La mamma è sempre la mamma, recita il vecchio adagio…
Ma certe mamme possessive, cari amici dei Mutzhi Mambo, sono una vera iattura, come il grande scrittore CORNELL WOORLICH ha imparato a sue spese!
Woorlich è stato uno dei più bravi scrittori di gialli e noir di sempre, un vero pilastro del Pulp, ed ebbe pure successo (i suoi romanzi e racconti furono letteralmente saccheggiati dal cinema...), eppure il rapporto morbosissimo con la madre gli condizionò la vita, tanto da rovinarlo.
Quasi tutte le sue opere sono pervase dai temi della morte e della solitudine, da un'atmosfera angosciosa e incalzante che ha valso a Woolrich la definizione di "inventore del romanzo nero", ma anche dalla appassionata partecipazione alla disperazione e al dolore delle sue vittime, spesso sfigatissimi poveracci.
E la sua vita fu drammatica come i suoi romanzi.
Cornell George Hopley-Woolrich (noto anche con gli pseudonimi William Irish e George Hopley) nasce a New York il 4 dicembre 1908.
Fino all'adolescenza viene conteso tra i genitori separati: il padre, ingegnere civile sempre in viaggio per l'America Latina, e la madre ricca, colta e possessiva, che durante il periodo scolastico lo tiene con sé a Manhattan.
A otto anni assiste a Città del Messico, insieme al nonno, a una rappresentazione di Madama Butterfly: la visione dell'opera (forse per le palle che fa Puccini) mette al giovane Cornell il tarlo, l'ossessione per l'esistenza della morte, un tema centrale della sua futura narrativa.
Si iscrive da esterno alla Columbia University ma quando è vicino alla laurea, subisce un infezione al piede che lo costringe a una lunga immobilità, durante la quale scrive il suo primo romanzo, "Cover Charge", ispirato alle opere di Francis Scott Fitzgerald.
Il romanzo viene subito pubblicato e Cornell Woolrich decide che nella vita avrebbe fatto lo scrittore: lascia l'università, torna a vivere con la madre e dopo un anno vince un premio con il romanzo "Children of the Ritz".
Nel 1929 la First National Pictures lo invita a Hollywood offrendogli un contratto come sceneggiatore.
Non è però ben chiaro quale sia in quel periodo il suo contributo cinematografico.
Pare anzi che non scriva alcuna sceneggiatura, neppure quella del film "Children of the Ritz" diretto nel 1929 da John Francis Dillon e tratto dall'omonimo romanzo dello scrittore newyorkese.
L'unico possibile - ma non certo - contributo potrebbe essere quello alla sceneggiatura di tre film diretti dall'immortale regista danese Benjamin Christensen (quello di "La Stregoneria attraverso i secoli"): "Haunted House", "Sette passi verso Satana", e "House of Horror".
Nei titoli infatti compare il nome di William Irish, pseudonimo che però Woolrich adotterà come romanziere solo nel 1942.
A Hollywood, nel 1930, Cornell sposa Gloria Blackton, figlia di un produttore cinematografico, ma il matrimonio, mai consumato, viene annullato dopo tre mesi.
In seguito Woolrich torna a New York da mammà con la quale vive praticamente finché lei finalmente non muore.
Nel 1968 lo scrittore affermerà: «Nel 1942 ho vissuto in una stanza d'albergo, da solo, per tre settimane; e poi una notte lei mi ha chiamato dicendomi "non posso vivere senza di te, ho bisogno di te", e io ho messo giù il ricevitore e ho fatto le valigie e sono tornato da lei, e per il resto della mia vita non ho trascorso una notte lontano da lei, neanche una. So bene cosa ha pensato la gente di me, ma non me n'è importato niente, non me ne importa adesso e non me ne importerà finché avrò vita.».
Edipo starà sicuramente brindando…
Dopo aver lasciato Hollywood, Woolrich pubblica vari romanzi minori, verosimilmente scritti, almeno in parte, durante il suo soggiorno californiano.
Nel 1934 pubblica sul pulp magazine Detective Fiction Weekly il suo primo racconto di suspense, "Death Sits in a Dentist's Chair", seguito negli anni fino al 1939 da più di cento racconti che escono su riviste prestigiose come Black Mask ma anche su riviste molto più scadenti.
Nel 1940 torna al romanzo con "La sposa era in nero" (che diverrà un celebre film del 1967 per la regia di François Truffaut, con una bravissima Jeanne Moreau).
Così inizia la cosiddetta "serie nera", una fortunata sequenza di romanzi che influenzerà non solo il “roman noir” francese, ma anche il cinema: molti suoi libri vengono infatti ripresi con successo da Hollywood.
Nel 1942 scrive, con lo pseudonimo William Irish, il racconto "It Had to be Murder", che nel 1954 viene rinominato "La finestra sul cortile" ("Rear window") e diventa il film omonimo di Alfred Hitchcock.
La fase più creativa di Cornell dura fino al 1948: in questi anni pubblica gli altri cinque romanzi della serie nera: "Sipario nero" (1941), "L'alibi nero" (1942), "L'angelo nero" (1943), "L'incubo nero" (1944) e "Appuntamenti in nero" (1948).
Contemporaneamente scrive altri capolavori con gli pseudonimi di William Irish, tra i quali "La donna fantasma" (1942), e George Hopley, tra i quali "La notte ha mille occhi" (1945).
Proprio al culmine del successo, perde la voglia di scrivere e di vivere, anche per la malattia della madre, e comincia a bere di brutto e a isolarsi, fino a non uscire più di casa.
La madre/padrona muore nel 1957, lasciando il figlio in stato di shock e alcolizzato peso.
Negli ultimi anni pubblica pochi romanzi di scarso valore e fa rieditare, facendoli passare per inediti, vecchi racconti usciti sui pulp magazine.
Il suo vizio del bere e la sua salute peggiorano costantemente: si ammala di diabete e trascura a tal punto un'infezione al piede che quando finalmente viene visitato da un medico, la gamba è già in cancrena e devono amputargliela.
Trascorre gli ultimi giorni su una sedia a rotelle, isolato, assistito solo dai camerieri dell'albergo.
Muore il 25 settembre del 1968, lasciando incompiuti l'autobiografia e due romanzi, uno dei quali si chiama significativamente "The Loser".
Viene sepolto nel Ferncliff Cemetery a Hartsdale (New York).
Lascia un patrimonio di quasi un milione di dollari alla Columbia University per un fondo per giovani scrittori intestato, indovinate a chi? Ma alla madre, of course... e meno male che di mamme ce n'è una sola!
Meglio orfani…
Onore a Cornell Woolrich!
"Ma in un solo posto lo si può sempre trovare: davanti alla vetrina del droghiere, all’angolo della piazza. A un appuntamento che non si avvererà più. Un mucchio di gente lo conosce di vista, ora, anche se non lo conoscevano prima. Ma anche quelli che lo conoscevano passano senza più fermarsi. Che possono farci, ormai? È il povero Johnny Marr che aspetta la sua ragazza morta. Alcuni cercano di essere gentili con lui, in modo strano. Gli uomini sono pur buffi alle volte. Uno dei ragazzi che era stato suo amico gli passa vicino tutte le sere, senza parlare, gli mette un pacchetto di sigarette in mano. Forse lo aiuteranno a sopportare l’attesa, riempiranno un poco la sua solitudine. Una sera particolarmente fredda, il droghiere usci dal negozio con una tazza di caffè bollente e gliela mise in mano invitandolo a bere. Poi, riavutala vuota, rientrò nel negozio senza dire parola. Solo quella sera. Mai prima d’allora, mai dopo. Gli uomini sono esseri strani. Cosi crudeli alle volte, così gentili certe altre; cosi brutali e così teneri."
Cornell Woolrich - Appuntamenti in nero