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Uno così o piace o sta sui coglioni!
Stiamo parlando di quel personaggione di ANDREA G. PINKETTS, il maestro del noir surreale all’italiana.
Anche a noi, cari amici dei Mutzhi Mambo, il suo eccessivo presenzialismo in TV non ci garba un granché: di solito siamo moooolto sospettosi e prevenuti nei confronti di chi si pavoneggia nei peggiori programmi della televisione generalista.
Uno come Pinketts ci darebbe del “fottuti snob” e probabilmente avrebbe pure ragione ma le trasmissioni trash non sono proprio il pane per i nostri denti, anche quando sono affrontate con evidente, cinica (auto)ironia come fa il nostro…
Però anche il più duro dei suoi detrattori non può non ammettere che scrive parecchio bene, che i suoi libri posseggono quella vena surreale e imprevedibile che li rende quanto di più genuinamente Pulp abbia espresso il nostro paese.
Ogni tanto, è vero, eccede nei deliri metanarrativi e nelle sborate autoreferenziali, ma le sue descrizioni sono sempre ficcanti e divertenti.

Andrea G. Pinketts7
Eccola, la parola: divertente! Andrea G. Pinketts è divertente!
E ci sta pure simpatico…
Dopotutto è un vero amante della bottiglia, dei sigari, delle donne e in questo trasuda sincerità, anche se il “suo” personaggio, alla fine, l’ha caricato pure troppo ad uso e consumo dei telespettatori.
Istrionico nella lingua e nello stile, è stato uno dei primi giallisti italiani a rinnovare la tradizione dell’hard boiled tingendola di una vena surreale e ironica. 
L’hanno proclamato l’ “erede” di Scerbanenco: non esageriamo ma col grande scrittore ucraino/meneghino condivide, oltre alle ambientazioni di una Milano marcia e, sicuramente, non “da bere”, una visione del crimine come fatto sociale, più che patologico. 
O meglio, del male come portato patologico di una società malata.
Lazzaro Santandrea, detective dei suoi molti romanzi e suo alter ego letterario, è l’uomo qualunque che s’imbatte senza apparente consapevolezza nell’investigazione e nel mistero.
Sarcastico, cinico, amaro, smaliziato, amico di compagni improbabili (un taxista fallito, un attore morto di fame, un gangster da quattro soldi...), coltivatore di molti vizi ma anche amante della giustizia (una giustizia però che non passa necessariamente per i tribunali), Lazzaro si evolve di romanzo in romanzo, sopravvivendo perfino alla morte, come accade nell’ultimo capitolo della saga.
Ma gli intrecci criminali sono un po’ un pretesto per Pinketts, il noir è più un humus che una reale esigenza di dipanare trame gialle logiche e coerenti: in realtà al nostro interessano le metafore imprevedibili, i personaggi bizzarri, i virtuosismi linguistici, i paradossi, 
E poi ha una forte passione per descrivere gli ambienti sordidi, per i perdenti un po’ filosofi da bar, per le situazioni morbose.
Pinketts insomma è un vero scrittore postmoderno. Un vero autore Pulp…al netto delle “pose” alla Buscaglione/Bukowski e delle ospitate televisive.
In tutti i casi, merita davvero una lettura… (non fate anche voi gli snob!)
Andrea Giovanni Pinchetti (così all’anagrafe) nasce a Milano nel 1960: sua madre è Trentina e suo padre Irlandese.
A 10 anni si trasferisce dall’altra parte della città, in un quartiere popolare, insieme alla mamma rimasta vedova, e viene a contatto con ambienti tipo il Giambellino, praticamente il Far West!
Un bambino “bene” che di colpo si trova in mezzo a “cowboy” e balordi, con i quali vive esperienze stravaganti e sente raccontare storie bizzarre dai personaggi più assurdi. 

Andrea G. Pinketts1Andrea G. Pinketts2Andrea G. Pinketts4Andrea G. Pinketts6Andrea G. Pinketts5
Diventa irrequieto e insofferente delle convenzioni sociali: alle elementari viene sospeso, da adolescente viene espulso dal liceo (sembra) per aver menato il preside.
Durante il servizio militare, dopo appena tredici giorni, evade dalla caserma dei granatieri di Orvieto e, per evitare l’arresto, si finge psicopatico (oddio, non che debba fingere troppo…).
Prima di intraprendere la carriera di scrittore di gialli fa vari mestieri: fotomodello (nel 1986 è l'uomo della campagna pubblicitaria di Armani), attore di fotoromanzi, pugile, istruttore di arti marziali e giornalista investigativo.
La sua esperienza maturata sul “campo” è la strada che lo porta a scrivere romanzi gialli. 
Nel 1984 scrive il suo primo libro con protagonista il suo alter ego, Lazzaro Santandrea, “Lazzaro vieni fuori”, che verrà pubblicato solo nel 1992. 
Il protagonista è uno sfigato perdigiorno che si improvvisa investigatore per risolvere il mistero dell’omicidio di un bambino: il finale sarà a sorpresa!
Sempre nel 1984 vince il suo primo premio letterario al Mystfest di Cattolica per il miglior racconto giallo con “Ah sì? E io lo dico a Pinketts!”; premio che vincerà altre due volte nel 1989 e 1990.
Le sue inchieste per la rivista "Esquire" lo hanno visto, di volta in volta, calarsi in prima persona nella realtà dei dormitori dei senzatetto, nei meandri della Stazione Centrale di Milano, nei panni di vù cumprà o di portatori di handicap, per scoprire e raccontare le barriere ed i pregiudizi in cui si imbattono i meno fortunati
Nel 1991 gli viene assegnata la targa "Un Remington per la strada" per il giornalismo investigativo.
In seguito fonda "La scuola dei duri", un movimento letterario che si propone di esplorare la realtà attraverso l'indagine poliziesca e, al Post Café, coordina un ciclo di seminari sulla criminologia dal titolo "Giallo e Bar".
Nel 1992 il comune di Cattolica gli conferisce il titolo di “sceriffo” (delibera 8636 della Giunta, mah…) perché indaghi sulle infiltrazioni camorristiche sulla riviera adriatica. 
Le sue indagini, fortemente osteggiate dalle "altre" forze dell'ordine, portano a ben 106 arresti.
Nel 1995 gli viene riconosciuto il premio "Jack London" per l'avventura.
Quasi a ricongiungere il cerchio col suo “maestro” ideale, nel 1996 vince il "Premio Scerbanenco" per il miglior racconto giallo, mentre, infiltrato fra i satanisti di Bologna, travestito da cantante rock (?), realizza una clamorosa inchiesta sui "Bambini di Satana".
È lui a suggerire il profilo di Luigi Chiatti, detto il "mostro di Foligno".

Andrea G. Pinketts15I suoi libri, molti dei quali tradotti con successo anche in Francia: ricordiamo “Lazzaro, vieni fuori” (1992), “Il vizio dell’agnello” (1994), “Il senso della frase” (1995), “Io, non io, neanche lui” (1996), “Il conto dell’ultima cena” (1998), “L’assenza dell’assenzio” (1999), “Il dente del pregiudizio” (2000), “Fuggevole Turchese” (2001), “Sangue di yogurt” (2002), “Nonostante Clizia” (2003), “I vizi di Pinketts (2004), “ L'ultimo dei neuroni” (2005), “Ho fatto giardino” (2006), “La fiaba di Bernadette che non ha visto la Madonna” (2007), “Depilando Pilar” (2011), “E l'allodola disse al gufo: «Io sono sveglia e tu?»” (2012), lettere scambiate con Laura Avalle, sua ex amante, “Mi piace il Bar” (2013), “Ho una tresca con la tipa nella vasca” (2014), “La capanna dello zio Rom” (2016), 
Nel 2004 scrive per il teatro il musical “Orco Loco”, interpretato da Francesco Baccini, mentre l’anno successivo una storia a fumetti, “Laida Odius”, per le edizioni BD, illustrata da Maurizio Rosenzweig,
Delle partecipazioni televisive, a parte quella divertente minchiata di “Mistero”, con cui collabora dal 2011 al 2014, nel ruolo di inviato speciale, stendiamo un velo pietoso….
Ultimamente, col cinismo e il sarcasmo che lo contraddistingue, ha confessato pubblicamente di avere un cancro alla gola ma che tornerà a scrivere appena rimessosi (anche se ha dichiarato che di romanzi non ne scriverà più…)
Che dire: tanti auguri Andrea!
Ma solo per il compleanno, però! 
Che per il resto gli auguri portan male…

“Ogni delitto irrisolto è un delitto perfetto”
Andrea G. Pinketts – Ho una tresca con la tipa nella vasca

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