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29 settembre

Wow, questo inizio dell’autunno si preannuncia più “hot” del previsto!

Grazie alle “grazie” della ruspante MARINA FRAJESE, cari amici dei Mutzhi Mambo, la pioniera del porno italiano!

Oddio, proprio “italiana”, Marina Frajese non è: è nata in Svezia, proprio come i famigerati filmini “svedesi” in super 8, le prime pellicole hard semiclandestine che venivano proiettate, su dei teli improvvisati, nei salotti più lascivi alla fine degli anni ’60.

E anche il suo nome non è esatto, in realtà di cognome la nostra fa Hedman: Frajese è quello del noto giornalista cornutone che l’aveva sposata e che l’aveva diffidata dall’usarlo dopo il divorzio (visto la professione non proprio edificante che si era scelta…).

In realtà, a dirla tutta, è più nota col nome di battaglia “Marina Lotar”, quello che ha utilizzato nella sua leggendaria carriera a luci rosse, come prima vera star del porno italico.

Ma noi preferiamo ricordarla qui come “Frajese” perché è il nome d’arte con cui era conosciuta nel periodo che a noi interessa di più, quello appunto liminare, in cui il sesso esplicito si affacciava nella nostra cinematografia, magari con inserti che venivano aggiunti a posteriori nelle pellicole soft-core per il mercato estero (le famose “versioni francesi”…).

A prescindere dal giudizio su tali prodotti (la stragrande maggioranza dei quali, bisogna ammetterlo, erano ciofeche mostruose), mantengono intatto il loro fascino malato, morboso, sempre sul filo della legalità e della decenza…di frontiera, appunto!

Marina era molto bella ma non certo uno schianto come le varie notissime dive del nostro cinema sexy dell’epoca; però vantava quell’aria da vera porca che l’ha resa protagonista, forse più di ogni altra, di innumerevoli masturbazioni e lunghe “sedute di gabinetto”!

Il suo nome in locandina prometteva (e il più delle volte, manteneva) scene più spinte della media e il sospetto (il più delle volte, la certezza) che di quel film ne esistesse in giro una versione ancora più zozza…

Soprattutto è stata la protagonista della prima scena a luci rosse “ufficiale” del nostro cinema, nel mitologico “Immagini di un convento”, diretto dall’altrettanto mitologico Joe D’Amato...

Chiaramente, non di solo porno è fatta la carriera della nostra; anzi, tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80, riuscì a barcamenarsi molto bene fra produzioni “normali” e quelle hard.

Ma dopo il porno ha preso il sopravvento e Marina ha lavorato con le migliori “firme” del settore, a fianco delle più famose “star” del cazzo, prendendo parte peraltro (pur non “partecipando” in prima persona) ad alcune pellicole discutibili dove le suddette star sono grossi cagnacci e veri stalloni…

Comunque, per quanto è dato di sapere, almeno lei ha scelto serenamente di passare a questo genere, non sopportando l’ipocrisia dell’industria cinematografica che certe cose, alle attrici, le costringeva a farle “di nascosto” coi produttori, se volevano lavorare!

E questo a differenza di altre sue colleghe, che almeno in questi tempi galeotti, dovettero adattarsi ad interpretare film a luci rosse perché spinte da tossicodipendenze o altri drammatici motivi.

Dopotutto la Frajese amava il mondo dello spettacolo e voleva essere una numero uno: si è trovata perciò una nicchia, un territorio, dalle nostre parti, tutto sommato inesplorato e ancora “vergine” (scusate il pessimo gioco di parole…) per arrivare al top!

Marina Hedman Bellis nasce a Göteborg, in Svezia, il 29 settembre del 1944.

Diventa una hostess sugli aerei di linea e il suo lavoro la mette in contatto con colui che diverrà suo marito: il reporter italiano Paolo Frajese.

Per lui lascerà il lavoro "sui cieli", si sposerà e avrà due figli.

Ma il ruolo di mamma a tempo pieno non è proprio quello che fa per lei.

A lei piace il mondo dello spettacolo e vuole lavorare come attrice…

Il “personale” per “sfondare” c’è l’ha tutto, così inizia, nei primi anni ‘70, la carriera di fotomodella, primo passo per affermarsi al cinema in ruoli secondari.

Nelle locandine però è difficile identificarla, dato che userà una pletora di nomi d'arte: Marina Hadman Bellis, Marina Fraiese, Marina Chantal, Marina Lothar Frajese, Marina Frajese, Marina Lotar Hedman ed Hedman Bellis Marina.

Il primo ruolo è quello in “La pretora” (1976), commedia scollacciata di Lucio Fulci con Edwige Fenech, Mario Maranzana, Gianni Agus e Oreste Lionello.

Poi, dopo aver conosciuto Joe D'Amato, si avvicina al mondo del cinema soft-core, accompagnata dalla collega Paola Senatore, il tutto nel più stretto riserbo!

Tanto è vero che le scene più hard saranno destinate, proprio per non suscitare scalpore, al mercato estero.

La nostra partecipa al terzo e quarto film della serie “Emanuelle nera”, l’efferato “Emanuelle in America”, e l’ultra censurato “Emanuelle - Perché violenza alle donne?” (entrambi del 1977), dove le vengono affidati gli inserti hardcore, che interpreta in compagnia di Rick Martino.

Vani sono gli accorgimenti adottati per non farsi beccare dal marito, perché Paolo Frajese scopre tutto e decide di troncare la relazione con la moglie, chiedendo il divorzio.

Intanto la nostra recita in drammatici come “Fate la nanna coscine di pollo” (1977), di Amasi Damiani (rieditato nel 1983 col titolo “I desideri morbosi di una contessina” e l'aggiunta di alcune sequenze erotiche assolutamente estranee al film originale e girate dal trans Ajita Wilson), commedie come “Il ginecologo della mutua” (1977), di Joe D’Amato, con Renzo Montagnani, “Primo amore” (1978), di Dino Risi, con Ugo Tognazzi e Ornella Muti, e “Come perdere una moglie e trovare un'amante” (1978), di Pasquale Festa Campanile, ed erotici come “Un brivido di piacere” (1978), di Angelo Pannacciò.

Nel 1979 inizia ad andarci giù pesante con gli inserti porno ne “Il mondo porno di due sorelle”, di Fred Gardner (alias Franco Rossetti), “Quello strano desiderio”, di Enzo Milioni e nel giallo “Play Motel”, di Roy Garrett (alias Mario Gariazzo), con Anna Maria Rizzoli e Ray Lovelock (che però sono completamente all’oscuro della versione harcore).

Lo stesso anno, però, lo scaltro Joe D'Amato decide di girare la prima scena hard “ufficiale” per il mercato italiano e di tirare fuori dalla clandestinità questo mondo controverso.

Il film è “Immagini di un convento”, torbida storia ambientata fra le monache, e come compagno di set (e di copula), la Frajese ha Enzo Fisichella.

Quello che non ci si aspettava è il grande successo della pellicola, alimentato proprio dal fatto che fra le protagoniste c’è anche l'ex moglie di uno dei giornalisti televisivi più noti della RAI che, a tutti gli effetti, diventa la prima pornostar del cinema italiano!

Chiaramente all’ex marito questa associazione non va tanto a genio e, dopo una causa civile, riesce ad impedire a Marina di usare ancora il suo cognome.

La carriera della nostra continua spedita: l’horror-erotico “Libidine” (1979), diretto dal regista Jonas Rainer (alias Raniero Di Giovanbattista), il torbido thriller “Le mani di una donna sola” (1979), di Nello Rossati, il surreale capolavoro “La città delle donne” (1980), di Federico Fellini, con Marcello Mastoianni, le commedie “Una moglie, due amici, quattro amanti” (1980), di Michele Massimo Tarantini, con Renzo Montagnani e Luciano Salce, “La compagna di viaggio” (1980), di Ferdinando Baldi, con Anna Maria Rizzoli, Giorgio Bracardi e Gastone Moschin, e il poker erotico diretto da Mario Bianchi, girato praticamente insieme nel 1980, con lo stesso cast e lo stesso staff tecnico (“La dottoressa di campagna”, “L'infermiera di campagna,”, “Chiamate 6969: taxi per signora” e “Funny Frankenstein”).

Degli ultimi due titoli è sicura pure un’edizione con gli inserti hard.

E, a proposito dei film in doppia versione, citiamo pure il trashissimo sci-fi “La bestia nello spazio” (1980), di Alfonso Brescia che riprende nel titolo lo scandaloso “La Bestia”, vista la presenza di Sirpa Lane, già protagonista del film di Walerian Borowczyk (che però non c’entra una sega, visto che in questo caso si tratta di un film di fantascienza veramente ridicolo…), e che verrà appunto rieditato 2 anni dopo, arricchito dagli amplessi della Frajese, col titolo “La bestia porno dello spazio” (chi lo avrebbe mai detto…); il pecoreccio “Con la zia non è peccato” (1980), che sfrutta fuori tempo massimo le pruderie incestuose di “Grazie zia”; la commedia “Sesso Allegro” (1981), di Mario Siciliano, uno dei primi esempi, nel cinema italiano, di connubio tra commedia e hardcore, ispirato vagamente, al celebre “Amici miei” di Mario Monicelli; l’orrido horror “La bimba di Satana” (1982), di Mario Bianchi, di cui esiste la versione porno intitolata (guarda un po’) “L’Orgasmo di Satana”.

Al di fuori del proto-porno, la nostra la possiamo ammirare nel cult “Giochi erotici nella terza galassia” (1981), di Bitto Albertini, sequel apocrifo e ancora più trash del famigerato “Star Crash”; in “Fantozzi subisce ancora” (1983), di Neri Parenti; e soprattutto al fianco di Tomas Milian/Monnezza in “Delitto a Porta Romana” (1980), “Delitto sull'autostrada” (1982), e “Delitto al Blue Gay” (1984), tutti diretti da Bruno Corbucci.

Ma ormai la frontiera è il cinema a luci rosse tout-court dove la nostra si butta a capofitto nel 1980, a cominciare da “capolavori” come “Cameriera senza... malizia” e “Luce rossa”.

Marina Frajese (ora Lotar o Lothar) si mette al servizio di una lunga e variegata schiera di registi a luci rosse come: Angelo Pannacciò, Lorenzo Onorati, Mario Bianchi, Mario Siciliano, Roberto Bianchi Montero, Amasi Damiani, Carlo Leone, Arduino Sacco, Franco Lo Cascio (meglio conosciuto come Luca Damiani), Luigi Grosso, Antonio D'Agostino e Luigi Soldati.

Fra le innumerevoli pellicole del genere da lei interpretate, ricordiamo qui giusto il bizzarro “Orgasmo esotico” (1982) diretto da Mario Siciliano, appartenente al filone erotico-esotico: in realtà è una successione di scene horror al limite dello splatter e di hardcore e, tra violenze sessuali e torture, il film scorre senza una sceneggiatura coerente.

Chiaramente in media il materiale non è certo “raffinato” e la nostra si spinge ovunque, fino ai limiti degli amplessi zoofili: nel celeberrimo “Marina e la sua bestia” (1984) si ritrova a maneggiare un fallo (finto, di plastica) di un cavallo; ma le altre colleghe, nel film, con gli animali ci vanno sul serio…

Reciterà con i maggiori attori del settore come Gabriel Pontello, un giovanissimo Rocco Siffredi e, nel 1987, nell'ultimo film accreditato di John Holmes, “Supermaschio per mogli viziose” girato a Roma (e le è andata bene che non si è pure beccata l’AIDS).

Gli ultimi due film non hard in cui ha partecipato sono l’horror “Appuntamento in nero (1990), di Antonio Bonifacio, in cui giustappunto interpreta una cassiera di un cinema a luci rosse, e una parte non accreditata nel sentimentale “Nostalgia di un piccolo grande amore” (1991).

È il suo ultimo film”: proprio quell'anno, si ritirerà dalle scene,

Nel 2008 rifiuta l'offerta di comparire in una puntata di una nota fiction televisiva, “Carabinieri”, ribadendo ancora una volta di aver abbandonato definitivamente la scena pubblica; nel 1998 aveva già rinunciato ad una parte nel film “Totò che visse due volte” di Ciprì e Maresco.

Che altro aggiungere, se non uno chapeau al coraggio…dopotutto, essere primi non è facile!

Tanti auguri, Marina!

Commissario Nico Giraldi “Angeli’ ma che stai a di’? Io, io sto’ a lavorà…”

Angelina Giraldi: “Ah, sei a lavorà eh? Sei a lavorà facendo Cosciò, tettò e culò con questa zoccolona mezza gniuda!”

Antonella: “Badi come parla, sa? Io sono un’artista! “

Angelina Giraldi: “Un’artista!? Sì, un’artista der cazzo!”

Nico Giraldi/Tomas Milian, Angela Giraldi/Olimpia Di Nardo, Antonella/Marina Frajese – Delitto a Porta Romana

Almanacco Pulp dei Mutzhi Mambo

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