Generalmente del soul, in questo vostro Almanacco, ce ne frega il giusto.
In generale ci sembra che abbia incanalato e proiettato l’energia primordiale del rhythm'n'blues nei melensi territori del pop per dare poi il “la” a fenomeni come la disco - music e il Rap più sdolcinato.
Ma quando si parla di OTIS REDDING (e in generale della roba prodotta della Stax) il discorso cambia, cari amici dei Mutzhi Mambo, eccome se cambia!
Il sound Stax era veramente unico e immortale e Otis Redding è stata una delle voci più intense della storia della musica, uno dei pochi a riuscire contemporaneamente a dare tenerezza alle ballate senza essere melenso e una pacca pazzesca ai pezzi più tirati.
Miele e cazzotti, questo era Redding!
E Otis non era certo quello che possiamo definire un artista maledetto.
Non era vittima delle violente passioni che hanno finito per uccidere Sam Cooke e Marvin Gaye. Non era schiavo del sesso come tanti suoi colleghi famosi. E neanche un drogato o un beone.
Come disse di lui Jerry Wexler, uno dei più grandi produttori della storia della musica americana, “era un vero principe”, un signore.
Anzi era un re: “The King of Soul”!
Peccato che però è stato davvero sfigato: lui non si meritava di finire così presto...
Otis Ray Redding Jr. nasce nella cittadina di Dawson in Georgia il 9 settembre del 1941, quarto di sei fratelli.
Quando ha tre anni la sua famiglia si trasferisce nelle case popolari di Macon, sempre in Georgia.
Essendo il padre un mezzadro e predicatore a tempo perso, Otis inizia prestissimo a cantare nel coro della Chiesa Battista di Vineville e diventa una specie di celebrità locale vincendo il concorso per giovani talenti del sabato sera per quindici settimane consecutive.
Sviluppa col tempo una grandissima ammirazione per il modo di cantare di Sam Cooke e soprattutto di Little Richard, vera primaria ispirazione per il giovane Redding.
A quindici anni deve abbandonare la scuola per sostenere la famiglia: il padre infatti ha contratto la tubercolosi e non può più lavorare.
In questo periodo Otis lavora come minatore e benzinaio e, quando gli riesce, come pianista nei club locali.
Per un breve periodo sostituisce persino il suo idolo Little Richard che aveva lasciato la sua band, gli Upsetters, per andare a cantare il gospel.
Nel 1960 ha un figlio dalla quindicenne Zema Atwood che sposa l'anno successivo.
Sempre nel '60, Redding inizia a girare il Sud insieme al grande chitarrista mancino Johnny Jenkins e ai suoi Pinetoppers.
Quello stesso anno, con questo gruppo, incide i suoi primi dischi, "She's All Right" e "Shout Banalana", a nome di Otis and The Shooters.
Nel 1962 lascia la sua prima traccia sulla scena discografica durante una sessione di registrazione di Johnny Jenkins, incidendo "These Arms of Mine," una ballata composta da Redding stesso.
La canzone diviene un piccolo successo della Volt Records, una sussidiaria della famosa etichetta di "southern soul" Stax, di Memphis nel Tennessee.
Suo manager è Phil Walden, anch'egli di Macon, che in seguito fonda la Capricorn Records.
Otis Redding continua a incidere per la Stax/Volt e si crea una schiera di appassionati continuando a girare molto in tour, esibendosi in spettacoli estremamente elettrizzanti, con il supporto di altri artisti della Stax, come Sam and Dave.
Altre hit, tutte divenute poi dei megaclassiconi, incise tra il 1964 e il 1966 sono "Mr. Pitiful", "I Can't Turn You Loose", "Try a Little Tenderness", "(I Can't Get No) Satisfaction" dei Rolling Stones e "Respect" (in seguito grande successo di Aretha Franklin).
Redding, cosa abbastanza rara per l’epoca, non di rado è autore di molte delle sue canzoni, spesso in accoppiata col mago della sei corde Steve Cropper, star della band Stax "Booker T. & the M.G.'s", che, oltre ad incidere pezzi propri, di solito funge da gruppo di supporto in studio per gli artisti dell'etichetta, connotando il meraviglioso sound tipico della casa discografica.
Ma è il cantante soul Jerry Butler a scrivere con lui una delle sue più grandi hit, "I've Been Loving You Too Long", ballatona strappalacrime (e strappamutande…).
Una delle sue poche canzoni ad ottenere un significativo successo commerciale e mainstream è "Tramp" (1967), un duetto con Carla Thomas.
In seguito, nel giugno di quello stesso anno, Redding suona alla prima edizione del Monterey Pop Festival, in California, evento che riveste una straordinaria importanza nella scena musicale statunitense.
Va detto che il cantante è l'unico rappresentante del R&B e del Soul americano ad essere invitato alla manifestazione, interamente dedicata al Rock (ci suonano infatti dei gruppettini collegiali come Jefferson Airplane, Greateful Dead, Janis Joplin, The Animals, Jimi Hendrix, The Who...).
Ai primi di dicembre Redding si ritrova con Steve Cropper per registrare un nuovo pezzo, "(Sittin' on) the Dock of the Bay", il cui arrangiamento "troppo pop" viene mal digerito dal chitarrista e dal resto della Stax; ma vista l’ostinazione di Otis, lo registrano ugualmente.
E fece bene ad impuntarsi il nostro, visto che sarà anche il suo maggior successo commerciale; purtroppo non vivrà abbastanza per goderselo.
La sorte maligna (e stronza) è come sempre in agguato: dopo soli tre giorni, mentre vanno in tournée in Wisconsin, Redding e altri sei compagni rimangono uccisi quando l'aereo su cui viaggiano precipita nel Lago Monona a Madison, nel Wisconsin, il 10 dicembre 1967.
Ben Cauley, uno dei membri della band di supporto di Otis, i Bar-Kays, è l'unica persona a bordo a sopravvivere.
Stava dormendo fino a pochi secondi prima dell'impatto, e ricorda di aver visto, al momento del risveglio, il collega Phalon Jones guardare fuori dal finestrino e dire: "Oh, no!".
Cauley allora slaccia la sua cintura di sicurezza, e questo è l'ultimo suo ricordo prima di ritrovarsi nelle acque gelide del lago, aggrappato al cuscino del sedile per mantenersi a galla.
Le cause dell'incidente non sono mai state individuate con precisione.
Se n'è andato così, a soli 26 anni, un genio della musica, un cantante fantastico, lasciando la più grande etichetta soul (altro che Motown!) in braghe di tela, orfana del suo talento maggiore, cannibalizzata dalla Atlantic che aveva acquisito, all'insaputa della stessa etichetta, tutto il suo catalogo e tutti i nastri inediti di Otis.
Fra questi, la meraviglosa, postuma, "Hard to Handle", con cui il buon Redding ci ha salutato.
Dura maneggiarlo infatti, un destino così carogna!
Onore a Otis Redding!
" …Action speaks louder than words
And I'm a man of great experience
I know you got another man
But I can love you better than him
Take my hand, don't be afraid
I wanna prove every word I say
I'm advertisin' love for free
So, you can place your ad with me
Once it come along a dime by the dozen
That ain't nothin' but ten cent lovin'
Hey little thing, let me light your candle
'Cause mama I'm sure hard to handle, now, yessir'am…"
Otis Redding - Hard to Handle