Sappiamo già che oggi i cuori delle care amiche dei Mutzhi Mambo fibrilleranno.
Perché?
Perche oggi si festeggia l'anniversario della venuta in questo mondo non di un uomo ma dell’ “Uomo" con la “U” maiuscola: Signore e Signori, sua Maestà ROBERT MITCHUM!
Definito "L'anima dei film noir", precursore degli antieroi nella cinematografia statunitense degli anni cinquanta e sessanta, bello e maledetto come di più belli e maledetti non ce n’è, Mitchum interpretò oltre cento film in più di cinquant'anni di carriera.
La gioventù burrascosa contribuì a forgiare il mito di una persona rozza e brutale, che il nostro seppe sfruttare con incredibile autoironia, nascondendo volentieri una solidissima cultura autodidatta e un'insolita raffinatezza intellettuale.
Aveva spalle larghe il nostro Robert: caso più unico che raro nel mondo di Hollywood di allora, quando, se ti cucivano addosso un personaggio, non potevi assolutamente uscire dal tuo cliché, pena la disapprovazione del pubblico “pagante”, Mitchum ebbe il coraggio di scegliere anche ruoli da cattivo o da alcolizzato, roba che nessun altro divo “tutto di un pezzo”, avrebbe mai fatto.
Inoltre, in un epoca in cui i gossippari ti rovinavano la vita per un drink di troppo, Mitchum riuscì a superare pure un arresto per la “droga”!
Inaudito!
Robert Charles Durman Mitchum nasce a Bridgeport, nel Connecticut, il 6 agosto del 1917; suo padre, un portuale, muore quando il piccolo Robert ha solo 18 mesi.
Probabilmente questa mancanza influirà sul suo caratteraccio, visto che fin da piccino è famoso per le continue risse e monellerie.
La madre, esasperata, a dodici anni lo spedisce dai nonni, ma la scuola media dove è iscritto, lo espelle perché una volta picchia pure il preside.
Raggiunge quindi la sorella a New York ma anche qui l'istituto che frequenta lo butta fuori.
Inizia così a fare la vita dell'hobo, viaggiando come clandestino nei treni merci o con l'autostop.
Girovagando per gli Stati Uniti della Grande Depressione, campa facendo diversi lavori saltuari tra cui il minatore, lo sterratore, lo scaricatore di porto, il buttafuori e il pugile.
In Georgia viene arrestato per vagabondaggio e condannato a sei giorni di “chain gang”, i famigerati lavori forzati in catene.
Torna quindi dalla famiglia e raggiunge nuovamente la sorella, questa volta in California.
Dietro suo consiglio, si avvicina al mondo del teatro, arrotondando come macchinista teatrale o come attore saltuario.
Si sposa con la fedele Dorothy Spencer, che non lascerà più, diventa padre e inizia a lavorare come operatore macchinista in una fabbrica di aerei.
Ma la monotona, pallosa vita da operaio non fa certo per il nostro, tanto da fargli rischiare l'esaurimento nervoso e la depressione.
Tenta quindi la carta del cinema e riesce ad ottenere degli ingaggi come cattivo non accreditato in diverse produzioni western di serie z.
Il primo film noir a cui prende parte è "Notte d'angoscia" (1944), di William Castle, salutato dalla critica come uno dei migliori b-movie del periodo, mentre il suo primo ruolo importante è nel polpettone di guerra "I forzati della gloria" (1945), di William A. Wellman, che gli fa ottenere la candidatura all'Oscar come miglior attore non protagonista.
Gira poi "Tragico segreto" (1946), il primo noir di Vincente Minnelli, il western/noir "Notte senza fine" (1947), di Raul Walsh, lo splendido "Odio implacabile" (1947), di Edward Dmytryk, "Le catene della colpa" (1947), del grande Jacques Tourneur, e "Il tesoro di Vera Cruz", uno dei primi film di Don Siegel.
Nell'agosto del '48 viene arrestato per possesso di marijuana e condannato a 60 giorni di lavori forzati.
Si scoprirà poi che alcuni agenti in cerca di pubblicità avevano montato il caso.
Rivisto il processo, Mitchum verrà riabilitato solamente tre anni più tardi, quando la fama di "scoppiato" gli è stata ormai abbondantemente appioppata: una nomea che, all'epoca, avrebbe distrutto l'avvenire di chiunque.
Di chiunque ma non del nostro, perché a Robert lo scandalo non danneggia particolarmente la carriera (son cose che ora sembrano normali, ma val la pena di ricordare che, alla fine degli anni ‘40, un processo per droga di un vip non aveva l’appeal che può avere oggi…); anzi, paradossalmente rinforza l’aria un po’ blasé del suo personaggio, creando ancora più curiosità verso il suo lato oscuro.
Infatti gli anni '50 sono quelli del vero successo di pubblico e il nostro si trova a recitare al fianco di sventolone come Jean Simmons e Marylin Monroe.
In questo decennio alterna dei buoni noir (come “La gang”, diretto nel 1951 da John Cromwell e “Seduzione mortale”, diretto nel 1952 da Otto Preminger), western e war-movie a parecchie schifezze melodrammatiche ma interpreta anche uno dei film più rappresentativi della sua carriera: "La morte corre sul fiume" (1955), di Charles Laughton, dove rimane indimenticabile il suo ruolo di predicatore pazzo con le dita tatuate.
Mitchum rimane infatti uno dei primi divi di Hollywood a non disdegnare ruoli negativi, che d'altronde gli calzano a pennello.
Ma allo star system non piace troppo il suo "caratterino": una volta, per uno scherzo, viene cacciato dal set di "Oceano Rosso" di William A. Wellman (oggettivamente va detto che era stato uno scherzo un po' del menghia: aveva scaraventato uno dei manager della produzione in mare!).
Gli anni Sessanta, che pure si aprono alla grande con il grande classico del thrilling "Il promontorio della paura" (1962), di J. Lee Thompson (in cui il nostro interpreta l'ex galeotto psicopatico Max Cody che tormenta la famiglia dell'avvocato che lo aveva fatto condannare), sono piuttosto loffi per Robert e si caratterizzano più per i ruoli che rifiuta (tra cui quello dell'ispettore Callaghan...) che per quelli che accetta.
Il nostro alla fine, più che scontare il suo anticonformismo, paga più lo scotto della scarsa lungimiranza.
Addiritura prende la parte del vicesceriffo alcolizzato (che fu di Dean Martin) nell'inutile, inqualificabile remake di "Per un dollaro d'onore", “El Dorado”(1966), diretto sempre dal genio Howard Hawks, che però, stavolta, si ritrova a rifare, praticamente identico, il suo stesso film.
Meglio gli anni '70, dove Mitchum interpreta degli ottimi noir e crime movie come “Allucinante notte per un delitto”, (1971), di Herbert B. Leonard, “Gli amici di Eddie Coyle" (1973), di Peter Yates, “Yakuza" (1975), di Sidney Pollack, “Poliziotto privato: Un mestiere difficile” (1977), di Robert Clouse, e soprattutto il ruolo perfetto per lui: il disilluso, imbolsito detective Philip Marlowe di Raymond Chandler in due film, "Marlowe, il poliziotto privato" (1975), di Dick Richards, e "Marlowe indaga" (1978), di Michael Winner.
Peccato che le due pellicole non siano capolavori, perché Mitchum dà veramente il massimo.
Gli anni Ottanta si segnalano per il suo progressivo ritiro dal cinema. Ultima sua parte degna di nota (a parte il cameo nel remake di "Cape fear" fatto da Scorsese, con Bob De Niro nel ruolo che fu il suo), è quella dello spietato, mefitico John Dickinson nel capolavoro di Jarmush, "Dead Man" (1995).
Robert Mitchum muore a Santa Barbara di tumore ai polmoni, il 1 luglio del 1997, lasciando la sua amata Dorothy e tre figli.
Noi porteremo sempre nel cuore quella sua espressione da "non rompetemi le palle" e l'invidia, tutta “maschia”, di non poter mai esser come lui…
Onore a Robert Mitchum!
Nota a margine: Robert è stato pure un gran cantante (pure!). Sentite che bella voce da crooner (lievemente alcolica) che aveva in pezzi come "Little Old Wine Drinker Me" (che cantò Dean Martin nel western "Per un dollaro d'onore" e che Mitchum rifece) e la sua strepitosa versione di "Sunny" e poi ci dite...
"I'm praying for rain in California
So the grapes can grow and they can make more wine
And I'm sitting in a honky in Chicago
With a broken heart and a woman on my mind
I matched the man behind the bar for the jukebox
And the music takes me back to Tennessee
And he asked who's the fool in the corner crying
I say a little ole wine drinker me…"
Dean Martin - Little Old Wine Drinker Me