PICCOLO MA C'È TUTTO
Oggi, cari amici dei Mutzhi Mambo, festeggiamo un vero pezzo da novanta: il piccolo, grande DUSTIN HOFFMAN!
Il talento di Dustin Hoffman non conosce limiti, tanto è leggendario il suo perfezionismo che spesso gli ha reso la vita difficile coi registi.
Sicuramente il più eclettico degli attori, può essere tutto e tutto il suo contrario, credibile come mite e come violento, come studentello e come gangster, come professore e come autistico.
Può essere grottesco e iperrealista, istrione e minimalista.
Può far ridere, piangere, incazzare, emozionare.
Prima di iniziare a occuparci della sua bio però, premettiamo subito che, per noi, la sua carriera poteva interrompersi pressappoco dopo il '78: praticamente quasi tutto ciò che ha fatto dopo quella data potrebbe essere pellicola da riciclare per fare le buste di plastica.
Intendiamoci, non che non sia bravissimo, che non abbia fatto ruoli "importanti", eccetera eccetera, ma spesso ha scelto dei film che ci hanno lasciato indifferenti, quando non costernati...
E dire che uno come lui avrebbe potuto lavorare con chiunque e scegliersi i ruoli che gli pareva!
Si vede che ad un certo punto la capacità di discernimento gli deve aver fatto crac…
Ma inutile amareggiarsi e cerchiamo un po' di vedere i fatti.
Dustin Lee Hoffman nasce a Los Angeles l'8 agosto del 1937 da una famiglia ebraica non osservante (lui stesso ammetterà in seguito di aver "scoperto" di essere ebreo solo a 10 anni).
Studia inizialmente medicina ma poi il richiamo del palcoscenico diviene così pressante che Dustin abbandona tutto e inizia a studiare teatro, con compagni del calibro di Gene Hackman e di Robert Duvall.
A vent'anni la svolta: interpreta il timido studente Benjamin Braddock alle prese con la cougar Anne Bancroft nel pluripremiato (e francamente un po’datato) "Il laureato" (1967), di Mike Nichols.
Diventa un giovane divo (anzi per la generazione sessantottina "il" divo!) e, dopo una parentesi italiana con la dimenticabile commedia poliziesca "Un dollaro per 7 vigliacchi" (1968), di Giorgio Gentili, azzecca, una dietro l'altra, un bel po' di belle parti: Enrico "Sozzo" Rizzo nell'agghiacciante "Un uomo da marciapiede" (1969), di John Schlesinger, a fianco di uno stolido John Voight, uno spietato ritratto di un'umanità alla deriva, fatta di piccoli e squallidi delinquenti e prostituti; l'orfano Jack Crabb adottato dai cheyenne ne "Il piccolo grande uomo" (1970), di Arthur Penn, uno dei primi western dalla parte degli indiani; il professor Summer, timido studioso di matematica, che va a vivere nel villaggio di origine della moglie e si ribella in modo atroce alle angherie dei paesani, nel violentissimo capolavoro di Sam Peckinpah, "Cane di Paglia" (1971); Alfredo Sbisà, marito vessato dalla moglie rompicazzo (una splendida Stefania Sandrelli) nella commedia di Pietro Germi "Alfredo Alfredo" (1972); il falsario ergastolano Louis Dega nell'ottimo "Papillon" (1973) di Franklin J. Schiffer, un bellissimo prison-movie che descrive le inumane condizioni del carcere sull'Isola del Diavolo nella Guyana Francese (e qui francamente Steve McQueen gli ruba un po' la scena...); il comico tossico e anticonformista Lenny Bruce nel biopic "Lenny" di Bob Fosse (1974); il giornalista Carl Bernstein, avversario di Nixon, in "Tutti gli uomini del Presidente" (1976), di Alan J. Pakula, la cronistoria del caso Watergate (e qui è lui, invece, a rubare la scena a Robert Redford); Thomas Babington Levy, un ignaro corridore che finisce nelle grinfie di un criminale nazista (un grande Laurence Olivier che lo tortura trapanandogli i denti in una delle scene più insostenibili della storia del cinema), ne "Il Maratoneta" (1976), di John Schlesinger; e, infine, il suo ruolo-capolavoro, Max Dembo nel meraviglioso (e sottovalutatissimo) "Vigilato Speciale" (1978), di Ulu Grosbard (ma alla regia ci lavora pure il nostro, non accreditato...), la storia di un'impossibile redenzione per un ex-galeotto che vorrebbe rigar dritto ma rimane invischiato nel crimine, tratto dal romanzo "Come una Bestia feroce" di Edward Bunker.
Sarà che quest'ultimo film non è un gran successo al botteghino, sarà che il nostro Dustin ha voglia di parti più "impegnate", fatto è che da questo momento in poi ha interpretato o drammoni melensi e sopravvalutati (tipo "Kramer contro Kramer" o "Rain Man") o cacate hollywoodiane ad alto budget ma a basso tasso di interesse…
Si salvano (ma, a parte un paio di casi, siamo assai lontani dai capolavori anni’70), i suoi ruoli in parodie del noir e crime come “Sono affari di famiglia” (1989), di Sidney Lumet, e “Billy Bathgate - A scuola di gangster” (1991), di Robert Benton; nel fumettone camp “Dick Tracy” (1990), di Warren Beatty; nel buon legal thriller (peccato per il troppo moralismo di fondo, però c’è Gene Hackman!) “La Giuria” (2003), di Gary Fleder; nell’appena discreto prison movie “Sleepers” (1996), di Barry Levinson; nei satirici "Mad City - Assalto alla notizia" (1997), di Costa-Gavras, e "Sesso & potere" (1997), di nuovo di Barry Levinson; nel divertente con-movie "Confidence - La truffa perfetta" (2003), di James Foley; nel visionario thrller ambientato nel XVIII secolo "Profumo - Storia di un assassino" (2006), di Tom Tykwer (questo sì, da vedere davvero); nei favolistici"Mr. Magorium e la bottega delle meraviglie" (2007), di Zach Helm, e "Mr Cobbler e la bottega magica" (2014), di Thomas McCarthy.
Beh, non è comunque poca roba (dopotutto anche un paio di pellicole controverse che abbiamo volutamente taciuto, potrebbero tranquillamente stare in questo elenco e hanno sicuramente i loro estimatori), però, come dire, da uno come Hoffman ci si sarebbe aspettato di più, ecco...

Ora non resta che attenderlo a fianco di Toni Servillo nell'italianissimo giallo "L’Uomo del Labirinto", di Donato Carrisi.
Comunque, lo ribadiamo, qualsiasi cosa abbia fatto o faccia, è sempre stato bravissimo e ciò rimane fuori discussione, ma per noi basterebbero pure (e avanzerebbero anche…) i film che ci aveva regalato fino alla fine dei magnifici ‘70!
Tanti auguri, piccolo, grande Dustin!
"In nessun altro regno c'è stato tanto spargimento di sangue come in quello di Cristo"
David Summer/Dustin Hoffman - Cane di Paglia