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IL COBRA NON È UN SERPENTE

Si sa, l'estate è in declino, le temperature scendono e l'uggia di dover riprendere le nostre pallose occupazioni in mezzo al solito caos ci assale inesorabile.
Allora niente di meglio che quella exotica topona di DEBRA PAGET per farci risalire la "temperatura", cari amici dei Mutzhi Mambo, e sognare un altro po', prima di tornare a fare gli schiavi. 
Famosa per essere la "prima fidanzata" di Elvis e per le sue interpretazioni di principesse indiane e focose pellerossa, la nostra bella morettona ha segnato un'epoca come oggetto proibito del desiderio, vera "lussuria" incarnata pronta ad ammaliare giovani e meno giovani che, all'epoca, i paesi esotici li immaginavano al cinema e non nei villaggi Alpitour.
Soprattutto rimane impressa negli occhi la sua leggendaria danza col cobra nel film di Fritz Lang "Il sepolcro indiano", vero must per gli appassionati dell'esotismo Camp. 

Debra Paget6Ma la nostra ha anche lasciato il segno in alcune pellicole noir e in un paio di film horror di Roger Corman, dove è la perfetta, tenebrosa compagna del sulfureo Vincent Price.
Peccato che si sia ritirata così presto dagli schermi: come tante divette, visto che gli anni passano inesorabili per tutti e il talento è quello che è, ha preferito trovarsi un bel pollo ricco da spennare…
Gli vogliamo dare torto?

Debralee Griffin (così all'anagrafe) nasce a Denver, il 19 agosto del 1933, figlia di un pittore e di un'attrice di burlesque, prima di cinque fratelli.
Incoraggiata dalla madre ad intraprendere la carriera artistica, la giovane Debra debutta all'età di soli otto anni e nel 1948 fa il suo esordio cinematografico con il ruolo della fidanzata del gangster Richard Conte, nel noir "L'urlo della città" di Robert Siodmak. 
Nel 1950 ottiene il ruolo della principessa Sonseeahray nel western "L'amante indiana" di Delmer Daves, in cui interpreta la dolce sposa pellerossa di James Stewart che sacrifica la propria vita per salvare il marito.
Pur essendo ammerigana al 100 per 100, la sua splendente bellezza bruna viene giudicata esotica e quindi impiegata in diverse pellicole d'avventura e in film in costume, sempre come “nativa” sensuale, imprigionando però l'attrice in questo cliché, complice inoltre il contratto esclusivo che la tiene legata alla casa produttrice Twentieth Century Fox. 
Durante questo periodo la Paget consolida la sua fama grazie ai ruoli di protagonista in "L'uccello del paradiso", accanto a Louis Jourdan, nel ruolo di Kalua, figlia di un capo indigeno delle isole dei Mari del sud, in "La regina dei pirati", in cui impersona la volitiva Molly LaRochelle, e in "La principessa del Nilo", in cui interpreta il doppio ruolo di Shalimar e Taura. 
Nel 1955, all'apice della popolarità tra le maggiori star della Fox, la Paget viene prestata alla Paramount per comparire nel kolossal polpettone "I dieci comandamenti", diretto da Cecil B. DeMille, in cui interpreta la dolente Lilia. 
Subito dopo la Paget interrompe volontariamente l'esclusività del contratto con la Fox ma dallo stereotipo non sfugge: viene scritturata per interpretare nuovamente una principessa pellerossa nel western "La vergine della valle". 
L'anno successivo appare nel ruolo di Cathy Reno, la sposa contesa tra due fratelli, in "Love me tender" (in Italia "Fratelli rivali", 1956), film d'esordio del mitico Elvis Presley. 
Gossip narra che il nostro Pelvis si sia preso una discreta scuffia per lei e le abbia chiesto di sposarlo (ma lo chiedeva proprio a tutte?): lei cortesemente declina perché già impegnata col regista Howard Hughes (lo sappiamo che del Gossip non vi frega un cazzo, ma qui c'era di mezzo Elvis!!). 
La Fox decide successivamente di sciogliere il contratto con l'attrice e, nel 1957, la Paget interpreta il suo ultimo film per la casa di produzione, il teso western "L'ultima caccia" di Richard Brooks, ancora nel ruolo di una ragazza indiana accanto a Robert Taylor e Stewart Granger. 

Debra Paget2La sua carriera inizia la fase di declino, ma le offre ancora alcune occasioni interessanti e insolite, come la collaborazione col grande Fritz Lang, per il quale la Paget si trasferisce in Germania e interpreta due film di stravagante ambientazione exotica, nei quali impersona la ballerina indiana Seetha, "La tigre di Eschnapur" e "Il sepolcro indiano". In questo ultimo si lancia in una sensualissima danza con un serpente che nemmeno Satanico Pandemonium in "Dal tramonto all'alba"!!! 
La vediamo inoltre nel drammatico "Cella della morte" (1960), di Roy Del Ruth, e nel fantascientifico "Most Dangerous Man Alive" (1960), ultima, stanca prova del regista Allan Dwan.
Dopo una breve parentesi in Italia per partecipare a "capolavori" come "Il sepolcro dei re" di Fernando Cerchio e "I masnadieri" di Mario Bonnard, la Paget rientra negli Stati Uniti e conclude la propria carriera cinematografica sotto la direzione di Roger Corman in due classici dell'horror, "I racconti del terrore" (1962), film a episodi ispirato ai racconti di Edgar Allan Poe, e "La città dei mostri" (1963), tratto da una novella di Howard Phillips Lovecraft, entrambi interpretati accanto a Vincent Price. 
Sarebbe stato un ottimo suggello di carriera....
L'attrice infatti si ritira definitivamente nel 1965, dopo qualche apparizione in TV e dopo aver sposato il magnate cinese del petrolio Louis C. Kung, nel 1964 (da cui divorzia nel 1980). 
Ma nei primi anni novanta, dopo aver abbracciato la religione cristiana evangelica, l'attrice ricompare sugli schermi televisivi di un emittente a carattere religioso, conducendo lo show "An Interlude with Debra Paget" ed intervenendo occasionalmente come ospite. 
Che tristezza…
Ma insomma ad una che tanta bellezza ha donato al mondo di celluloide, si perdona di tutto.
Tanti auguri, Debra!

E visto che si parla di religione...

"Ogni donna impudica sarà calpestata come sterco nella via."
Bibbia, Siracide - IX, 10

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