Ohhh, finalmente!
Era tanto che non festeggiavamo un bel tamarrone del rock’n’roll come piacciono a noi: per fortuna, cari amici dei Mutzhi Mambo, oggi è il compleanno del tiratissimo JOE PERRY, il chitarrista degli Aerosmith, così possiamo rimediare!
All’inizio degli anni ’70, due erano i gruppi glam più tosti degli Stati Uniti, i discepoli più scavezzacolli e lascivi dei Rolling Stones (quelli marci di “Sticky Fingers”, non quelli beat degli esordi, chiaramente).
Uno erano le New York Dolls che, con il loro rock’n’roll sguaiatissimo e sfrontato, hanno anticipato il punk a venire; l’altro, naturalmente erano gli Aerosmith!
Non fatevi ingannare dalle agghiaccianti ballate che hanno sfornato negli ultimi dischi: gli Aerosmith, erano veramente un gruppo della madonna!
Riprendendo la potenza di gruppi come i Led Zeppelin nel loro lato più “bluesy”, miscelandola col funk urbano più tosto e “nero”, hanno anticipato e codificato la linea hard rock del glam, quella che genererà l’hair metal o lo street metal di gruppi come gli Hanoi Rocks, i Motley Crue, i Faster Pussycat e i Guns’n’Roses, fino alle più tamarre commistioni col funky e il rap del New metal.
Piaccia o no, senza pezzi come “Walk this way” e “Sweet Emotions”, il famigerato “rap metal” e gruppi come i primi Beastie Boys, i Rage Against the Machine o i Faith no More (per tacere i vari Limp Bizkit e compagnia bella…), non ci sarebbero stati.
Merito (o colpa?) della voce graffiante di Steven Tyler e della funambolica chitarra del nostro Joe Perry (e naturalmente degli altri membri della band, Brad Whitford – chitarra -, Tom Hamilton – basso -, Joey Kramer – batteria -, una delle più longeve e coese della storia del rock).
Un’altra cosa gli Aerosmith avevano in comune con le New York Dolls: l’attitudine junkie, tanto che la coppia Tayler/Perry, all’epoca del loro massimo “splendore”, venne soprannominata “Toxic Twins”, i “gemelli tossici”…
Ma a parte le faccende di droga, il nostro Joe è veramente uno dei chitarristi più seminali degli anni’70: insieme al chitarrista dei Kiss Ace Frehley, Perry, con le sue pose macho/fighe un po’ alla Page con la chitarra ad altezza uccello, è stato responsabile di aver ispirato una caterva di pischelli ad imbracciare la sei corde e iniziare a suonare.
Anthony Joseph Perry nasce il 10 settembre del 1950 a Lawrence, nel Massachusetts.
Il padre è di origini portoghesi (il cognome in origine faceva Pereira) e la madre, un’insegnante di educazione fisica, è di origini italiane.
Perry ha il suo primo assaggio di rock’n’roll alla tenera età di sei anni, quando i vicini gli fanno ascoltare roba tipo come "Rock Around the Clock" e "Tutti Frutti".
Da adolescente si infatua della British Invasion e inizia a suonare la chitarra; i suoi modelli, oltre chiaramente i Beatles e i Rolling Stones sono gli Yardbirds e John Mayall, che forniranno la base per il suo approccio ruvidamente blues.
Altre influenze che lo segnano sono Peter Green, Jimi Hendrix, Jeff Beck e Jimmy Page.
Affina la sua abilità suonando con band come Flash, Just Us, Plastic Glass e la Jam Band (durante la quale si unisce al futuro bassista degli Aerosmith, Tom Hamilton), per poi incrociare le strade col newyorkese Steven Tyler nel 1969, quando ciascuna delle loro band suona al The Barn di Sunapee, nel New Hampshire.
Poco dopo, si formano gli Aerosmith, composti da Perry alla chitarra, Tyler alla voce, Hamilton al basso, Joey Kramer alla batteria, e Ray Tabano alla seconda chitarra (che verrà poi sostituito da Brad Whitford).
Combinando la grinta blues degli Stones e degli Yardbirds con i pesanti riff dei Led Zeppelin, la band pubblicherà il loro primo fondamentale album omonimo per la Columbia nel 1973.
Il sound è ancora acerbo ma il disco contiene rockacci spaccatutto come “Mama Kin” e una ballata strappamutande come “Dream On”.
Segue “Get your Wings” (1974) che ancora non centra appieno il potenziale della band ma ne consolida l’immagine trucida e lasciva.
Il grande successo arriva innestando una ulteriore dose massiccia di rhythm’n’blues e funk nel sound, col capolavoro “Toys in the Attic” (1975 - bastano “Walk this way” e “Sweet Emotions”?) e il successivo “Rocks” (1976 – bastano “Rats in the Cellar”, “Back In The Saddle” e “Sick As A Dog”?).
Ottimo anche il successivo “Draw the Line” (1977), mentre già il seguente “Night In The Ruts” (1979), offre l’immagine di una band col fiato corto: pur essendo uno dei più grandi gruppi rock in circolazione, il primo regno di Aerosmith al top non durerà a lungo.
I tour infiniti (e chi li ha visti dal vivo in forma sa di cosa si parla quando si parla di un concerto degli Aerosmith…) ma soprattutto le montagne di cocaina e i party selvaggi alla fine chiedono il conto e Perry e Tyler si mandano affanculo.
Frustrato dalla band, Perry se ne va durante la registrazione di “Night in the Ruts”, poco dopo aver formato la sua band, il Joe Perry Project.
La formazione originale (composta da Perry, Ralph Mormon alla voce, David Hull al basso e Ronnie Stewart alla batteria), pubblica nel 1980 un buon esordio, “Let the Music Do the Talking”, che viene però totalmente trascurato.
Sebbene la nuova band fosse promettente, il lupo perde il pelo ma non i “vizi”, e la droga rovina anche quella band.
Eppure, Perry continua a provarci, pubblicando altri due album così così, anche perché il gruppo non riesce mai ad avere una formazione solida, tanto che i tre album in studio videro le performance di tre diversi cantanti.
Il successivo, “I've Got the Rock 'n' Rolls Again” (1981), viene praticamente ignorato dal pubblico e l’ultimo, “Once a Rocker, Always a Rocker” (1983), vede rivoluzionare l'intera formazione con l’introduzione del suo vecchio compagno Whitford (anche lui dimissionario dagli ‘Smith).
Ma anche questo estremo tentativo non raggiunge l'obiettivo di far funzionare le cose, e nel 1984 il gruppo non riesce più a trovare un'etichetta disposta a produrlo..
Fortunatamente per Perry e Whitford anche le cose in casa Aerosmith stanno andando maluccio e quindi decidono di rimettere in carreggiata la formazione classica.
Ma in carreggiata rimangono pure gli abusi di droga e alcool, quindi dopo il mediocre ritorno “Done with Mirrors” (1985), decidono di darsi una ripulita
Dopo un periodo di disintossicazione, Tayler e Perry collaborano ad una versione di "Walk This Way" con i rapper RUN-D.M.C.
Nasce ufficialmente il rap – metal e il successo sarà strepitoso!
Verso la fine degli anni '80, grazie ai colpacci di “Permanent Vacation” (1987) e “Pump” (1989), gli Aerosmith sono di nuovo in cima alle classifiche, riprendendosi il trono, usurpato dagli “allievi” Motley Crue e Guns’n’Roses, di sovrani dello street rock.
Il suono si è però fatto più “morbido” e pop, e tale tendenza si accentua negli anni '90 fino ai 2000, con dischi loffietti come “Get a Grip” (1993), “Nine Lives” (1997), “Just Push Play” (2001) e la tremenda ballata da classifica “I Don't Want to Miss a Thing” (1998), per la colonna sonora di “Armageddon”.
Meglio l’omaggio al blues delle cover di “Honkin’ on Bobo” (2004).
Nel frattempo, Joe Perry pubblica il suo primo, omonimo, ottimo album da solista nel 2005, quasi interamente (a parte la batteria) suonato da lui stesso.
Seguiranno “Have Guitar, Will Travel” (2009), l’EP “Merry Christmas” (2014) e “Sweetzerland Manifesto” (2017).
In questo periodo, il musicista trova pure il tempo di lanciare una linea di salse piccanti chiamata “Rock Your World Hot Sauces of Joe Perry” e trova il tempo di finire e pubblicare la sua autobiografia, “Rocks: My Life”, nel 2014.
Perry tornerà a suonare con gli Aerosmith per l’album “Music from Another Dimension!” (2012), che segna un parziale ritorno a sonorità più seventies, e per diversi tour, ma il suo progetto più importante attualmente sembra essere gli “Hollywood Vampires”, una semi cover band di lusso messa su con Johnny Depp e Alice Cooper
Pubblicano pure un debutto omonimo, composto da cover e un paio di inediti, nel settembre del 2015, con ospiti incredibili: la traccia introduttiva “The Last Vampire” vede la partecipazione di Christopher Lee, che recita un passaggio proveniente da Dracula di Bram Stoker, incisa poco prima della morte dell'attore, e poi Paul McCartney, Robby Krieger, Orianthi, Dave Grohl, Slash, Brian Johnson, Joe Walsh, Perry Farrell, Zak Starkey e Kip Winger.
Nel luglio del 2016 Perry collassa sul palco mentre suona coi suoi Vampiri: si teme un arresto cardiaco ma la fibra del tonico chitarrista è più dura dell’acciaio e dopo pochi giorni torna in tour.
Che dire a un rocker così?
Niente, se non tanti auguri vecchio Joe!
“Goin' under, rats in the cellar
Goin' under, skin's turnin' yellow
Nose is runny, losin' my connection
Losin' money, getting no affection
New York City blues
East side, West side lose
Throw me in the slam
Catch me if you can
Believe
That you're wearing
Tearing me apart…”
Aerosmith – Rats in the Cellar