Come potevamo non festeggiare il compleanno del nostro amato PAUL ANKA?
Amato, soprattutto per quel delizioso kitsch vintage di cui è una delle massime espressioni, ma non certo ammirato, cari amici dei Mutzhi Mambo...
Se Elvis (almeno all’inizio), Jerry Lee Lewis e Gene Vincent avevano rappresentato la “rivoluzione” del rock'n'roll, gente come il nostro Paul Anka ne ha rappresentato purtroppo il reflusso, il ritorno all'ordine, il motivo per non far preoccupare i papà se la figlia usciva col tipo banana.
Alla fine degli anni ‘50 infatti il rock'n'roll mise da parte l'emblema della ribellione e riportò invece in auge i veri “valori” americani.
Il rock'n'roll veniva dai neri, e i neri non avevano bisogno di nascondere i loro istinti "selvaggi", anzi.
Ma un conto se suonavano quella musicaccia cacofonica e degenerata fra loro, un conto se l’ascoltava il cadetto di buona famiglia w.a.s.p o la collegiale con le treccine bionde.
Per arginare un fenomeno che stava assumendo connotati inquietanti, e causando le proteste di milioni di genitori, l'industria discografica costruì a tavolino tanti “bravi ragazzi” del rock and roll: eroi positivi, educati, ben vestiti, romantici e attraenti anche se cantavano con il ritmo dei rocker.
A partire dalla fine degli anni '50 la gioventù Americana venne così bombardata scientificamente dalle immagini e dai suoni di un'America più sana, più “pulita”.
I vecchi idoli che si agitavano sul palcoscenico in modo selvaggio e che imponevano un'immagine da sex-symbol e da teppista o si adeguavano o vennero presto sostituiti da nuovi idoli, imbrillantinati e sentimentali.
Questi "teen idol" furono protagonisti di innumerevoli film (a partire dal primo e più famoso dei teen idol, l’Elvis Presley fresco di congedo dall’esercito e ormai digerito dall’industria discografica), nei quali, fra una canzone e l'altra, davano saggi di buon cuore e sentimenti platonici mentre spiegavano al pubblico giovanile come deve vivere un ragazzo per bene.
Potevano, inoltre, avvantaggiarsi del nuovo mezzo televisivo, che aveva subito capito che i rocker, se rabboniti, facevano audience e potevano rendere una barca di soldi; la TV cominciò prestissimo a sfruttare il pubblico giovanile.
Il “Sistema”, che lì per lì era rimasto preso in contropiede dall'esplosione incontrollata del rock'n'roll, riuscì in breve tempo a recuperare terreno e a costruire un'intera industria (discografica, cinematografica, di costume) per la massa degli adolescenti.
Bisognerà aspettare i ragazzacci inglesi della “British Invasion” per far tornare il vero spirito del rock’n’roll in cima alle classifiche…
Ma intanto il pubblico si doveva ciucciare i “teen idol”, falsi, pre-fabbricati come i divi di Hollywood, forniti di hit da team professionali di scrittori di canzoni, guidati verso il successo da appropriate campagne pubblicitarie e con una “durata” prestabilita.
Questi bambocci oltretutto hanno fornito un modello duraturo e rinnovabile che è poi sfociato nei vari Luis Miguel fino ad arrivare alle “boy bands” e all'orrido Justin Bieber...
Paul Anka, che almeno i pezzi se li scriveva da solo, di tutta questa massa plasticosa e melensa, fu uno degli interpreti più genuini e si è dimostrato, con gli anni, un versatile talento canoro.
Roy Orbison a parte, Anka è stato sicuramente il più sofisticato dei cantanti sentimentali del rock, capace di (re)introdurre cadenze più primitive negli schemi della musica leggera.
Alcuni dei suoi pezzi sono francamente belli e poi “Diana” è uno dei nostri pezzi preferiti!
Ecco, l’abbiamo confessato!
Paul Albert Anka nasce a Ottawa, in Canada, il 30 luglio del 1941, da una famiglia di origini libanesi.
Enfant prodige, Paul incide il suo primo singolo a 14 anni con un trio doo-wop scolastico.
Nel'57, a sedici anni, scrive una canzone d'amore per la sua baby sitter (e noi, maligni, ci immaginiamo i momenti di ispirazione: una prosperosa milf e i lunghi "ritiri" in bagno del giovane (con)turbato...): naturalmente si parla dell'immortale "Diana", un successo di proporzioni stratosferiche!
A questo brano si aggiungonoo in ordine, "You my destiny", " la bellissima "Lonely boy", "Put your head on my shoulder" e "Puppy boy".
A partire dal 1960 intraprende un proficuo rapporto anche con lo Stivale, reinterpretando in italiano alcuni suoi successi, e pubblicandone di nuovi e originali.
Purtroppo, pur scomodando autori del calibro di Morricone, Battisti e Mogol, la sua produzione in lingua nostrale fa piuttosto schifo e non si può evitare di ridere della sua ridicola pronuncia quando lo si sente "cantari 'n 'teliane".
Però successo ne ha ugualmente, e pure molto!
Dal nostro paese se ne va via nel 1968, dopo una diatriba per un pezzo che era stato proposto a lui e, contemporaneamente, a Johnny Dorelli; tornerà solo nel 2006 per la triste versione in italiano della sua "Diana" cantata assieme a Celentano.
Dopo un periodo di buio, ritorna alla ribalta a metà degli anni '70 con qualche successo pop, per poi assestarsi su una dignitosa carriera da crooner di lusso a Las Vegas.
Nel 2005 pubblica pure un disco, "Rock Swings", in cui rielabora in chiave jazz-confidenziale alcuni successi di Nirvana, Soundgarden, Van Halen eccetera: idea un po’ ripresa dalle cover country-style rifatte da Johnny Cash e poi riproposta alla nausea da innumerevoli gruppi o solisti, non solo in ambito swing…
Album divertente, di classe, ben arrangiato e ben interpretato ma, diciamocelo, assolutamente inutile, se non per esclamare al primo ascolto “senti ganza questa!”...
Ma, aspettate! Ci stavamo per dimenticare il suo più grande successo!
Nel 1967, il nostro Paul sente una canzone francese, "Comme d'habitude", gli piace e decide di farne una versione inglese da sottoporre a Frank Sinatra.
Al cantante italoamericano il pezzo fa un po’ cacare ma decide di dare retta a sua figlia Nancy e lo incide: il pezzo è nientepopò di meno che "My Way"!
Il successo sarà mondiale e il brano verrà interpretato, oltre che dallo stesso Paul Anka, da artisti come Elvis, Aretha Franklin, Fred Bongusto, Nina Hagen...e persino Christopher Lee!
Ovviamente noi portiamo nel cuore la splendida, slabbrata versione di Sid Vicious ma si sa, son gusti...
A questo punto potremmo fare i signori e evitare il bieco gossippaccio, ricordando di quella volta che il signor Anka ha denunciato il suo dentista perché gli era volata la dentiera colpendo uno spettatore durante un concerto a Las Vegas!
Ma signori non siamo…
Tanti auguri, Paul!
"And now, the end is near;
And so I face the final curtain.
My friend, I'll say it clear,
I'll state my case, of which I'm certain.
I've lived a life that's full.
I've traveled each and every highway;
And more, much more than this,
I did it my way…"
Claude François/Paul Anka - My way