Una che gli uomini li faceva impazzire!
No, cari amici dei Mutzhi Mambo, non stiamo esagerando: la splendida JOAN BENNETT per un periodo è stata davvero una delle più famose “femme fatale” della storia del cinema, una che ha fatto uscire di testa gli uomini!
Letteralmente!
Ad esempio suo marito che, folle di gelosia, si è ritrovato a gambizzare il suo (presunto) rivale in amore!
Joan Bennett è stata una delle più grandi dive dell’epoca d’oro di Hollywood, una delle poche da vantare un fascino tale da essere capace di reinventarsi la carriera dopo l’avvento del sonoro.
Purtroppo, contro il bigottismo ipocrita della Mecca del Cinema, poco potevano charme e bravura…
E così la nostra Joan, dopo il folle gesto del marito, si è ritrovata emarginata dallo star system e con la carriera rovinata.
Poteva essere la Numero 1 (o al massimo fra le prime 3) tra le protagoniste di noir e invece ha dovuto adattarsi a ruoli televisivi o film di serie B: è considerata infatti una delle attrici più sottovalutate di Hollywood.
Ma meno male che comunque ce l’ha fatta a rimanere in sella ed è riuscita a reinventarsi un’altra volta, come attrice matura, fino al magnifico ruolo in “Suspiria”.
Questa volta il “tritacarne hollywoodiano” non ha eseguito fino in fondo il suo compito crudele…
Eh sì, cari amici dei Mutzhi Mambo, perché Joan Bennett, oltre a essere bella e brava, aveva pure le palle!
In senso metaforico, s’intende…
Joan Geraldine Bennett nasce il 27 febbraio del 1910 a Palisades, nel New Jersey.
I suoi genitori sono entrambi attori teatrali di successo, in particolare suo padre, Richard Bennett, è piuttosto famoso, e spesso girano per il paese per intere settimane.
In realtà, Joan proviene da una lunga stirpe di attori, la cui origine risale addirittura al XVIII secolo.
Spesso, quando i suoi genitori sono in tour, Joan e le sue due sorelle maggiori, Constance e Barbara, in seguito anch’esse attrici, vengono affidate ad amici della coppia.
A quattro anni, Joan fa la sua prima apparizione sul palcoscenico e debutterà nel cinema un anno dopo, in “The Valley of Decision” (1916), in cui suo padre è il protagonista e del cast fa parte l'intero “clan Bennett”.
Nel 1923 appare nuovamente in un film interpretato da suo padre, interpretando un paggetto in “The Eternal City” (1923).
Passeranno però altri cinque anni prima che Joan appaia di nuovo sullo schermo.
Nel frattempo, nel 1926, si sposa con Jack Marion Fox, un ventiseienne di 10 anni più “vecchio” di lei.
L'unione è tutt'altro che felice, in gran parte a causa del fatto che Fox è un ubriacone.
Nel febbraio del 1928 Joan e Jack hanno una bambina che chiameranno Adrienne ma il lieto evento non ferma la distruzione del matrimonio: nell'estate del 1928 i due divorziano.
Ci sarà una battaglia legale per il cambiamento di nome della bambina ma alla fine la spunta Joan: Adrienne, d’ora in poi, si chiamerà Diana.
Ora la nostra Bennett si ritrova appena maggiorenne, divorziata e con una bambina da campare: l’unica cosa su cui può contare è il “mestiere” di “famigghia”!
In uno dei casi più unici che rari in cui il recitare è una scelta dettata dalla necessità (escluso il porno, ovviamente…), Joan è costretta a intraprendere la carriera di attrice, cosa che non avrebbe mai immaginato né preso in considerazione.
Inizialmente recita con il padre in “Jarnegan” (1928), che viene replicato a Broadway per 136 spettacoli e per il quale riceve buone recensioni.
Esordisce sul grande schermo con “Power” (1928), interpretato da Alan Hale e Carole Lombard, in un piccolo ruolo.
L'anno successivo la troviamo per la prima volta protagonista nel thriller “Cercasi avventura” (1929), dove condivide la scena con Ronald Colman, nel biopic “Disraeli” (1929), in “Poker d'amore” (1929) e in “Three Live Ghosts” (1929).
In questa prima fase “muta”, la Bennett si specializza in ruoli di ingenua “biondina”, la classica “fidanzatina” per eccellenza.
Non solo il pubblico si innamora di lei, ma anche la critica.
Tra il 1930 e il 1931, Joan appare in altri nove film.
Fra questi si ricordano la parte di “Dolores Fenton” nel musical “Puttin 'On The Ritz” (1930), con Harry Richman e Faith Mapple, e quella di amante di John Barrymore nella prima versione sonora di “Moby Dick” (1930).
Nel 1932 recita al fianco di Spencer Tracy in “She Wanted a Millionaire” (1932), ma non è una parte che amerà ricordare, soprattutto perché Tracy si dimostrerà geloso della sua popolarità, non sopportando il fatto che tutti prestano più attenzione a lei che a lui.
Il migliore dei suoi ruoli da svampita è in “Io e la mia ragazza” (1932), sempreva fianco di Tracy, in cui interpreta una cameriera spiritosa.
Lascia la Fox per apparire in “Piccole donne” (1933), per poi firmare un contratto personale con il produttore indipendente Walter Wanger, che gestirà in modo scaltro la sua carriera da quel momento in poi.
Quando Wanger e il regista Tay Garnett le impongono di farsi bruna per interpretare “Crociera d'amore” (1938), il cambiamento apparentemente banale altererà drasticamente la percezione della sua immagine da parte del pubblico: non più bionda svampita ma mora tentatrice, con tanto di immancabile sigaretta all’angolo della bocca.
Il cambio piace alla nostra e manterrà i capelli scuri per il resto della sua carriera.
Interpreta la principessa Maria Teresa in “La maschera di ferro” (1939) con Louis Hayward, e la granduchessa Zona di Lichtenburg ne “Il figlio di Montecristo” (1940), sempre con Hayward.
Durante i provini per l'assegnazione del ruolo di Rossella O'Hara in “Via col vento” (1939), la Bennett impressiona molto positivamente il produttore David O. Selznick e, per un breve periodo, è considerata la favorita per quel ruolo; ma alla fine Selznick cambia poi idea, scegliendo infine Vivien Leigh.
Il 12 gennaio 1940 la Bennett sposa il produttore Walter Wanger e dal matrimonio nasceranno due figlie, Stephanie (nata il 26 giugno 1943) e Shelley (nata il 4 luglio 1948), e, come vedremo, diversi problemi... La coppia divorzierà nel settembre del 1965.
Joan riceve molti consensi per la sua interpretazione di Brenda Bentley nel giallo “L'isola degli uomini perduti” (1940), con George Raft, e per quella di Carol Hoffman in “The Man I Married” (1939), un dramma antinazista in cui recita con Francis Lederer.
Insieme al grande regista Fritz Lang, con cui, insieme anche al marito fonderà una casa di produzione, realizza i suoi film più belli: “Duello mortale” (1941), dove ha il ruolo della prostituta londinese Jerry Stokes, “La donna del ritratto” (1944), dove interpreta la misteriosa modella Alice Reed, “La strada scarlatta” (1945), nel ruolo della squallida ricattatrice Katherine “Kitty” March, e infine “Dietro la porta chiusa” (1948), dove è l’ereditiera Celia Lamphere.
Con questi ruoli si conferma regina indiscussa del noir, una “femme fatale” dal fascino ambiguo e intrigante.
La Bennett viene acclamata anche nei ruoli di Margaret Macomber nel melodramma “Passione selvaggia” (1947) di Zoltán Korda, con Gregory Peck; di Peggy, la moglie fraudolenta in “La donna della spiaggia” (1947) di Jean Renoir, con Robert Ryan e Charles Bickford; di Lucia Harper, tormentata vittima di un ricatto in “Sgomento” (1949) di Max Ophüls, con James Mason.

Nel 1949 a soli 39 anni, viene eletta “nonna più sexy del mondo” dopo la nascita di Amanda, figlia di Diana.
È il momento quindi di cambiare nuovamente immagine, divenendo una elegante e spiritosa moglie e madre in due commedie classiche dirette da Vincente Minnelli.
Nel ruolo di Ellie Banks, moglie di Spencer Tracy e madre di Elizabeth Taylor, la Bennett recita sia ne “Il padre della sposa” (1950) che nel sequel “Papà diventa nonno” (1951).
Ma la tragedia è dietro l’angolo: nel dicembre del 1951, suo marito Wanger spara al suo agente Jennings Lang in un raptus di gelosia.
In realtà sembra che la nostra non avesse tresche con Lang ma il marito, vedendoli insieme in atteggiamenti da lui ritenuti intimi (dopotutto quello sfiigato curava gli interessi della Bennett da dodici anni…) viene colto da un raptus omicida e spara al presunto rivale, ferendolo al gluteo e alla gamba
Lui si fa solo quattro mesi di carcere ma lo scandalo che ne consegue, chiude praticamente la carriera cinematografica della Bennett.
Infatti la ritroviamo solo nel poliziesco “FBI operazione Las Vegas” (1954), di Nathan Juran, con Richard Conte, nella commedia “Non siamo angeli” (1955), di Michael Curtiz, grazie alla personale intercessione del suo amico Humphrey Bogart, nel drammatico “Quella che avrei dovuto sposare” (1956), di Douglas Sirk, al fianco di Barbara Stanwick, in “Navy Wife”, (1956), di Edward Bernds, e nel torbido “Desiderio nella polvere” (1960), di William F. Claxton, con Raymond Burr.
Dopo questo film, Joan mancherà dalla scena cinematografica per i successivo dieci anni.
Per fortuna c’è sempre la TV: la nostra entra nel cast della soap opera a tinte horror di Dan Curtis, “Dark Shadow”, nella parte di Elizabeth Collins Stoddard.
La Bennett sarà uno dei tre interpreti della serie ad essere presente per tutta la durata dello sceneggiato, dalla prima all’ultima puntata.
Riprende questo ruolo anche nel primo film tratto dalla soap, “La casa dei vampiri” (1970), ma si rifiuterà di partecipare al successivo.
L'ultima apparizione sul grande schermo della Bennett è nel capolavoro horror di Dario Argento, “Suspiria” (1977), nell’indimenticabile parte della sinistra Madame Blanc, mentre la suo ultimo ruolo è nel film TV “Causa di divorzio” (1982).
Il 7 dicembre 1990, Joan muore per un attacco di cuore a Scarsdale, New York.
Strano: una grande Dark Lady se n’era andata quella sera ma in giro faceva sempre più buio…
Onore a Joan Bennett!
“Pochi si ricordano le brave donne ma nessuno si dimentica di una ragazza cattiva.”
Joan Bennett