IL MARCIO LATINO
Abbiamo un bel personaggione oggi ad illuminare questa vostra rubrica: WILLY DeVILLE, cari amici dei Mutzhi Mambo, El Rey del latin-rock!
Sguardo spento ma sornione di chi ne ha viste tante, troppe ma alla fine l'ha sfangata, faccia da tossico ciucciato dalla roba, chitarra suonata da maestro, voce che, con gli anni, diventava sempre più aspra, arrochita e profonda, come un buon whisky, il nostro Willy è stata la colonna sonora delle nostre sbronze sentimentali, dei due picche da parte delle tipe, delle delusioni, dei fallimenti…
Fin da quando questo chicano, dalla metà degli anni '70, si faceva di ogni tipo di droga nel Bronx e cantava con il suo gruppo nel mitico Cbgb's, due sono state le sue stelle polari: il rock’n’roll e le ballate romantiche.
Poi, negli anni successivi, Ben E. King e i lentoni anni '50, così come le ballatone in lingua spagnola, hanno lentamente soppiantato i Rolling Stones; anzi, soppiantato è un termine sbagliato: diciamo che elementi latinos si sono innestati sempre più nella sua formazione da rocker junkie.
Languidi sentimenti in salsa Portorico, ma anche bari, animi calienti e fratelli coltelli, nonché tutta la varia umanità che infesta i quartieri degli immigrati ispanici, diventano il popolo che abita le storie cantate da Willy.
Per non parlare dei liquori, dei vampiri e del voodoo, il mondo soprannaturale, magico, che gli viene dagli sciamani indiani e dagli stregoni di New Orleans.
Il suo mix di blues, rock’n’roll, americana, zydeco e latina, ci ha regalato momenti indimenticabili grazie alla sua capacità innata di essere romantico e intenso, marcio e raffinato insieme.
Non tutto quello che ha prodotto è un capolavoro, ma quando Willy ci azzeccava, non ce n’era davvero per nessuno!
William Paul Borsey Jr. (così all'anagrafe) nasce a Stamford, nel Connecticut il 25 agosto del 1950.
Figlio di un carpentiere e nipote di un'irochese (ha pure sangue basco e irlandese, per dirla con parole sue: "Un po' di questo e un po' di quello; un vero cane randagio"), lascia le superiori per sfuggire alla sua claustrofobica cittadina industriale, e si sposa a 17 anni con Susan Berle che nel 1970 gli dà un figlio.
Inizia a frequentare il Lower East Side e il West Village, a Manhattan, dove all'epoca vanno le bands di rock-psichedelico: non è certo pane per i denti del nostro che vuole suonare il blues di John Lee Hooker!
DeVille lascia allora la sua band "Billy and the Kids" e prova se almeno a Londra ci sono dei musicisti adatti, ma non riesce a trovarne uno.
Torna quindi a New York, dopo due anni di assenza ma la sua nuova band, i "Royal Pythons" ("una gang trasformata in gruppo musicale"), è un altro tentativo senza successo di suonare la musica che gli piace.
Dopo alcuni pellegrinaggi si ferma a San Francisco, dove forma un gruppo con il bassista Ruben Siguenza e il batterista Tom "Manfred" Allen.
La band suona sotto i nomi di "Billy DeSade & the Marquis" e "The Lazy Eights" prima di trovare il nome "Mink DeVille".
Ma ormai Frisco non è più "flower power": la gente si droga di brutto e si spara per le strade.
Così, marcia per marcia, dopo un po' di tempo DeVille porta il suo gruppo a New York, dove viene assunto il chitarrista Louis X Erlanger, le cui abilità nel campo degli arrangiamenti aiutano ulteriormente il processo di perfezionamento del sound della band.
Dal 1975 al 1977 i Mink DeVille divengono una delle houseband del mitico CBGB, il locale dove si forma il punk statunitense.
Tre loro pezzi sono nella famosa compilation "Live at CBGB" del 1976 che offre una fotografia istantanea dei gruppi che suonano in quegli anni nel locale.
Nello stesso anno esce il loro album di debutto, il marcissimo, fantastico "Cabretta", un mix di rockaccio, soul e ballatone strappalacrime.
Il successivo, "Returns to Magenta" del 1978, rimane sulla falsariga del precedente ma scivola un po' troppo nel pop (ci sono pure gli arrangiamenti d'archi!).
A questo punto Willy licenzia tutti i componenti della band ad eccezione del chitarrista Louis X e registra a Parigi "Le Chat Bleu": il risultato è decisamente migliore di "Returns..", visti i suoni e gli arrangamenti più "démodé" con la fisarmonica, anche se non manca qualche canzone stucchevole...
Nel 1981, quando esce il quarto album dei Mink DeVille, "Coup de Grâce", tutti i componenti originali del gruppo, escludendo Willy, se ne sono già andati ed è, a tutti gli effetti, il suo primo album solista: i pezzi belli ci sono, tipo la struggente "Teardrops must fall " ma aleggia un bel puzzo di AOR.
Simile "Where Angels Fear to Tread" del 1983 ma con la celeberrima "Demasiado Corazon" a sollevare la media.
Nel 1984 sposa la sua seconda moglie, Lisa Legget, che da prova di buon fiuto per gli affari (col ricavato dei dischi gli fa comprare una piantagione e un allevamento di cavalli invece che il solito sputtanamento per la roba).
L'ultimo album a nome Mink DeVille è l'orrido "Sportin' life" del 1985, in cui dell'AOR non c'è solo il puzzo, ma appesta proprio tutto il disco!
Gli orrendi suoni gonfi e tastierosi anni '80, dominano anche nel suo primo album solista ufficiale, "Miracle", del 1987, prodotto da quel loffione di Mark Knopfler.
In questo periodo DeVille recita in due film, nel ruolo di un truffatore in "Va Banque" (1986) e poi di una guardia del corpo in "Homeboy", nel 1988.
Nello stesso anno si trasferisce a New Orleans, dove da un grosso contributo al tentativo di dare rilievo al R&B locale.
I suoi testi profondi e i legami con i ritmi tipici della musica latina portano alla definizione di un nuovo genere di musica, chiamata "Ispanico-americana" col fondamentale, bellissimo "Victory Mixture" del 1990, una vigorosa e alcolica miscela di sound classico della città creola, registrata senza sovraincisioni con il contributo di leggende locali come Allen Toussaint, Eddie Bo e Dr. John.
Nel 1992 registra "Backstreet of Desire", un ulteriore passo avanti verso la maturità del "suo" sound meticcio, con la famosa versione mariachi di "Hey Joe".
Il nostro ha ormai raggiunto una solida notorietà in Europa, dove compie spesso lunghe tournée, mentre negli Stati Uniti se lo filano in pochi.
Nel '95 è la volta volta di "Loup Garou", un album sinceramente deboluccio e nel '99 di "Horse of a different colour", un omaggio alla black music, buono ma con arrangiamenti un po' così così.
Nel 2000 riesce a liberarsi dalla sua ventennale dipendenza dall'eroina e si trasferisce nel New Mexico dove inizia ad interessarsi dei nativi americani.
La sua seconda moglie però si impicca probabilmente perché il marito ha un'altra storia: la trova proprio Willy ed è lui a tirarla giù.
Disperato, ha poi un incidente con la macchina (sembra che si volesse ammazzare a sua volta) e si rompe un braccio, l'anca e il ginocchio.
Per cinque anni si presenta sul palco con la stampella, fino a che, nel 2006, gli fanno una protesi al bacino.
Inizia a fare concerti vestito da pellerossa, con tanto di cresta, e da questa dolorosa esperienza matura l'ottimo "Crow Jane Alley", molto folk e decisamente più scuro dei precedenti.
Dopo 15 anni Willy torna a vivere a New York dove si risposa per la terza volta con Nina Lagerwall e, nel 2008, pubblica il suo canto del cigno, il bellissimo capolavoro "Pistola", un album dove blues, cajun, zydeco, tex mex e rock'n'roll trovano una definitiva sintesi nella sua vociaccia marcia.
L'anno successivo gli viene diagnosticato un cancro al pancreas, figlio di quella maledetta Epatite C che le pere gli hanno lasciato in ricordo.
Il grande Willy ci lascia il 6 agosto del 2009, tre settimane prima del suo 59 compleanno.
Ci mancherà quel suo carisma guascone, unico, elegante, sciamanico (e chi ha avuto la fortuna di vederlo dal vivo sa di cosa stiamo parlando), ci mancherà quella sua voce capace di coccolarci anche nei momenti più neri, quel suo essere capace di suscitare nostalgia e riflessione...ma senza esagerare.
In fondo è sempre rock'n'roll!
Onore a Willy DeWille!
"Every morning I’m broken
Every day I die
Every night I weaken
And every night I cry
Standing in the rain
In the street outside
Running down my face
Tears in my eyes
Demasiado Corazon (Demasiado Corazon)
Demasiado Corazon
Demasiado Corazon (Demasiado Corazon)
Demasiado Corazon…"
Willy Deville - Demasiado Corazon