Volete la verità? Allora vi diciamo subito che a noi la cultura dei ravers ci fa schifo!
Però, a parte i fetidi punkabbestia coi loro cagnacci luridi (quelli no, mai...), bisogna purtroppo ammettere che per un breve (molto breve, brevissimo!) periodo questo movimento ha rappresentato l'ultima frontiera della (pseudo)ribellione di una parte dei giovani, l'ultimo aggiornamento dei teddy boys, degli hippies e così via, roba che, per quanto non condivisibile, è sempre meglio del nulla totale, assoluto, siderale, omologato, indefinibile che esprimono le ultimissime generazioni.
E dopo questa menata sociologica da vecchi nostalgici (scusateci...) parliamo pure del sommo cantore di quella generazione di scoppiati: IRVINE WELSH, cari amici dei Mutzhi Mambo, l'autore di Trainspotting!
La narrativa di Welsh si segnala sulle altre opere degli anni novanta per il suo personalissimo stile nel tratteggiare i personaggi e gli ambienti, prediligendo quasi sempre situazioni borderline.
Il suo fascino risiede nella sua capacità di descrivere atmosfere, situazioni, spaccati di vita reale, caratteri e sentimenti dei suoi personaggi in modo crudo, brutale, capace di mettere a nudo le debolezze e le virtù dei suoi contemporanei.
Il suo è un realismo esasperato e viscerale, allo stesso tempo visionario e beffardo, che si ricollega alla tradizione novecentesca della "transgressional fiction" di scrittori come Louis-Ferdinand Céline, Henry Miller, William S. Burroughs, Hubert Selby, Charles Bukowski o Bret Easton Ellis.
Welsh d'altra parte si considera un appartenente alla tradizionale letteratura della working class anglosassone, di cui, a suo avviso, avrebbe solo aggiornato forma e sostanza.
Irvine Welsh è nato a Leith, in Scozia, il 27 settembre 1958.
Figlio di un ex portuale, divenuto commerciante di tappeti per problemi di salute, e di una cameriera, cresciuto in un quartiere di case popolari, Welsh abbandona presto la scuola per elettrotecnici per intraprendere vari lavori, tra cui lo spazzino, finché nel 1976 si trasferisce a Londra diventando un punk e suonando la chitarra in un paio di bands.
In quel periodo, comincia a sperimentare parecchie sostanze stupefacenti ma viene più volte arrestato per piccoli reati, rischiando una condanna più pesantuccia per trashing (quella specie di squallide truffe fatte recuperando i dati delle carte di credito negli scontrini trovati nella spazzatura).
Ormai disintossicato, Welsh comincia a scrivere mentre si trova affidato ai servizi sociali. Scrive "Trainspotting" solo per sé stesso, cercando di ricreare l'eccitazione che si prova andando a un rave o in un club house e utilizzando il dialetto scozzese, perché più ruvido rispetto all'inglese letterario.
Solo successivamente, un'amica legge il romanzo e lo propone alla rivista Rebel Inc., su cui ne verranno pubblicati alcuni brani, che attireranno su di lui l'attenzione degli editori.
Il direttore del periodico, Kevin Williamson, diventa suo amico personale e mentore e pubblica una intervista a Welsh, scritta mentre ambedue sono in botta di MDMA.
Il romanzo esce nel 1993 ed è subito un caso letterario, ingigantito dalla successiva, celeberrima, riduzione cinematografica di Danny Boyle, che lo consacra come romanzo generazionale per eccellenza di quel periodo.
"Trainspotting" nasce in origine come una serie di racconti in prima persona di personaggi allo sbando, tossici, alcolizzati, disadattati, specchio di una società allo sbando, marcia e disfunzionale, e solo in seguito viene agglomerato come opera unitaria.
Anche in un romanzo bello pulp come "Il Lercio" (1998), apparentemente narrato tutto in prima persona da Bruce Robertson, il supermarcio e corrotto ispettore di polizia, l’intreccio è un pretesto per una corrosiva critica sociale. In realtà l’io narrante è il contraltare del protagonista: il vero “io” della voce narrante è il verme solitario che alloggia nell'intestino del protagonista, metafora non tanto celata della cieca bulimia del “sistema.”.
Caratteristica delle opere di Welsh è la presenza ricorrente degli stessi personaggi da un racconto o romanzo all'altro, in un complicato intrecciarsi di vicende che ripercorre la storia del sottoproletariato di Leith negli anni ottanta e novanta.
Contestualmente, vengono ricostruite le sottoculture giovanili scozzesi post-punk come quella dell'eroina, gli hooligan, l'acid house e il movimento dei raver, con la prospettiva interna e partecipata del protagonista-testimone di una stagione ormai irrimediabilmente chiusa e spesso rimpianta nostalgicamente, in quanto - sia pure spesso violenta e autodistruttiva - più vera e vitale della successiva "Cool Britannia" di Tony Blair, tutta orientata verso il culto dell'apparire, il business e la gentrificazione dei quartieri popolari.
Altre opere da segnalare dello scrittore scozzese sono: "Tolleranza Zero" del 1995, un viaggio allucinato e visionario nella mente delirante di un giovane dei sobborghi edimburghesi entrato in coma dopo un tentativo non riuscito di suicidio; "Colla" del 2001, un romanzo corale che ha come temi principali l'amicizia maschile e il passaggio dall'adolescenza alla maturità, il tutto trattato senza alcun sentimentalismo, né idealizzazione, nel tipico stile molto crudo e realistico di Welsh, ma allo stesso tempo sostanzialmente ottimistico; "Porno", del 2002, il sequel di "Trainspotting"; "I segreti erotici dei grandi chef" del 2006, che racconta dei contrasti fra due giovani colleghi diametralmente opposti, sia per estrazione sociale sia per personalità, fra colpi di scena e aneddoti divertenti, giungendo ad una conclusione sorprendentemente inaspettata rispetto alla struttura della storia; "Skagboys" del 2012, il prequel sempre di "Trainspotting", “Godetevi la corsa” e “L’artista del coltelllo” del 2016, sempre incentrati sui personaggi del suo capolavoro (si sa, finché la vacca dà latte, bisogna mungerla...); e le raccolte di racconti "The Acid House" (1994) ed "Ecstasy" (1997).
Recentissimo è uscito “Dead Men's Trousers” (2018), sempre ambientato fra i suoi balordi di Leith, che non è stato ancora tradotto.
Sebbene tutta la sua opera sia indelebilmente legata a Leith, il sobborgo portuale di Edimburgo dov'è nato e ha trascorso infanzia e giovinezza in un complesso di case popolari, Welsh, dopo aver abitato a Londra e Amsterdam, risiede prevalentemente a Dublino per motivi fiscali (in Irlanda gli scrittori non pagano le tasse, ah 'sti working class heroes...) e trascorre i mesi invernali a Miami.
Tiene corsi di scrittura creativa a Chicago, dove ha conosciuto la sua seconda moglie. Ha pure fatto il DJ e il produttore di musica house.
Non male per un ex tossico di provincia…
Tanti auguri Mr. Welsh!
"Per definizione, uno deve vivere fino a quando muore. E allora meglio viversela e godersela come un'esperienza completa, la vita, anche perché poi magari la morte è una cagata, e ho il sospetto che lo sia."
Irvine Welsh - Trainspotting