Ancora ci tremano le mani, cari amici dei Mutzhi Mambo…
Anzi “la” mano (quella preferita per l’autoerotismo), al pensiero di quanto abbiamo sognato la bellissima SILVIA DIONISIO!
E sugli occhi ormai è calata la cataratta del peccato e dei pensieri sconci…
Mai cognome fu più azzeccato perché Silvia Dionisio era veramente una creatura “dionisiaca”, un concentrato di innocenza e tentazione senza pari: corpo da Lolita cresciuta, volto da angioletto, sguardo da gattina birichina e aria da navigata mangiatrice di uomini.
La sua carriera è stata tutto sommato breve, breve ma intensa: giusto una quindicina d’anni che però le sono bastati per lasciare il segno in alcuni dei più apprezzati e controversi film di genere degli anni ’70 e per marchiare a fuoco i nostri pensieri più inconfessabili.
È nota soprattutto per il suo ruolo di “Titti”, l’amante adolescente e bisex che fa impazzire di gelosia un maturo, lubrico Conte Mascetti/Ugo Tognazzi, nell’indimenticabile capolavoro di Mario Monicelli, “Amici Miei”, e per essere stata la moglie di Mr. “Cannibal” Ruggero Deodato, che l’ha lanciata (svestita) nei suoi primi ruoli sexy.
Ma il suo innegabile fascino ha anche contrassegnato pellicole horror, thriller, poliziottesche e perfino “d’autore”…sempre distinguendosi dalle altre sue colleghe (magari più famose) per quel tocco di malizia in più che controbilanciava un fisico non certo prosperoso.
Ne parliamo al passato (pur essendo lei viva e, speriamo, vegeta) perché ad un certo punto, dopo essersi risposata con un chirurgo all’inizio degli anni ’80, è letteralmente scomparsa.
Ma non come il solito ritirarsi dalle scene tipico delle divette ormai al tramonto, che si rifanno una vita cambiando professione o sposando il riccone di turno: lei è proprio sparita, introvabile, tanto che la cerca pure suo figlio!
Ma questi, giustamente, sono cazzi suoi…
Silvia Dionisio nasce a Roma, il 28 settembre del 1951.
Figlia di un pediatra romano, debutta nel cinema a soli 14 anni nel film “Darling”, di John Schlesinger, mentre l’anno successivo appare nel musicarello “Rita la zanzara”, di Lina Wertmüller, con Rita Pavone.
Nel 1967 vince il concorso di bellezza “Miss Teenager” e partecipa alle commediole “Pronto... c'è una certa Giuliana per te”, di Massimo Franciosa, e “Le grandi vacanze”, di Jean Girault.
Nel 1968 la troviamo nel bizzarro “Eat It”, di Francesco Casaretti, una commedia satirica fantapolitica che segna il debutto cinematografico di Paolo Villaggio, nel giallo “Nude... si muore”, di Antonio Margheriti, nel musicarello “Lisa dagli occhi blu”, di Bruno Corbucci, nella commedia scollacciata “Infanzia, vocazione e prime esperienze di Giacomo Casanova, veneziano”, di Luigi Comencini, con Maria Grazia Buccella, e nel primo film con cui lavora per il suo futuro marito Ruggero Deodato, “Vacanze sulla Costa Smeralda”, un musicarello con Little Tony.
Il 1969 è l’anno in cui la vediamo nel cast di un poker di film: protagonista della commedia “Italiani! È severamente proibito servirsi della toilette durante le fermate”, di Vittorio Sindoni”; comprimaria dei polizieschi “Un detective”, di Romolo Guerrieri, con Franco Nero, Florinda Bolkan e Adolfo Celi, e “Il commissario Pepe”, di Ettore Scola, con Ugo Tognazzi, e nientemeno che fidanzatina di Mal nella melensa commedia musicale “Pensiero d'amore”, di Mario Amendola.
Sempre con Mal e sempre per la regia di Mario Amendola, bissa l’anno successivo con “Lacrime d'amore”, dall’intreccio stavolta un po' più avventuroso.
Sempre lo stesso anno la prima svolta della sua carriera in senso “adulto”, quando Tonino Valerii adatta lo scandaloso romanzo di Milena Milani, “La ragazza di nome Giulio”, ed offre il ruolo di protagonista a Silvia.
Contemporaneamente gira anche il mediocre thriller/horror “Crystalbrain, l'uomo dal cervello di cristallo”, una co-produzione italo-spagnola a budget ridottissimo, diretta da Juan Cristaldo, che ha la stessa idea di base di “L'uomo che scambiava i cervelli”.
Il regista Ruggero Deodato diviene suo marito il 5 dicembre 1971, stesso anno in cui la nostra gira la commedia “Il prete sposato”, di Marco Vicario, con Lando Buzzanca; il cinico “La violenza: quinto potere”, di Florestano Vancini, con Enrico Maria Salerno, Gastone Moschin e un inedito Ciccio Ingrassia in un ruolo drammatico; e l’avventuroso “L'arciere di fuoco”, di Giorgio Ferroni, con Giuliano Gemma.
La coppia divorzierà nel 1979, dopo aver messo al mondo Saverio Deodato Dionisio, che diventerà pure lui attore.
Intanto la Dionisio recita nell’avventuroso “Le eccitanti guerre di Adeline” (1972), di Bernard Borderie; nel primo film di Mario Merola “Sgarro alla camorra” (1973), diretto da Ettore Maria Fizzarotti; nel pruriginoso “L'erotomane” (1974), di Marco Vicario; nell’horror “Il bacio di una morta” (1974), di Carlo Infascelli; e nella delirante parodia dei film “de paura” prodotta da Andy Warhol “Dracula cerca sangue di vergine... e morì di sete!!!” (1974), per la regia di Paul Morrissey e Antonio Margheriti (quest’ultimo in realtà solo accreditato, perché sembra che non abbia fatto una beata minchia…).
Il 1975 è l’anno della definitiva consacrazione della nostra Silvia come una delle più belle e raffinate icone erotiche del periodo: il marito infatti la vuole protagonista di “Ondata di piacere”, torbida storia di scambi di coppie a bordo di uno yacht.
Il film ha diverse grane con la censura e l'attrice, insieme a Deodato, il produttore ed altri attori, viene incriminata dalla Procura di Bolzano per oscenità; fortunatamente in seguito sarà prosciolta con formula piena.
Nello stesso anno, dopo la commedia erotica “Amore mio spogliati... che poi ti spiego!”, di Renzo Ragazzi, interpreta la mitica Titti, l'amante di Ugo Tognazzi nel film “Amici miei” di Mario Monicelli: leggendario il suo fondoschiena generosamente filmato in tutta la sua notevole bellezza.
Le scene di nudo rimarranno (per fortuna!) una costante di quasi tutta l'ultima parte della sua filmografia.
Anche il 1976 è un anno d’oro per la nostra: gira i poliziotteschi “Poliziotti violenti”, di Michele Massimo Tarantini, con Henry Silva, “Paura in città”, di Giuseppe Rosati, con Maurizio Merli e James Mason, “Milano violenta”, regia di Mario Caiano, e soprattutto il brutale “Uomini si nasce poliziotti si muore”, per la regia del marito e il soggetto di Ferdinando Di Leo, con Marc Porel, Ray Lovelock, Adolfo Celi e Franco Citti.
Inoltre, lo stesso anno, lavora nelle commedie a sfondo erotico “Noi siam come le lucciole”, di Giulio Berruti, “Il comune senso del pudore”, di e con Alberto Sordi, e “Natale in casa d'appuntamento”, di Armando Nannuzzi.
Non basta: sempre nel ‘76 ci sono pure il sequel apocrifo tedesco “I soliti ignoti colpiscono ancora - E una banca rapinammo per fatal combinazion”, di Franz Antel, e il drammatico “I prosseneti”, di Brunello Rondi; oltre a ciò è la voce femminile del gruppo Albatros, capitanato da Toto Cutugno, nella canzone “Volo AZ 504”, portata al Festival di Sanremo e in seguito notevole successo anche in Francia.
Sarà pure la cantante nel brano “Profondamente deluso del tuo comportamento” (1978) di Alberto Baldan e apparirà sulle copertine di alcuni 45 giri.
Per tornare al cinema, nel 1977 è nella commedia “Il marito in collegio”, di Maurizio Lucidi, a fianco di Enrico Montesano e Mario Carotenuto, e nel grottesco “Il... Belpaese”, di Luciano Salce, con Paolo Villaggio; nel 1978 è nella commedia “L'inquilina del piano di sopra”, di Ferdinando Baldi, con Lino Toffolo; nel 1979 è nel satirico “Riavanti... Marsch!”, di Luciano Salce, con Aldo Maccione, nella commedia “Aragosta a colazione”, di Giorgio Capitani, di nuovo con Montesano, e nel mediocre thriller spinto “La ragazza del vagone letto”, di Ferdinando Baldi (1979).
Nel 1980 gira il drammatico con venature gialle “Tranquille donne di campagna”, di Claudio De Molinis, con un bieco Philippe Leroy, il pallosissimo “L'ebreo fascista”, di Franco Molè, l’insulsa commedia “Ciao marziano”, di Pier Francesco Pingitore, e lo scollacciato “Crema, cioccolata e pa... prika”, di Michele Massimo Tarantini, con Renzo Montagnani e Barbara Bouchet.
Il tremendo “Murder Obsession (Follia omicida)” (1981), un delirante thriller veramente mal realizzato, segna l’ultima, stanca regia del pioniere e maestro italiano del brivido Riccardo Freda, nonché l’ultima apparizione cinematografica della Dionisio.
Dopo aver partecipato alla serie TV “La sconosciuta” (1982), di Daniele D'Anza, nel 1983 si sposa con il chirurgo romano Roberto Mazzarella (con il quale avrà una figlia) e scompare praticamente dalle scene.
Torna a sorpresa nel 1984, per interpretare uno spot pubblicitario per la Campari intitolato “Oh, che bel paesaggio!” e diretto da Federico Fellini, per poi ritirarsi definitivamente a vita privata.
Rimane solo il colpo di scena del 2017: il figlio appare in televisione per denunciare che non riesce più a trovare la madre e nemmeno a contattarla.
Secondo lui la madre non sta bene e cerca solo di isolarsi da tutto e tutti.
Può darsi…
Come può darsi che voglia stare semplicemente per i cazzi suoi, senza il figlio fra i coglioni…
Chissà?
A noi comunque ci manca…
Tanti auguri, Silvia!
“Conte Mascetti: Dove sei stata troia??
Titti: A cavallo!
Conte Mascetti: Di chi, puttana??”
Conte Mascetti/Ugo Tognazzi, Titti Ambrosio/Silvia Dionisio – Amici Miei