volge al termine, mentre cresce il cancro del reggae.
Prince Buster ha una nuova missione da portare avanti: nel 1968 pubblica un'altra serie di singoli seminali veramente tosti, fatti apposta per far arrossire tutti, tranne i meno timidi.
Questi classici "rude" includono pezzi del calibro di "Wreck a Pum Pum", "Big Five", "Rough Rider" (scritto per Buster dalla giovane pop star inglese Eddy Grant) e "Wine & Grind".
L'epopea dei "Big Five", a sua volta, sarà responsabile del lancio del DJ inglese Alex Hughes: ribattezzatosi Judge Dread, porterà avanti la saga "Big" con testi sempre più improbabil che alla fine si concluderà con "Big Twelve".
The Judge sarà il primo artista reggae britannico a piazzare hit in Giamaica, dove i suoi fan rimarranno piuttosto stupiti e confusi nello scoprire che il loro nuovo eroe è in realtà un ciccione bianco.
Mentre il Judge Dread piazza le sue hit, Buster sta già rivolgendo la sua attenzione altrove.
Naturalmente, il rude reggae è solo una piccola parte di ciò che il nostro pubblica tra la fine degli anni '60 e l'inizio degli anni '70; c'è anche una serie di cover dei Beatles e numerose canzoni che trattano altri argomenti, e prova persino ad affrontare il rastafarianesimo, il movimento religioso al centro del fenomeno "roots", all'inizio del decennio.
Ma quest'ultima area sta per trasformarsi in un campo minato: pure gli scafatissimi Dodd e Reid hanno problemi simili ma Prince è ancora meno equipaggiato per far fronte all'ascesa delle "roots" rispetto ai suoi concorrenti.
Loro sono uomini d'affari, mentre Buster si era convertito all'Islam nel 1964, dopo aver conosciuto Muhammad Ali e quindi non può essere credibile quando canta sul rastafarianesimo.
Ha invece più successo producendo DJ, sia con Dennis Alcapone che con Big Youth.
Ma è il reggae che non sembra davvero adatto a lui.
Continuerà a lavorare con artisti affermati come Alton Ellis, John Holt, gli Heptones e Dennis Brown, ma i tempi stanno cambiando rapidamente e Buster sembra non essere in grado di trovare il modo per tenere il passo.
Nel 1973 smette proprio di provarci: durante i successivi 15 anni, Buster rimarrà in silenzio ma la sua cospicua eredità eredità artistica parlerà per lui: negli anni '70, riempirà infatti gli scaffali di ristampe.
Ma anche con l'ascesa del 2-Tone, che a lui deve praticamente tutto, l'artista rimane muto.
Band come i Beat, i Selecter e gli Specials gli tributano i dovuti onori, i Madness dedicano a lui il loro album d'esordio, "The Prince", contenente la loro celeberrima versione di "One Step Beyond".
Ma lui niente...
Passerà un altro decennio prima che torni di nuovo davanti a un microfono.
Buster rinizia improvvisamente ad apparire sul palco alla fine degli anni '80 e, quando comincia il nuovo decennio, fa un tour in Giappone con gli Skatalites come gruppo di supporto.
Inizia a registrare di nuovo nel 1992, e due anni dopo è ospite dell'album "Hi Bop Ska" degli Skatalites.
I dischi di Buster venivano solitamente realizzati in collaborazione con Gaz Mayall, leader della band ska britannica dei Trojan.
Tuttavia, nel 1997 viene nuovamente affiancato dagli Skatalites per il suo contributo all'album dei 40 anni della Island Records, "Ska Island".
L'anno successivo, Buster rientra nelle classifiche britanniche per la prima volta in oltre 30 anni con una nuova versione di "Whine and Grind".
Il nuovo millennio vede Prince Buster stabilirsi a Miami e comparire in modo intermittente in festival nel Regno Unito, in Europa, negli Stati Uniti e in Canada.
La sua salute però è sempre più deteriorata dopo una serie di infarti (nel 2009, uno di essi gli fa perdere l'uso delle gambe) e il Principe muore a Miami l'8 settembre del 2016.
Giorno triste per le spiagge, giorno triste per i rude boys, giorno triste per la musica...
Onore a Prince Buster!
"You're rough, you're tough, you're rough, you're tough
You're rough, you're tough, you're rough, you're tough
Order, now my court is in session, will you please stand?
First, allow me to introduce myself, my name is Judge Hundredyears
Some people call me Judge Dread
Now, I have come here to whoop you,
To try all you rudeboys for shooting black people
In my court only we talk, cause I'm vexed, and I am the rudeboy today..."
Prince Buster - Judge Dread