A volte basta poco…
Basta un dettaglio, una virgola; una vocale, come in questo caso…
Come quella -i rispetto alla -o che marca la differenza tra MICHELE MASSIMO TARANTINI e Quentin Tarantino.
Come ormai sapete alla nausea, cari amici dei Mutzhi Mambo, Tarantino lo amiamo tantissimo, è il nostro vate, il faro che illumina il nostro percorso, il responsabile della nascita (o almeno del nome…) di questo Vostro Almanacco.
Tarantini invece è uno dei più fetenti registi italiani di sempre, famoso soprattutto per le commedie sexy con Vitali e la Fenech.
In teoria sarebbe più adatto ad un Almanacco trash che a uno Pulp ma va detto che almeno ci ha provato con altri generi più affini a quelli di nostro interesse: poliziottesco, peplum, women-in-prison, cannibal.
Ma sempre fuori tempo massimo, sempre quando questi generi erano già bell’e sepolti, sempre con goffaggine, sempre con prodotti più scadenti della pur scadente media di queste pellicole: chiaramente ci sono registi peggiori di Tarantini ma forse è proprio il fatto che non sia neanche male a dirigere a rendere i suoi film addirittura meno interessanti di opere diventate cult per la loro maldestra realizzazione.
Quelle, almeno, fanno ridere…
Però è pur vero che senza le pellicole di Tarantini e tanti altri miseri mestieranti del cinema bis di casa nostra, Tarantino probabilmente non avrebbe saputo che inventarsi…
Michele Massimo Tarantini nasce a Roma il 7 agosto del 1942.
Della sua biografia sappiamo poco o niente: nei primi anni sessanta svolge diversi mestieri per il cinema (quali segretario, aiuto, scenografo).
Cura il montaggio di pellicole di vario genere come il mondo-movie “America così nuda, così violenta” (1970), il thriller, “Le tue mani sul mio corpo” (1970), e gli spaghetti-western “Arizona si scatenò... e li fece fuori tutti” (1970), e “Sei già cadavere amigo... ti cerca Garringo” (1971), per poi passare all’aiuto regia di Mariano Laurenti per la pellicola stracult “Quel gran pezzo dell'Ubalda tutta nuda e tutta calda” (1972).
Esordisce, nel 1974, come regista di “Sette ore di violenza per una soluzione imprevista” che, a parte il titolo da gran premio, si segnala per essere uno dei rari crossover fra poliziotteschi e i film di Kung fu.
Neanche pessimo, se si escludono i momenti di comicità involontaria durante le scazzottate, e vanta pure un finale abbastanza cattivo da sollevarlo dall’assoluta mediocrità.
Subito dopo il nostro si dedica alla regia dei famigerati film comico-erotici all’italiana molto in voga all’epoca, la maggior parte dei quali interpretati (nei ruoli maschili) da Lino Banfi, Gianfranco D’Angelo e Alvaro Vitali.
Si comincia con “La professoressa di scienze naturali” (1976), con l’indimenticata Lilli Carati, per poi passare alla fortunata serie della “Poliziotta” con Edwige Fenech, derivata dal capostipite firmato da Steno con Mariangela Melato.
“La poliziotta fa carriera” (1976), “La poliziotta della squadra del buon costume” (1979), “La poliziotta a New York” (1981), sono i titoli che compongono questa “trilogia” dedicata alla sbirra più sexy d’Italia.
Chiaramente la ligia tutrice dell’ordine in versione Tarantini/Fenech è molto più scollacciata rispetto all’originale Steno/Melato.
Si prosegue poi con titoli leggendari di questa infame stagione del nostro cinema: “La liceale” (1976), con la magnifica Gloria Guida, “Taxi Girl” (1977), e “L'insegnante viene a casa” (1978), entrambi con la Fenech, “Tre sotto il lenzuolo” (1979), con Orchidea De Santis, Sonia Viviani, Walter Chiari, Aldo Maccione e i fratelli Giuffrè, “La dottoressa ci sta col colonnello” (1980), con Nadia Cassini, “L'insegnante al mare con tutta la classe” (1980), con Annamaria Rizzoli, “Una moglie, due amici, quattro amanti” (1980), con Olga Karlatis e Renzo Montagnani, “La moglie in bianco... l'amante al pepe” (1981), con Pamela Prati, “Crema, cioccolata e pa...prika” (1981), con Barbara Bouchet, Silvia Dionisio, Giorgio Bracardi e di nuovo Montagnani, “La dottoressa preferisce i marinai” (1981), con Paola Senatore, “Giovani, belle... probabilmente ricche” (1982), con la Cassini e Carmen Russo.
Stendiamo un pietoso velo su “Quella peste di Pierina” (1982), triste sequel apocrifo di “Pierino” con Alvaro Vitali, con un’improbabile Marina Marfoglia come versione al femminile del monello delle barzellette…agghiacciante!
Da ricordare la piccola incursione di Tarantini nel poliziottesco, con due titoli discreti: “Poliziotti violenti” (1976), che vede protagonisti Henry Silva e Antonio Sabàto alle prese con gli stragisti eversivi, e “Napoli si ribella” (1977), con Luc Merenda e Enzo Cannavale, che però vira un po’ troppo sul farsesco.
Siamo dalle parti del trash più squallido anche col tremendo lacrima-movie “Stringimi forte papà” (1978), e con “Brillantina rock” (1979), sorta di epigono de noantri de “La Febbre del Sabato Sera”.
Più bizzarre, per quanto brutto, “Gay Salomé” (1980), praticamente una delirante messa in scena della storia di Salomé in un gay bar di Roma, inframezzata da siparietti di vita quotidiana dei frequentatori omosessuali del locale…mah!
Dopo aver diretto, nel 1982, il sandaloni/fantasy “Sangraal la spada di fuoco”, sulla scia di “Conan il Barbaro”, Tarantini si trasferisce in Sudamerica, in particolare in Brasile, dirigendo vari altri “capolavori” come il women-in-prison “Femmine in fuga” (1984), “Nudo e selvaggio” (1985), considerato il canto del cigno (anche come qualità…) del genere cannibal, l’inguardabile commedia “Italiani a Rio” (1987), e il patinato soft-core “Attrazione selvaggia” (1991).
Nel 2001 il nostro torna in Italia, dove dirige quello che per ora è il suo ultimo film, “Se lo fai sono guai”, vano, patetico tentativo di rinverdire i fasti della commedia sexy e di rimettere in pista i veterani Vitali e D’Angelo.
L’ultima sua collaborazione è con Lamberto Bava, per il quale firma il soggetto del morboso e sanguinolento thriller “The Torturer” (2005).
In attesa di sue notizie più fresche, auguriamo comunque un felice compleanno a Tarantini!
Ricordando che, pur brutti, i suoi film e quelli di molti altri artigiani come lui, testimoniano una stagione comunque ricca del nostro cinema.
Magari non tanto di idee, né di soldi (chiaramente) ma sicuramente di voglia di farlo, il cinema, anche a costo di sbagliare!
E soprattutto, di andarlo a vedere, il cinema…
Al cinema!
E questo merita di per sé rispetto…
Tanti auguri Michele!
“Va a lavorere come ho fatto io, porca puttena, che ho cominciato con le pezze alle meni e i calli al culo!”
Ercole Cubetti/Lino Banfi – L’insegnante al mare con tutta la classe