Uno dei pochi scrittori italiani che può fregiarsi dell'onore di essere pienamente definito "Pulp" è lui: GIORGIO SCERBANENCO!
Oddio, cari amici dei Mutzhi Mambo, proprio italiano-italiano non era, era ucraino.
Ma è comunque cresciuto in Italia, a Milano, e i suoi romanzi sono “milanesi” fino all’osso.
Una Milano cupa, nebbiosa, che il boom economico degli anni ‘60 sembra aver reso più violenta, con le periferie popolate da meridionali disperati venuti a cercar fortuna, con bande di criminali disposti a tutto scatenate nelle strade, con una borghesia ricca e “perbene”, lombarda DOC che spesso dietro le quinte tira le fila dei vari traffici criminali, e una polizia dura e spietata quanto quelli a cui dà la caccia (e non di rado disposta a spingersi oltre i limiti della legge).
È con Giorgio Scerbanenco che l’hard boiled è arrivato in tutta la sua magnificenza nel nostro Paese: se prima di lui esisteva il romanzo “giallo”, è con lui che questo ha virato al “nero”, facendosi più crudo, teso, e violento.
Senza contare che ha scritto veramente ma veramente di tutto...
Volodymyr-Džordžo Ščerbanenko nasce a Kiev il 28 luglio del 1911, ma in Italia si trasferisce a soli 6 mesi, prima a Roma e poi, a 16 anni, a Milano.
Suo padre, un professore di latino e greco, viene ucciso durante la Rivoluzione di Ottobre; la madre muore prematuramente in Italia.
Il nostro Giorgio non finisce neanche le elementari che è costretto a fare mille mestieri per campare, dall'operaio all'autista di ambulanze.
Ma le passioni precoci per la letteratura e la scrittura ormai le ha assorbite per osmosi e, nel '37, riesce a farsi assumere come redattore per l’editore Rizzoli.
Sul "Secolo Illustrato" pubblica i suoi primi racconti nella rubrica "Gangster e GMen" con lo pseudonimo di Denny Sher.
Nel '43 va in esilio in Svizzera per tornare alla fine della guerra.
Da vero artigiano della macchina da scrivere, non disdegna nulla, dalla cura della "posta del cuore" per un periodico femminile, ai romanzi rosa, dalla fantascienza ai western.
Ed è incredibilmente prolifico: si parla di una cinquantina di romanzi e una ventina di raccolte di racconti!
Ma è coi gialli e i noir che diviene giustamente celebre, tanto da essere definito "il padre" del noir italiano.
Esordisce nel giallo con una serie di sei romanzi con protagonista Arthur Jelling, un archivista della polizia di Boston, timido e introverso, uno dei primi antieroi della letteratura poliziesca.
Il vero successo di pubblico (per la critica almeno, in Italia, dovrà aspettare di essere crepato; i francesi ci sono arrivati prima....) giunge con i quattro libri con protagonista Duca Lamberti, un ex medico condannato per eutanasia e divenuto collaboratore della polizia: "Venere privata" (1966), "Traditori di tutti" (1966), "I ragazzi del massacro" (1968) e "I milanesi ammazzano al sabato" (1969), descrivono una Lombardia oscura e violenta, in cui le contraddizioni del boom economico esplodono nel cinismo e nella cattiveria.
Muore per un infarto nella sua amata Milano il 27 ottobre del 1969, proprio quando la piena consacrazione è dietro l'angolo.
Il suo maggior pregio, il dato che lo ha consegnato alla storia, è stato di aver scovato proprio in casa nostra ("che noi 'ste cose non si fanno!") un terreno perfetto per far crescere la ruvida pianta del noir.
Ché tanto di merda per fare il concime ce n'è abbastanza di suo…
Onore a Giorgio Scerbanenco!
Nota a margine: I romanzi di Scerbanenco hanno avuto diverse riduzioni cinematografiche e si può dire che, senza di lui, non ci sarebbe stato il poliziottesco che tanto amiamo! Citiamo qui giusto per dovere di cronaca il trittico capolavoro firmato Fernando Di Leo e composto da “I ragazzi del massacro” (1969), “Milano Calibro 9” (1972) e “La Mala Ordina” (1972), poi “Il caso Venere Privata” (1970), di Yves Boisset, “La morte risale a ieri sera” (1970), di Duccio Tessari, il violentissimo “L’Assassino è costretto ad uccidere ancora” (1975), di Luigi Cozzi, e il discreto “Liberi, armati e pericolosi” (1976), di Romolo Guerrieri, con Tomas Milian e un giovanissimo Diego Abatantuono.
"Un calcio a piede nudo ha una sua particolare efficacia, può avere perfino effetti superiori a quello di un calcio con la scarpa e tutto il viso di Paany si coprì di sangue, l'alluce di Adele la Speranza era entrato nell'occhio destro, del tutto, insieme con una spruzzata di kirsh. "Non sprecare la bottiglia – urlò lei – e basta picchiarlo se no sviene, non deve svenire!".
Giorgio Scerbanenco - Traditori di tutti